Curiosità Cultura Torino
Quando a Torino c’erano i Vespasiani: la storia dei bagni pubblici che quasi nessuno ricorda
La storia di una struttura umile ma fondamentale
TORINO – C’è una parola che appartiene a un’altra Torino, quella delle strade percorse dai tram, delle carrozze, delle botteghe e delle lunghe passeggiate sotto i portici: Vespasiano. Oggi la usiamo soprattutto per indicare, quasi scherzosamente, un bagno pubblico o un orinatoio. Ma per molti torinesi il termine racconta anche un pezzo della storia della città.
I Vespasiani erano infatti una presenza concreta nelle strade di Torino. Piccole strutture destinate ai bisogni fisiologici dei passanti, nate in un’epoca nella quale avere un bagno in casa non era affatto scontato e una città moderna doveva necessariamente fare i conti anche con l’igiene pubblica.
Perché si chiamano Vespasiani?
Il nome ha origini molto più antiche di Torino.
La tradizione lo fa risalire all’imperatore romano Vespasiano, che nel I secolo d.C. introdusse una tassa sull’urina raccolta dagli orinatoi pubblici. L’urina, infatti, non era considerata semplicemente un rifiuto: poteva essere utilizzata in alcune attività artigianali, tra cui la concia delle pelli e il lavaggio dei tessuti.
Da qui sarebbe nata la celebre espressione latina pecunia non olet, cioè “il denaro non puzza”, attribuita proprio a Vespasiano.
Il termine è sopravvissuto per secoli e, in epoca moderna, è entrato nel linguaggio comune per indicare gli orinatoi pubblici.
La Torino che aveva bisogno dei bagni pubblici
Per capire perché i Vespasiani fossero importanti bisogna immaginare una Torino molto diversa da quella di oggi.
Tra Ottocento e Novecento la città cresce rapidamente. Aumentano gli abitanti, le attività commerciali, gli stabilimenti industriali e il traffico nelle strade. Torino diventa una grande città e, insieme alla crescita urbana, diventa sempre più importante il tema dell’igiene pubblica.
Non tutte le abitazioni disponevano di servizi igienici paragonabili a quelli moderni. Per chi trascorreva molte ore fuori casa, quindi, i servizi pubblici rappresentavano una necessità concreta.
I Vespasiani rispondevano proprio a questa esigenza: offrire un luogo dove fermarsi per pochi minuti senza dover necessariamente entrare in un locale, in un albergo o in un’abitazione.
Non erano soltanto una questione di comodità
Dietro la diffusione dei bagni pubblici c’era soprattutto una questione di salute e decoro urbano.
Una grande città non poteva permettersi che strade e piazze diventassero luoghi dove espletare i propri bisogni. La realizzazione di servizi igienici pubblici contribuiva quindi a rendere più puliti gli spazi cittadini e a migliorare le condizioni igieniche.
Era una delle tante trasformazioni, spesso poco visibili, che accompagnavano la modernizzazione di Torino.
Come l’illuminazione pubblica, le fognature, l’acqua corrente e i nuovi sistemi di trasporto, anche i bagni pubblici raccontavano una città che stava cambiando profondamente.
I Vespasiani nella memoria dei torinesi
Con il passare del tempo, il termine è rimasto nel vocabolario molto più a lungo delle strutture che indicava.
Per generazioni di torinesi, “Vespasiano” è stata una parola perfettamente comprensibile, utilizzata soprattutto nel linguaggio familiare e popolare.
Oggi, invece, è una di quelle espressioni che rischiano di scomparire insieme a tante altre parole legate alla vecchia città.
Ed è forse proprio questo a rendere interessante la storia dei Vespasiani: non raccontano soltanto dove andavano i torinesi quando avevano bisogno di un bagno. Raccontano come vivevano la città.
Una città raccontata anche dalle sue piccole cose
La storia urbana è fatta spesso di grandi monumenti, palazzi, piazze e personaggi celebri. Ma esiste anche una storia più quotidiana, fatta di oggetti e strutture che oggi sembrano quasi insignificanti.
I Vespasiani appartengono a questa seconda categoria.
Erano una presenza discreta della Torino di un tempo, legata alla vita quotidiana di chi lavorava, passeggiava, faceva acquisti o attraversava la città. Non erano certo il simbolo più elegante della capitale sabauda, ma erano uno dei servizi che contribuivano a far funzionare una città sempre più popolosa.
Poi, lentamente, sono diventati superflui, anche se non sono spariti del tutto.
La diffusione dei servizi igienici nelle abitazioni, nei luoghi di lavoro, nei bar e negli esercizi commerciali ha ridotto la necessità di strutture dedicate esclusivamente agli orinatoi. Anche le trasformazioni urbanistiche e culturali hanno contribuito alla loro scomparsa.
E così i Vespasiani sono finiti nella memoria.
Oggi ne resta soprattutto una parola
Camminando per Torino oggi è difficile incontrare un Vespasiano e addirittura pensare che le strade della città abbiano avuto un tempo una presenza così diversa.
Eppure basta ascoltare una conversazione tra torinesi di qualche generazione fa per ritrovare quella parola: Vespasiano.
È una piccola testimonianza linguistica di una città che non esiste più, ma che continua a riaffiorare nei racconti, nelle espressioni dialettali e nei ricordi.
Dopo i portici, le strade, le fontane e i cortili, anche i Vespasiani possono quindi entrare nella nostra personale mappa della Torino scomparsa.
Perché per raccontare una città non servono sempre la Mole Antonelliana o Palazzo Madama.
A volte basta anche ricordare dove andavano i torinesi quando scappava loro la pipì.
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