Curiosità Cultura Torino
Giovanni Pastrone, l’astigiano che rivoluzionò il cinema muto con Cabiria
Nato ad Asti e diventato protagonista nella Torino del cinema, Pastrone è una figura che merita di essere ricordata non soltanto come regista, ma anche come imprenditore e innovatore
ASTI – Giovanni Pastrone è stato uno dei grandi pionieri del cinema italiano, un regista e produttore capace di trasformare Torino in uno dei centri più importanti della cinematografia dei primi del Novecento. Nato ad Asti il 13 settembre 1883, legò il proprio nome soprattutto a Cabiria, il kolossal del 1914 che conquistò il pubblico internazionale e contribuì a cambiare il modo di raccontare le storie sul grande schermo.
La sua storia è quella di un uomo che seppe unire creatività, capacità imprenditoriale e ingegno tecnico. Conosciuto anche con lo pseudonimo di Piero Fosco, Pastrone intuì le potenzialità del cinema quando era ancora un’arte giovane, contribuendo a portare le produzioni italiane ben oltre i confini nazionali.
Dalle origini astigiane alla Torino del cinema
Giovanni Pastrone nacque in una famiglia legata al commercio. Il padre, titolare di un negozio di tessuti nel centro di Asti, immaginava per lui un futuro nell’attività familiare. Il giovane Giovanni, però, coltivava anche una forte passione per la musica, in particolare per il violino, e riuscì a conciliare la formazione commerciale con gli studi musicali.
Dopo il diploma all’Istituto tecnico Giobert, si trasferì a Torino, città nella quale avrebbe costruito la propria carriera e dove si stava sviluppando una delle prime industrie cinematografiche italiane.
Nel 1903 sposò Anna Maria Prat, dalla quale ebbe il figlio Luigi. Qualche anno dopo entrò nella società cinematografica Rossi & C., inizialmente occupandosi di contabilità. La familiarità con i numeri e con l’organizzazione aziendale si sarebbe rivelata preziosa per la sua futura attività di produttore.
Il passaggio dalla gestione amministrativa alla direzione artistica fu rapido. Pastrone comprese che il cinema non doveva limitarsi a essere un intrattenimento di breve durata: poteva diventare un’impresa strutturata, capace di realizzare film ambiziosi e di raggiungere un pubblico internazionale.
L’Itala Film e la nascita di una grande industria cinematografica
Nel 1908 Pastrone entrò nella neonata Itala Film, destinata a diventare una delle principali case di produzione italiane dell’epoca. Ne assunse progressivamente la guida artistica e produttiva, contribuendo a costruire una struttura in grado di realizzare pellicole di generi differenti, dalle commedie ai drammi storici.
Tra le intuizioni più importanti ci fu la capacità di valorizzare attori e collaboratori. Pastrone portò alla Itala Film il comico francese André Deed, conosciuto dal pubblico italiano come Cretinetti, e coinvolse tecnici specializzati negli effetti visivi, come lo spagnolo Segundo de Chomón.
Nel 1911 realizzò La caduta di Troia, un film storico di notevole ambizione per le dimensioni delle scenografie e la spettacolarità delle scene. L’opera riscosse successo anche all’estero e dimostrò che il cinema italiano poteva competere con le produzioni internazionali.
Pastrone non considerava il film soltanto un prodotto artistico: curava l’organizzazione del lavoro, la scelta delle maestranze e la distribuzione. Era un modo nuovo di concepire il cinema, nel quale l’inventiva del regista doveva accompagnarsi a una solida struttura industriale.
Cabiria, il kolossal che conquistò il mondo
Il momento decisivo della carriera di Pastrone arrivò nel 1914 con Cabiria, uno dei film più ambiziosi della storia del cinema muto. Ambientata durante la seconda guerra punica, la pellicola racconta le vicende di una bambina rapita durante la distruzione di Catania e trascinata nelle vicende del conflitto tra Roma e Cartagine.
Il film si distingueva per la grandiosità delle scenografie, la ricchezza dei costumi, gli effetti speciali e l’impiego di soluzioni tecniche e narrative allora innovative. Le riprese richiesero un impegno produttivo eccezionale, con ricostruzioni monumentali e sequenze spettacolari che puntavano a immergere lo spettatore nel mondo dell’antichità.
Per dare maggiore prestigio culturale all’opera, Pastrone coinvolse Gabriele D’Annunzio, al quale affidò le didascalie e l’ideazione di alcuni nomi dei personaggi. Il poeta contribuì così alla presentazione del film, ma la regia, l’impianto narrativo e la concezione complessiva dell’opera furono sostanzialmente riconducibili a Pastrone. Per lungo tempo, infatti, il ruolo di D’Annunzio fu enfatizzato a scapito di quello del regista astigiano.
Un altro nome fondamentale fu quello di Ildebrando Pizzetti, autore della Sinfonia del fuoco, composta per accompagnare una delle sequenze più spettacolari del film. Gli effetti speciali furono invece affidati a Segundo de Chomón, mentre Bartolomeo Pagano interpretò Maciste, il personaggio destinato a diventare una delle figure più celebri del cinema italiano.
Presentato nell’aprile del 1914, Cabiria ottenne un successo straordinario, con proiezioni nelle principali città italiane e internazionali. L’opera contribuì a dimostrare che il cinema poteva sostenere produzioni di grande respiro, con una narrazione articolata e un apparato visivo paragonabile, per ambizione, a quello delle grandi rappresentazioni teatrali.
Le innovazioni tecniche che anticiparono il cinema moderno
La grandezza di Pastrone non si esaurisce nelle dimensioni delle sue produzioni. Il regista contribuì allo sviluppo del linguaggio cinematografico attraverso un uso innovativo della macchina da presa e dello spazio scenico.
In Cabiria la macchina da presa non rimaneva semplicemente ferma davanti agli attori. Si muoveva lungo le scenografie, accompagnava i personaggi e modificava progressivamente il punto di vista dello spettatore. Questi movimenti, realizzati anche grazie a dispositivi su rotaie e piattaforme mobili, consentivano di passare da una visione d’insieme a inquadrature più ravvicinate senza interrompere necessariamente l’azione.
È una tecnica associata alla diffusione del carrello cinematografico, che Pastrone seppe utilizzare con particolare efficacia. È però opportuno distinguere il suo contributo creativo dall’invenzione materiale del dispositivo: le ricostruzioni storiche attribuiscono un ruolo tecnico importante anche a Secondo Torta, che brevettò un sistema di ripresa mobile per conto dell’Itala Film.
Il regista si distinse inoltre per la cura dell’illuminazione, la costruzione delle scenografie e l’impiego di effetti speciali. Insieme, queste soluzioni contribuirono a rendere il film un riferimento per lo sviluppo del cinema spettacolare.
L’influenza di Cabiria raggiunse anche gli Stati Uniti. Il cinema storico e monumentale di David Wark Griffith, in particolare, viene spesso messo in relazione con le innovazioni introdotte da Pastrone, pur all’interno di percorsi artistici autonomi.
Da Il fuoco a Tigre reale: il talento oltre il kolossal
Dopo il successo di Cabiria, Pastrone dimostrò di non essere legato esclusivamente alle grandi ricostruzioni storiche. Con Il fuoco, uscito nel 1915 e interpretato da Pina Menichelli e Febo Mari, si orientò verso un dramma sentimentale e psicologico, caratterizzato da atmosfere intense e da una forte attenzione alle espressioni degli attori.
Nel 1916 arrivò Tigre reale, tratto dall’omonimo romanzo di Giovanni Verga. Anche in questo caso il regista mise in evidenza il proprio interesse per la sperimentazione visiva e per una narrazione capace di giocare con la memoria e il punto di vista dei personaggi.
Queste opere confermano la versatilità di Pastrone, capace di passare dal grande spettacolo storico al melodramma, sperimentando linguaggi differenti in una fase in cui le regole della narrazione cinematografica erano ancora in piena evoluzione.
Il ritiro dal cinema e gli ultimi anni a Torino
Il periodo d’oro della Itala Film fu progressivamente compromesso dalla crisi economica e dalle conseguenze della Prima guerra mondiale. I cambiamenti societari e i contrasti con la nuova dirigenza ridussero lo spazio di Pastrone all’interno dell’azienda.
Nel 1922 lasciò la società. Il suo ultimo importante legame con la produzione cinematografica fu Povere bimbe!, realizzato nel 1923. Non riuscì a ripetere i successi degli anni precedenti.
Lontano dai set, l’astigiano continuò a coltivare interessi tecnici e scientifici. Si dedicò soprattutto a studi e sperimentazioni in campo medico, progettando un apparecchio elettrico che riteneva potesse avere applicazioni terapeutiche. Cercò anche di trovare un’azienda disposta a svilupparlo industrialmente, senza però ottenere i risultati sperati.
La sua vita dopo il cinema fu quindi segnata da un percorso molto diverso da quello che lo aveva reso celebre: dall’industria dello spettacolo alla ricerca, con la stessa inclinazione per l’invenzione e la sperimentazione.
Giovanni Pastrone morì a Torino il 27 giugno 1959, dopo aver trascorso gli ultimi decenni lontano dai riflettori.
L’eredità di un pioniere piemontese
La storia di Giovanni Pastrone è anche una pagina importante della storia industriale e culturale di Torino. Nei primi decenni del Novecento, la città era uno dei principali centri italiani della produzione cinematografica, grazie a società, studi, tecnici e artisti che contribuirono alla nascita di un settore destinato a svilupparsi in tutto il mondo.
Pastrone seppe interpretare questa stagione con una visione che andava oltre il singolo film. Investì nell’organizzazione produttiva, valorizzò collaboratori di talento e sperimentò soluzioni che avrebbero contribuito all’evoluzione del linguaggio cinematografico.
Il suo nome resta legato soprattutto a Cabiria, ma ridurre la sua storia al solo kolossal del 1914 significherebbe trascurare il lavoro svolto per costruire una vera industria del cinema e la sua continua ricerca di nuove possibilità espressive.
Nato ad Asti e diventato protagonista nella Torino del cinema, Pastrone è una figura che merita di essere ricordata non soltanto come regista, ma anche come imprenditore e innovatore. Un piemontese che, in un’epoca in cui il cinema muoveva ancora i primi passi, contribuì a trasformarlo in uno spettacolo capace di parlare al mondo.
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