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Curiosità Società Torino

Il Villaggio Leumann: la città ideale costruita per gli operai che, oltre un secolo dopo, continua a stupire

Il Villaggio Leumann continua a raccontare il sogno di un imprenditore che immaginò un luogo dove lavoro, architettura, servizi e qualità della vita potessero convivere

Gabriele Farina

Pubblicato

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COLLEGNO – A pochi chilometri dal centro di Torino esiste un luogo dove sembra che il tempo abbia deciso di rallentare. Casette dai colori caldi, decorazioni floreali, tetti spioventi, una chiesa che ricorda un castello delle fiabe e viali alberati che invitano a passeggiare senza fretta. Chi arriva per la prima volta al Villaggio Leumann, a Collegno, difficilmente immagina che questo piccolo gioiello architettonico non sia nato come quartiere residenziale, ma come una delle più avanzate comunità operaie d’Europa.

La sua storia affonda le radici nella seconda metà dell’Ottocento e racconta un’idea di impresa che ancora oggi sorprende: costruire non solo una fabbrica, ma un intero paese pensato per migliorare la vita dei lavoratori e delle loro famiglie.

Il sogno di Napoleone Leumann

Dietro questo progetto c’era Napoleone Leumann, imprenditore svizzero originario del Canton San Gallo. Dopo essersi trasferito in Piemonte per sviluppare la produzione tessile, intuì che il benessere dei dipendenti avrebbe potuto tradursi anche in una maggiore stabilità dell’azienda.

Alla fine dell’Ottocento, mentre molte fabbriche italiane erano circondate da quartieri poveri e privi di servizi, Leumann scelse una strada completamente diversa. Accanto al cotonificio di Collegno iniziò a far costruire un vero villaggio destinato ai suoi operai.

Non si trattava soltanto di offrire un tetto sopra la testa. L’obiettivo era creare una comunità organizzata, efficiente e, per gli standard dell’epoca, decisamente all’avanguardia.

Una piccola città autosufficiente

Passeggiando oggi tra le vie del Villaggio Leumann è difficile immaginare quanto fosse innovativo alla fine dell’Ottocento.

Gli operai potevano vivere a pochi passi dal luogo di lavoro, ma soprattutto avevano a disposizione servizi che molte famiglie torinesi non possedevano ancora.

Nel villaggio sorsero abitazioni, una scuola elementare, un asilo infantile, un convitto per le giovani operaie, un ambulatorio medico, bagni pubblici, una cooperativa di consumo, spacci alimentari e spazi ricreativi. Non mancavano nemmeno aree verdi e orti, che permettevano alle famiglie di coltivare frutta e verdura per integrare l’alimentazione.

Per molti lavoratori dell’epoca significava vivere in condizioni decisamente migliori rispetto alla media.

Le case che sembrano uscite da una fiaba

Il Villaggio Leumann non colpisce soltanto per la sua storia, ma anche per l’aspetto.

Le abitazioni non erano tutte uguali. Ogni edificio presentava dettagli differenti: mattoni a vista, decorazioni in ceramica, balconi in ferro battuto, finestre dalle forme eleganti e motivi floreali tipici dello stile Liberty.

A progettare gran parte del complesso fu Pietro Fenoglio, uno dei più importanti architetti del Liberty torinese, autore anche di alcune delle ville più affascinanti della città.

Il risultato è un quartiere armonioso, nel quale ogni edificio dialoga con quello accanto senza risultare monotono. Ancora oggi rappresenta uno dei più importanti esempi italiani di architettura Liberty applicata all’edilizia popolare.

La chiesa che sembra un castello

Tra gli edifici più fotografati spicca la chiesa di Santa Elisabetta.

Le sue forme eleganti, il campanile slanciato e le decorazioni Liberty la rendono diversa dalle classiche chiese piemontesi. Osservandola da vicino, sembra quasi appartenere a un piccolo borgo dell’Europa centrale, richiamando le origini svizzere della famiglia Leumann.

Anche questo edificio era parte integrante del progetto sociale dell’imprenditore, che immaginava una comunità nella quale lavoro, istruzione, assistenza e vita religiosa convivessero nello stesso spazio.

Un modello sociale molto moderno… ma non perfetto

Guardando il Villaggio Leumann con gli occhi di oggi si potrebbe pensare a una sorta di città ideale.

In parte lo era davvero.

Le abitazioni erano curate, l’igiene era migliore rispetto a quella di molte città italiane e i servizi erano numerosi. Tuttavia il modello aveva anche un’altra faccia.

Il villaggio rappresentava infatti uno degli esempi più significativi di paternalismo industriale, una filosofia imprenditoriale molto diffusa tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

L’azienda non si limitava a fornire un lavoro, ma organizzava gran parte della vita quotidiana dei dipendenti. Casa, scuola, servizi e assistenza erano strettamente legati al rapporto con il datore di lavoro.

Per gli operai significava beneficiare di condizioni migliori rispetto a molti coetanei, ma anche vivere all’interno di una comunità dove la presenza dell’impresa era costante.

Un villaggio che ha attraversato due guerre mondiali

Il cotonificio Leumann continuò la propria attività per decenni, attraversando momenti di grande sviluppo e altri più difficili.

Il Villaggio sopravvisse alle due guerre mondiali, ai cambiamenti economici del Novecento e alla progressiva crisi del settore tessile.

Quando la produzione cessò definitivamente, il rischio era che questo straordinario patrimonio architettonico andasse perduto.

Fortunatamente non è stato così.

Negli anni successivi sono stati avviati importanti interventi di recupero che hanno permesso di conservare gran parte degli edifici originali.

La curiosità che sorprende tutti

La cosa forse più incredibile è che il Villaggio Leumann non è un museo.

Le sue case sono ancora abitate.

Le persone vivono quotidianamente negli edifici progettati oltre centoventi anni fa, percorrono le stesse strade pensate per gli operai del cotonificio e convivono con un patrimonio storico unico nel suo genere.

Questo rende il quartiere qualcosa di diverso rispetto a molti complessi industriali recuperati: non è una semplice testimonianza del passato, ma un luogo vivo, dove la storia continua a far parte della quotidianità.

Uno dei tesori nascosti del Piemonte

Ogni anno migliaia di persone visitano la Reggia di Venaria, la Palazzina di Caccia di Stupinigi o la Basilica di Superga. Molti, però, ignorano che a pochi minuti da Torino esista uno dei più straordinari esempi europei di villaggio operaio.

Passeggiare tra le sue vie significa scoprire un pezzo fondamentale della storia industriale piemontese, ma anche riflettere su un’idea di città che, per molti aspetti, era sorprendentemente in anticipo sui tempi.

Oggi il Villaggio Leumann continua a raccontare il sogno di un imprenditore che immaginò un luogo dove lavoro, architettura, servizi e qualità della vita potessero convivere. Un sogno nato oltre un secolo fa che, tra le eleganti facciate Liberty e le sue strade silenziose, è ancora capace di affascinare chiunque lo scopra per la prima volta.

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