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Curiosità Turismo Vercelli

Sembra il set di un film horror, ma si trova in Piemonte: il fascino decadente del cimitero di Castell’Apertole

Oggi il cimitero di Castell’Apertole è una meta cult per chi cerca il brivido dell’insolito a pochi chilometri da Torino e Vercelli

Gabriele Farina

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Il cimitero abbandonato di Castell'Apertole a Livorno Ferraris (Vercelli) - Foto www.samuelesilva.net

LIVORNO FERRARIS –  C’è un punto, nel cuore della pianura vercellese, dove il tempo sembra essersi cristallizzato, rifiutando di scorrere secondo le regole del resto del mondo. Se si devia dalle strade principali che collegano Livorno Ferraris alle frazioni circostanti, ci si ritrova immersi in un paesaggio dominato dallo specchio d’acqua delle risaie. Qui, avvolto dal silenzio e, nei mesi freddi, da una nebbia fitta che cancella i contorni delle cose, sorge il cimitero abbandonato di Castell’Apertole.

Non è solo un luogo di memoria dimenticato; è un vero e proprio monumento alla decadenza, un angolo di Piemonte gotico che custodisce storie sospese tra cronaca e leggenda.

Un’architettura neogotica inghiottita dalla natura

A prima vista, l’antico cimitero sconsacrato di Castell’Apertole appare come un’apparizione spettrale. Le sue mura perimetrali, i cancelli arrugginiti dal tempo e le cappelle gentilizie portano i segni evidenti dello stile neogotico, un tempo elegante e rigoroso, oggi drammaticamente suggestivo.

Ciò che rende questo luogo unico per i fotografi e gli appassionati di urbex (esplorazione urbana) è il modo in cui la natura si è riappropriata dei suoi spazi:

  • L’edera rampicante avvolge le vecchie croci di ferro.

  • I rami degli alberi si insinuano tra le fessure dei muri perimetrali.

  • Il contrasto tra il rosso dei mattoni e il verde selvaggio crea un’atmosfera cinematografica, che ricorda le ambientazioni dei grandi classici della letteratura horror.

La leggenda del pianista e i misteri della notte

Come ogni luogo abbandonato che si rispetti, anche Castell’Apertole ha il suo bagaglio di misteri. La leggenda più celebre, tramandata a mezza voce tra i borghi della zona, parla della musica fantasma.

Si racconta che in certe notti di luna piena, quando la pianura è deserta, tra le rovine del cimitero o nei pressi dell’antica tenuta circostante si sentano le note malinconiche di un pianoforte.

Nessuno sa chi sia lo spettro musicista, ma il mito basta a incendiare l’immaginazione dei più curiosi. A questo si aggiungono le immancabili voci su antichi cammini di monaci, culti dimenticati e strani bagliori notturni che da decenni alimentano il folklore locale del Vercellese.

Il cimitero abbandonato di Castell’Apertole a Livorno Ferraris (Vercelli) – Foto www.samuelesilva.net

Dallo sfarzo della Tenuta Reale all’abbandono: la vera storia

Dietro il velo del mistero, però, si cela una storia profondamente legata allo sviluppo agricolo e sociale del Piemonte. Castell’Apertole non è sempre stato un luogo spettrale. Nel Settecento e nell’Ottocento, la vicina Tenuta Colombara era un centro di eccellenza per la coltivazione del riso, una vera e propria micro-comunità dotata di abitazioni, officine e, appunto, del proprio cimitero.

La zona era così rilevante da essere frequentata anche dai duchi d’Aosta e dalla nobiltà sabauda durante le battute di caccia. Il cimitero serviva la popolazione locale che viveva e lavorava nella tenuta. Con lo spopolamento delle campagne nel secondo dopoguerra e la modernizzazione delle tecniche agricole, il borgo si è progressivamente svuotato, e il piccolo camposanto è andato incontro a un inesorabile destino di abbandono.

Un patrimonio fragile da rispettare

Oggi il cimitero di Castell’Apertole è una meta cult per chi cerca il brivido dell’insolito a pochi chilometri da Torino e Vercelli. Tuttavia, il suo fascino risiede anche nella sua estrema fragilità. Le strutture sono fatiscenti e pericolanti, e il luogo – pur essendo sconsacrato – conserva la sacralità e la memoria delle persone che vi furono sepolte. Visitarlo, anche solo attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica, richiede il massimo rispetto per la storia che queste mura continuano a sussurrare.

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