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Curiosità Società Torino

La storia della struttura di corso Lanza 75 a Torino, dalla clinica Sanatrix al brefotrofio all’arte contemporanea

La storia di uno degli edifici più signiifcativi di Torino, poco nota ma importante

Gabriele Farina

Pubblicato

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TORINO – La struttura di corso Giovanni Lanza 75 a Torino è oggi conosciuta soprattutto come sede di Flashback Habitat – Ecosistema per le Culture Contemporanee, ma la sua storia è molto più stratificata: attraversa quasi un secolo di trasformazioni urbane, sociali e culturali, passando da villa sanitaria a istituto per l’infanzia, fino a spazio d’arte contemporanea e memoria collettiva.

Le origini della struttura

La Villa fu costruita tra il 1887 e il 1890 per volontà del banchiere Luigi Marsaglia. Nel 1929, in seguito alla decadenza della compagnia bancaria, l’edificio viene acquistato dalla Società Anonima Civile Sanatrix, che nel 1932 lo inaugura come struttura assistenziale privata. Il complesso, composto da svariati padiglioni e stanze per i pazienti arredate con mobili d’epoca, fu sempre all’avanguardia per qualità e innovazione in ambito sanitario.

Dalla villa Sanatrix alla città sanitaria (anni ’30 – anni ’50)

Villa Sanatrix era una struttura sanitaria immersa nel verde della collina torinese. Tra gli anni ’30 e il dopoguerra era una clinica privata di alto livello, frequentata da pazienti facoltosi e utilizzata anche come luogo di cura e rifugio durante gli anni della guerra.

In questa fase, il complesso era già parte di una Torino “silenziosa” e collinare, fatta di ville isolate e strutture sanitarie immerse nel verde, molto diversa dall’immagine attuale di spazio culturale aperto al pubblico.

L’Istituto Provinciale per l’Infanzia (anni ’50 – anni ’80)

La svolta arriva negli anni ’50, quando la Provincia di Torino riconverte la struttura in Istituto Provinciale per l’Infanzia e la Maternità (IPI), un brefotrofio destinato ad accogliere neonati abbandonati o in difficoltà.

Secondo le ricostruzioni storiche, l’istituto nasce nel contesto del dopoguerra e dell’immigrazione interna, quando molte madri si trovavano costrette a lasciare i figli in strutture assistenziali.

Il complesso diventa così un luogo delicatissimo della città:

  • ospita circa centinaia di bambini ogni anno
  • molti neonati vengono dati in adozione entro i primi anni di vita
  • è un luogo di accoglienza all’avanguardia nel panorama italiano

Un articolo di ricostruzione storica lo descrive come uno spazio attraversato da “vite appena iniziate, segnate da silenzi e distacchi”, diventato nel tempo una sorta di “prima casa” per molti torinesi oggi adulti.

L’istituto rimane attivo fino ai primi anni ’80, quando il sistema dei brefotrofi viene progressivamente superato e la struttura viene chiusa (anche in questo caso in anticipo sulla legge nazionale). La storia dell’Istituto Provinciale per l’Infanzia e la Maternità è ben ricostruita nel libro “Nascere senza venire alla luce“, di Cesare Bellocchio Brambilla.

Dopo la chiusura: anni di abbandono e transizione

Dopo la dismissione dell’IPI, il complesso entra in una fase di parziale abbandono e utilizzi intermittenti, fino al progressivo degrado e alla perdita di una funzione pubblica stabile.

Per anni, l’edificio resta un grande contenitore vuoto sulla collina torinese: imponente, carico di memoria ma privo di una reale identità condivisa.

La rinascita: Flashback Habitat (dal 2020 in poi)

La trasformazione contemporanea arriva con il progetto Flashback Habitat, che riconverte l’ex IPI in un ecosistema culturale dedicato all’arte contemporanea e alla memoria.

Il progetto si sviluppa su circa 20.000 mq di superficie, articolati in padiglioni e spazi immersi nel verde.

L’idea centrale è rigenerare il luogo non cancellandone la storia, ma valorizzandola:

  • gli spazi diventano atelier, mostre, residenze artistiche
  • le stanze vengono riattivate con progetti partecipativi
  • il passato dell’istituto viene riletto attraverso l’arte

Uno dei progetti più significativi è “Una vita migliore”, che raccoglie testimonianze di bambini, operatori e famiglie legati all’ex brefotrofio, trasformando la memoria in narrazione artistica condivisa.

Il presente: un “luogo vivo” tra arte e memoria

Oggi Flashback Habitat non è solo uno spazio espositivo, ma un organismo culturale in continua trasformazione:

  • ospita mostre, installazioni e performance
  • accoglie artisti e associazioni
  • integra il passato dell’istituto nella produzione artistica contemporanea

Il progetto si definisce infatti come un “ecosistema”, dove arte, natura e memoria convivono nello stesso spazio fisico e simbolico.

In questo contesto, l’ex brefotrofio non viene cancellato, ma riattivato: le sue stanze e i suoi corridoi diventano parte della narrazione artistica e sociale del presente.

Un luogo che continua a cambiare

La storia di corso Giovanni Lanza 75 è quindi la storia di quattro vite successive:

  • Residenza privata
  • Villa sanitaria e clinica privata
  • Istituto per l’infanzia e luogo di accoglienza
  • Centro culturale contemporaneo e spazio di memoria attiva

È un edificio che non ha mai davvero smesso di trasformarsi, e che oggi continua a interrogare Torino su un tema centrale: come si può abitare la memoria senza cristallizzarla?

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