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La Cittadella di Alessandria, il gigante di pietra che attraversò tre secoli di storia
Oggi rappresenta uno dei simboli più riconoscibili della città piemontese, ma la sua nascita è legata a precise esigenze strategiche e a un momento cruciale della storia europea
ALESSANDRIA – C’è un luogo ad Alessandria dove il tempo sembra essersi fermato. Bastioni imponenti, fossati, piazze d’armi e lunghi corridoi di mattoni raccontano guerre, rivoluzioni e sogni di libertà. È la Cittadella di Alessandria, una delle più importanti fortezze europee del Settecento e una delle pochissime ancora conservate quasi integralmente nel suo contesto originario.
Oggi rappresenta uno dei simboli più riconoscibili della città piemontese, ma la sua nascita è legata a precise esigenze strategiche e a un momento cruciale della storia europea.
La nascita dopo il Trattato di Utrecht
Per comprendere perché venne costruita bisogna tornare all’inizio del XVIII secolo. Nel 1713 il Trattato di Utrecht modificò profondamente gli equilibri politici del continente. I Savoia, divenuti protagonisti del nuovo assetto geopolitico, dovettero ripensare il proprio sistema difensivo.
La vecchia Alessandria appariva vulnerabile. In particolare il quartiere di Borgoglio, situato sulla riva sinistra del Tanaro, risultava troppo esposto in caso di invasione nemica. Fu quindi presa una decisione drastica: il quartiere venne demolito e al suo posto sarebbe sorta una moderna cittadella fortificata.
I lavori iniziarono nel 1732 sotto il regno di Carlo Emanuele III di Savoia, seguendo i progetti dell’ingegnere militare Ignazio Bertola, tra i maggiori esperti di fortificazioni dell’epoca.
L’obiettivo era creare una macchina difensiva perfetta.
Una delle più grandi fortezze d’Europa
La Cittadella fu progettata secondo il modello della fortezza “a stella”, il più avanzato sistema difensivo del tempo. La pianta esagonale era dotata di sei bastioni collegati da mura possenti, circondati da fossati, terrapieni e opere esterne studiate per rallentare e logorare eventuali assedianti.
Non era soltanto una fortezza: era una vera città militare autosufficiente.
All’interno trovavano posto caserme, magazzini, depositi per le armi, alloggi per gli ufficiali, cucine, stalle e piazze destinate alle esercitazioni. Tutto era pensato per consentire alla guarnigione di resistere anche durante lunghi assedi.
Ancora oggi la Cittadella di Alessandria è considerata uno degli esempi meglio conservati di architettura militare settecentesca in Europa.
L’arrivo di Napoleone
La storia della fortezza si intrecciò presto con quella di Napoleone Bonaparte.
Nel 1796, durante la Prima campagna d’Italia, Alessandria passò sotto il controllo francese. Dopo una breve parentesi austro-russa, la vittoria francese nella battaglia di Marengo del 14 giugno 1800 riportò la città e la Cittadella nelle mani di Napoleone.
L’imperatore comprese immediatamente il valore strategico della struttura. Mentre decretava la demolizione di gran parte delle fortificazioni piemontesi, decise di conservare e rafforzare soltanto tre grandi piazzeforti: il Forte di Fenestrelle, la Cittadella di Torino e quella di Alessandria.
Quest’ultima era destinata a diventare il principale baluardo francese nella Pianura Padana e un fondamentale centro logistico per le operazioni militari in Italia.
Napoleone immaginò addirittura la costruzione di una seconda cittadella sulle rive della Bormida, dando vita al cosiddetto “progetto delle due cittadelle”. Il piano, tuttavia, non vide mai la luce a causa dei costi eccessivi.
La Cittadella e il primo tricolore del Risorgimento
Tra gli episodi più significativi della sua storia vi sono i moti del 1821.
Il 10 marzo di quell’anno la guarnigione piemontese si ribellò al potere costituito. I soldati insorti occuparono la fortezza chiedendo l’adozione della Costituzione spagnola e innalzarono sui bastioni il tricolore carbonaro.
Per molti storici si tratta della prima volta in cui una bandiera tricolore venne utilizzata come simbolo politico dell’Italia unita.
L’episodio trasformò la Cittadella in uno dei luoghi simbolo del Risorgimento italiano.
La rivolta venne poi soffocata dalle truppe fedeli a Carlo Felice, ma il significato storico di quei giorni rimase indelebile.
Da base militare del Regno d’Italia alla Seconda guerra mondiale
Nel corso della Seconda guerra d’indipendenza del 1859 la fortezza tornò ad assumere un ruolo strategico. Le truppe francesi di Napoleone III la utilizzarono come principale base logistica a sostegno del Piemonte contro l’Austria.
Con la nascita del Regno d’Italia, però, l’importanza militare della Cittadella iniziò lentamente a diminuire.
Da centro nevralgico della difesa sabauda si trasformò progressivamente in una grande caserma. Al suo interno si alternarono numerosi reparti dell’esercito italiano.
Durante la Seconda guerra mondiale, tra il 1943 e il 1945, fu occupata dalle truppe tedesche.
Nel dopoguerra ospitò ancora unità militari, tra cui il 52° Reggimento Artiglieria Pesante Campale.
L’abbandono e la rinascita
Per oltre due secoli la presenza costante dei militari contribuì alla conservazione della struttura.
La svolta arrivò nel 2007, quando il Ministero della Difesa ne decretò ufficialmente la dismissione. Il complesso passò all’Agenzia del Demanio e successivamente al Ministero della Cultura, che avviò progetti di recupero e valorizzazione.
Dal 2018 la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ha stabilito qui la propria sede, promuovendo interventi di restauro e iniziative culturali.
Oggi la Cittadella è visitabile dal pubblico e ospita eventi, mostre, visite guidate e manifestazioni che ne restituiscono gradualmente il ruolo di cuore identitario della città.
Un patrimonio unico da preservare
La Cittadella di Alessandria non è soltanto un monumento.
È il racconto in pietra di tre secoli di storia europea: dalle guerre dinastiche ai sogni del Risorgimento, dalle campagne napoleoniche ai conflitti mondiali.
Immersa ancora nel paesaggio per cui era stata progettata, senza edifici moderni a soffocarne i bastioni, rappresenta un caso quasi unico nel panorama continentale.
Non sorprende quindi che dal 2006 figuri nella lista propositiva italiana per il riconoscimento a Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.
Chi attraversa oggi Porta Reale e percorre i suoi immensi spazi interni non visita soltanto una fortezza: entra in uno dei luoghi dove si è scritta, pagina dopo pagina, una parte importante della storia d’Italia.
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