EconomiaTorino
Nocciole, nel Torinese la produzione cala del 25% ma la qualità resta alta: oltre 6 mila quintali raccolti
La produzione complessiva dovrebbe superare i 6.000 quintali, per un valore economico stimato in circa 2 milioni e 500 mila euro
TORINO – La raccolta delle nocciole si avvia alla conclusione nel Torinese e il bilancio, nonostante le difficoltà climatiche, presenta anche un dato positivo: la qualità del prodotto si mantiene su livelli soddisfacenti. La produzione complessiva dovrebbe superare i 6.000 quintali, per un valore economico stimato in circa 2 milioni e 500 mila euro.
A pesare sulla quantità è stato soprattutto l’andamento meteorologico. La produzione registra infatti un calo medio di circa il 25%, legato alle scarse precipitazioni e alle temperature elevate, particolarmente nella prima parte dell’estate. Un risultato che, tuttavia, non sembra aver compromesso le caratteristiche delle nocciole raccolte.
Un punto resa del 40%
Uno degli indicatori utilizzati per valutare la qualità delle nocciole è il cosiddetto “punto resa”, cioè la percentuale di prodotto sgusciato ottenibile rispetto al peso complessivo dei frutti con guscio.
Nel Torinese la resa media attesa è intorno al 40%: significa che da 100 chili di nocciole con guscio si ottengono mediamente 40 chili di prodotto sgusciato. Un valore considerato soddisfacente, calcolato al netto dei frutti vuoti, di quelli colpiti da marciumi e di quelli danneggiati dalla cimice asiatica, che può compromettere la qualità del frutto.
Il risultato, però, non è uniforme in tutto il territorio. La stagione è stata infatti caratterizzata da una situazione “a macchia di leopardo”. Nelle aree di alta collina la siccità ha inciso maggiormente, mentre nelle zone interessate dalle grandinate si sono registrate più consistenti cadute premature dei frutti.
Nel Torinese cresce la Nocciola Piemonte
La quasi totalità della produzione provinciale è costituita dalla Nocciola Tonda Gentile Trilobata del Piemonte, una delle varietà più pregiate e ricercate dall’industria dolciaria e dalla pasticceria.
«La qualità delle nostre nocciole è ormai ampiamente riconosciuta – sottolinea il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici –. In provincia di Torino la coltivazione del nocciolo si sta diffondendo solo negli ultimi anni, ma si sta rivelando adatta sia ai territori collinari sia a quelli di pianura, complice la nostra vicinanza alle montagne, dove il nocciolo selvatico è una pianta tipica dei boschi. Per il nostro territorio si è quindi trattato semplicemente di assecondare la Natura».
La presenza dei noccioleti è così diventata sempre più evidente nel paesaggio agricolo della provincia. In molte aree, appena quattro o cinque anni fa, le coltivazioni di nocciolo erano praticamente assenti, mentre oggi rappresentano una realtà in crescita.
Un’evoluzione che contribuisce anche a superare l’idea che la nocciola piemontese sia un prodotto legato quasi esclusivamente alle Langhe.
318 aziende e 660 ettari coltivati
I numeri raccontano una filiera che nel Torinese sta acquisendo un peso sempre maggiore. Sono 318 le aziende agricole della provincia impegnate nella coltivazione del nocciolo, per una superficie complessiva di circa 660 ettari.
Una produzione che può contribuire a soddisfare una parte significativa della domanda della pasticceria torinese, particolarmente esigente quando si parla di materie prime di alta qualità.
Le nocciole locali possono finire infatti in alcuni dei prodotti più rappresentativi della tradizione dolciaria del capoluogo: creme spalmabili, gianduiotti, nocciolini, biscotti, paste secche e torte di alta pasticceria.
Da qui l’appello di Coldiretti Torino ai professionisti del settore: «I nostri produttori garantiscono qualità e quantità adeguate alle richieste della pasticceria torinese, vanto del capoluogo subalpino. Per questo chiediamo che i maître chocolatier e i pasticceri ricerchino sempre più nocciole locali, in modo da chiudere una filiera dove l’agricoltura sta facendo la sua parte».
L’appello contro le importazioni a basso costo
Accanto alla valorizzazione del prodotto locale, Coldiretti Torino pone anche il tema della concorrenza internazionale e delle cosiddette pratiche sleali.
L’organizzazione chiede di contrastare l’arrivo sul mercato di nocciole provenienti da Paesi come Turchia e Sud America vendute, secondo la denuncia, a prezzi inferiori ai costi di produzione italiani e realizzate secondo standard che possono differire da quelli applicati in Italia sul fronte ambientale, sanitario e dei diritti dei lavoratori.
«Non possiamo più accettare che nocciole prodotte in Turchia o in Sud America invadano il mercato a prezzi al di sotto dei nostri costi di produzione e senza i nostri standard nel rispetto dell’ambiente, della salute dei consumatori e dei diritti dei lavoratori», sottolinea Coldiretti Torino.
La richiesta è quindi quella di rafforzare la filiera locale, puntando sulla tracciabilità e sulla qualità e garantendo ai coltivatori un compenso adeguato al lavoro necessario per arrivare alla raccolta.
La stagione 2026 consegna così al Torinese una fotografia in chiaroscuro: meno nocciole rispetto alle previsioni, a causa della siccità e del caldo, ma un prodotto che conserva una buona qualità e una filiera che continua a crescere. Una presenza agricola destinata a diventare sempre più riconoscibile anche nel paesaggio della provincia e sempre più legata alla tradizione dolciaria torinese.
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