CronacaTorino
Università Popolare di Torino, licenziati 70 docenti che avevano contestato la governance
La notizia è arrivata mentre i docenti erano impegnati nella mobilitazione contro la dirigenza dell’ente
TORINO – Una settantina di insegnanti dell’Università Popolare di Torino non si vedrà rinnovare l’incarico per l’anno accademico 2026/2027. La comunicazione è arrivata via email nel pomeriggio di oggi mentre prosegue la protesta contro la governance della Fondazione. In serata docenti e studenti si sono ritrovati davanti a Palazzo Campana, in via Carlo Alberto 10, per chiedere le dimissioni del presidente Enrico Siracusa e di alcuni componenti del Consiglio.
La decisione di non rinnovare gli incarichi rappresenta un nuovo sviluppo nella crisi che sta attraversando la Fondazione Università Popolare di Torino, già segnata dallo stop alle lezioni proclamato da una parte del corpo docente e da due denunce presentate la scorsa settimana.
Università Popolare, la comunicazione ai docenti: niente rinnovo degli incarichi
La comunicazione è arrivata a partire dalle 17.30, direttamente nelle caselle di posta elettronica degli insegnanti coinvolti. Nel messaggio, firmato dal Comitato esecutivo della Fondazione, si legge: «Con la presente desideriamo informarla che, per l’Anno Accademico 2026/2027, la Fondazione Università Popolare non procederà al rinnovo del suo incarico».
La comunicazione si conclude con un ringraziamento per «la professionalità, la disponibilità e il contributo offerto».
La notizia è arrivata mentre i docenti erano impegnati nella mobilitazione contro la dirigenza dell’ente. La protesta nasce dalla richiesta di un cambio ai vertici e dalla contestazione di una serie di decisioni che, secondo gli insegnanti, avrebbero compromesso la gestione della Fondazione e il regolare svolgimento delle attività didattiche.
Il sit-in a Palazzo Campana e la richiesta di dimissioni
Dalle 19, docenti e studenti si sono ritrovati in via Carlo Alberto 10 per rilanciare la mobilitazione e chiedere le dimissioni del presidente Enrico Siracusa e di alcuni membri del Consiglio di amministrazione.
«L’attuale Presidente e alcuni membri del Consiglio si devono dimettere a causa di fatti lesivi e gravi», è la posizione espressa dai promotori della protesta.
La manifestazione arriva dopo una giornata di tensione all’interno della Fondazione. In mattinata si è riunito il Consiglio di amministrazione, ma, secondo quanto riferito dai professori, non sarebbe stato affrontato il tema di un possibile passo indietro degli attuali vertici.
Gli insegnanti contestano inoltre quanto accaduto in relazione alla direzione didattica. «L’episodio che ci colpisce è che il Presidente ha assunto le funzioni del direttore didattico. E subito dopo il CdA ha impedito fisicamente, tramite una guardia giurata armata, l’ingresso nei propri uffici al direttore stesso», sostengono i docenti.
Si tratta di circostanze riferite dai protagonisti della protesta, nel quadro di una vicenda sulla quale restano da chiarire le diverse posizioni e responsabilità.
Le due denunce e il caso del presunto video deepfake
La crisi della Fondazione è accompagnata da due denunce presentate la scorsa settimana. Una riguarda una presunta appropriazione indebita in concorso ed è stata presentata da una parte del Consiglio di amministrazione della UNIPOP.
La seconda denuncia è relativa a un presunto caso di revenge porn, legato alla circolazione di un video a sfondo sessuale realizzato con l’intelligenza artificiale e in forma di deepfake, che coinvolgerebbe una docente.
Le contestazioni e le denunce si inseriscono in una situazione ancora in evoluzione. Le accuse dovranno essere oggetto degli eventuali accertamenti delle autorità competenti e non equivalgono, di per sé, a responsabilità accertate.
La protesta proseguirà con nuovi esposti e un ricorso urgente
Il sit-in non dovrebbe rappresentare l’ultima iniziativa dei docenti. Gli insegnanti hanno annunciato l’intenzione di proseguire la mobilitazione anche sul piano amministrativo e giudiziario.
Tra le iniziative preannunciate figurano una denuncia al Registro unico nazionale del Terzo settore, un ricorso urgente al Tribunale ordinario, una segnalazione alla Guardia di Finanza e un’istanza di commissariamento della Fondazione.
Le iniziative si aggiungono alla sospensione dell’attività didattica da parte di circa settanta insegnanti e alle denunce già presentate.
La crisi dell’Università Popolare di Torino si apre così a un nuovo capitolo, con il mancato rinnovo degli incarichi ai docenti e la protesta davanti a Palazzo Campana. Al centro restano il futuro delle attività formative, la gestione della Fondazione e le richieste di chiarimento avanzate da insegnanti e studenti.
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