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CronacaTorino

Operaio morto dopo una caduta dalle scale a Torino, non fu incidente: il collega condannato a 7 anni

Gabriele Farina

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TORINO – Sette anni di carcere per omicidio preterintenzionale. È la condanna inflitta a un operaio di 32 anni per la morte del collega Salvatore Coletta, 44 anni, deceduto il 14 dicembre 2023 dopo una caduta dalle scale durante i lavori di ristrutturazione di una palazzina nel quartiere Vallette, a Torino. Secondo la ricostruzione emersa dagli accertamenti, l’uomo non sarebbe caduto accidentalmente, ma sarebbe stato spinto.

La tragedia risale al 13 dicembre 2023, quando Coletta rimase gravemente ferito mentre lavorava nel cantiere. Il giorno successivo morì per le conseguenze della caduta. Le indagini successive hanno portato a ricostruire una dinamica diversa da quella di un semplice incidente sul lavoro, fino alla condanna del collega.

La lite tra i due operai e le versioni contrapposte

Al centro del processo c’è quanto accaduto tra i due lavoratori prima della caduta. Secondo la tesi dell’accusa, sostenuta in aula dal pubblico ministero Francesco La Rosa, tra i due operai sarebbe scoppiato un litigio e la caduta di Coletta sarebbe stata provocata da una spinta.

Una ricostruzione contestata dalla difesa. L’avvocato Alessandro Bellina ha sostenuto che il 44enne non sarebbe stato aggredito, ma avrebbe perso l’equilibrio, escludendo quindi la responsabilità del collega nella caduta.

La difesa annuncia il ricorso in appello

La condanna è stata fissata in sette anni di reclusione per omicidio preterintenzionale. Il legale dell’imputato ha sottolineato che si tratta del minimo della pena, annunciando comunque la volontà di presentare ricorso in appello.

La vicenda giudiziaria riguarda la morte di un lavoratore avvenuta durante un intervento di ristrutturazione alle Vallette, a Torino. A quasi tre anni dai fatti, la sentenza di primo grado attribuisce dunque al collega una responsabilità penale per la caduta mortale, mentre la difesa si prepara a contestare la decisione davanti ai giudici d’appello.

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