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Dopo le polemiche Trenitalia sospende (per il momento) la sua decisione sui Carnet Smart

Al posto del Carnet Smart, Trenitalia aveva deciso di introdurre un nuovo modello di abbonamento mensile per l’Alta Velocità

Valentina Dattilo

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TORINO – Aveva destato polemica, e ancora più preoccupazione, la decisione di Trenitalia che aveva annunciato che dal 1° novembre 2026 non sarà più in vendita la Carnet Smart.

Al posto del Carnet Smart, Trenitalia aveva deciso di introdurre un nuovo modello di abbonamento mensile per l’Alta Velocità con una riduzione di prezzo di 80 euro (scendendo, ad esempio, da 374 a 294 euro su alcune tratte nazionali). Tuttavia, l’abbonamento obbliga alla prenotazione con il costo di 2 euro per ciascun viaggio prenotato, con un importo complessivo che varia in funzione dell’effettivo utilizzo del servizio. Ad esempio, sulla relazione Napoli-Roma, a fronte di una quota fissa ridotta da 418 a 338 euro, chi effettua 30 viaggi al mese risparmierà 20 euro rispetto alla tariffa attuale. Il costo della prenotazione sarà inoltre rimborsato in caso di annullamento prima della partenza, qualora il viaggio non venga effettuato. Insomma, una soluzione pensata per chi viaggia quasi quotidianamente, risultando meno conveniente per chi va in ufficio solo 1 o 2 volte a settimana.

Questa decisione, in sintesi, avrebbe delle ripercussioni, in termini economici, soprattutto su pendolari non quotidiani, studenti, precari.

Trenitalia sospende la decisione sui Carnet Smart

«Le mobilitazioni servono sempre. La protesta paga», ha dichiarato dichiara Marco Grimaldi, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, in una nota dopo l’annuncio di Salvini sulla sospensione della cancellazione del Carnet Smart di Trenitalia per i pendolari.

«Se Trenitalia fa un passo indietro è grazie ai pendolari che in questi giorni si sono fatti sentire, io ho fatto solo da megafono a loro, a chi mi ha scritto a ogni orario del giorno, ai comitati, alle associazioni, a chi ogni mattina e ogni sera prende il treno spesso stando pure in piedi. Avevano ragione loro».

«Ora però non basta sospendere. Il carnet non è un regalo, è un viaggio pagato. Va confermato, non messo in stand-by in attesa del prossimo aumento. Difendere il carnet significa difendere chi usa il treno per lavorare e studiare, non chi fa cassa sui pendolari durante il carovita più duro degli ultimi 20 anni».

«Continuiamo a mobilitarci: senza pressione dal basso questi diritti ce li tolgono in silenzio», conclude Grimaldi.

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