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Modi per insultare in piemontese: dalle parole più conosciute a quelle più particolari

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PIEMONTE – Chi conosce un po’ di piemontese sa che ci sono molti modi di insultare una persona, anche bonariamente. Le espressioni più conosciute e usate sono pìciu (pene), balengo (sciocco) o ciaparat (letteralmente “acchiappa ratti”: colui che perde tempo dietro cose inutili).

Ma i termini derogatori non finiscono qui. Ce ne offre una lunga lista la lingua piemontese dai più semplici fòl (pazzo), badòlu (deficiente nato), o crìn (maiale) a vere e proprie descrizioni degli atteggiamenti come il masué (aduso al turpiloquio e con movenze sgraziate) o il blagör (che si vanta di essere ricco).

Se vedete un badàgu (scemo incapace e millantatore) statene alla larga che spesso si accompagna a un barbabùc (testardo nel torto, ignorante ostinato).

Se alcuni termini sono arrivati anche nel lessico comune di un piemontese che non parla la lingua come bagascia (prostituta) o fagnàn  (pelandrone) altri sono meno conosciuti come bicucuàna (ridicola, vestita in modo agghiacciante) o früstasacòcie (letteralmente “colui che consuma tasche”: persona che fa fare i lavori agli altri).

E per non fare la figura del ciculaté (incauto, fesso), condividete questo articolo con un fabiòc (babbeo, credulone) ma anche con un baròt (bifolco goffo e ignorante).

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