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CronacaTorino

«Non sono io l’uomo indagato»: la paura nei minimarket dopo le molestie alla 13enne

Alcuni titolari di minimarket della zona in cui si è verificato il fatto hanno dovuto appendere dei biglietti sulle vetrate in cui dichiarano di non essere coinvolti nella vicenda

Gabriele Farina

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TORINO – Il caso della ragazzina di 13 anni che ha subito molestie sessuali all’interno di un minimarket a Torino sta avendo dei risvolti che hanno dell’incredibile. Vi abbiamo con precisione raccontato come si è svolta fin qui la vicenda dal punto di vista legale.

Ora si attende la decisione del tribunale del riesame relativamente alla scarcerazione dell’indagato in attesa del processo dopo il ricorso presentato dalla Procura di Torino.

Ma quello che ha dell’incredibile è la violenza con cui semplici cittadini si stanno scagliando sull’indagato e sulla Gip che ha ritenuto sufficiente l’obbligo di firma in attesa del processo.

Le minacce e gli insulti

Se fino a qualche tempo fa ci si nascondeva dietro all’anonimato sui social per minacce e insulti, ora non si ritiene più necessaria questa “precauzione” e la minaccia di vendetta arriva alla luce del giorno.

L’uomo che ha scritto sulla serranda del minimarket pesanti insulti e minacce nei confronti dell’indagato lo ha fatto di giorno, non si è preoccupato di nascondersi quando è stato ripreso in video da un giornale locale mentre imbrattava la saracinesca e nei minuti successivi ha anche concesso un’intervista a volto scoperto in cui spiegava e giustificava il suo gesto (che, lo ricordiamo, si configura come almeno un paio di reati).

Sui social è corsa invece la vendetta nei confronti della Gip, sulla quale sono piovute minacce indirizzate a lei e alla famiglia, anche in questo caso gli autori delle minacce hanno volti e firme. Ed anche in questo caso si tratta di gesti che si configurano come reato.

La violenza perpetrata dall’indagato ha quindi scatenato una sorta di caccia all’uomo decisamente pericolosa, tanto che alcuni titolari di minimarket della zona in cui si è verificato il fatto hanno dovuto appendere dei biglietti sulle vetrate in cui dichiarano di non essere coinvolti nella vicenda: “Non sono io l’uomo indagato per le violenze.”

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