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29 - 11 - 2014

Cuneo, Economia, Lavoro

La storia del pastificio Audisio: l’epopea di un’impresa piemontese


Il pastificio Audisio è uno dei più storici e conosciuti del Piemonte. La Fedeltà ne ha raccontato la storia

Audisio, commerciante in dolciumi, emigrato in Africa
Francesco Audisio, commerciante in dolciumi, fu investito nella sua attività commerciale dalla congiuntura negativa e decise nel 1936, forse grazie anche alla campagna propagandistica del regime che cercava di far dirottare le correnti migratorie verso le colonie, di trasferirsi in Africa Orientale; dove rimase sino al 1939. Rientrato a Fossano fu convinto ad intraprendere l’attività di produttore di pasta fresca e secca.

Il laboratorio di pasta, in via Merlo
Affittò un laboratorio in via Merlo 5, acquistò alcune macchine usate, per la produzione della pasta ed iniziò l’attività arrivando a produrre circa dieci quintali di pasta al giorno. La produzione era anche effettuata per conto terzi: i contadini portavano la farina di grano tenero ed in cambio ricevevano pasta, alla quale si poteva aggiungere delle uova per migliorarne la consistenza.
Era un tipo di commercio strutturalmente molto elementare quasi esclusivamente locale, in cui il baratto faceva parte della quotidianità, sintomo della grande arretratezza dell’Italia di quel periodo, che poteva vantare grandi genialità da Marconi a Fermi, ma che economicamente era piuttosto fragile. D’altra parte l’Italia, unita, come sistema Paese era ancora molto giovane. Ci volle la ricostruzione, dopo la Seconda Guerra mondiale, a dare un nuovo impulso all’economia.
Con la rinascita economica dell’Italia, anche il pastificio Audisio ricevette un ulteriore impulso allo sviluppo tanto da rilevare un secondo pastificio a Dronero. Il concetto di trasporto delle merci non era però ancora stato assimilato: sembrava più logico produrre delle merci in “loco” piuttosto che trasportarle, con la necessità quindi di acquistare nuove macchine con una conseguente sotto utilizzazione degli impianti.

Il trasferimento in salita al castello
Una prima razionalizzazione della produzione avvenne nei primi Anni Cinquanta, quando il pastificio Audisio si trasferì in una parte delle strutture dell’ex Filanda Canfari, in strada Salita al castello, unificando così la produzione che crebbe sino a raggiungere i 100 quintali giornalieri di pasta. La pasta Audisio iniziò ad essere trasportata e diffusa in tutta la provincia di Cuneo e non solo. Gli addetti alla produzione ed alla commercializzazione del prodotto salirono a 20 unità… tra questi Renato Audisio, classe 1933, figlio di Francesco. L’Italia tra gli Anni ‘50 e ‘60 stava vivendo un miracolo economico, culturale e di fiducia in se stessa che dava coraggio e voglia di fare, dalla radio italiana la canzone “Volare” veniva rimbalzata in tutto il mondo…veniva voglia ai giovani imprenditori di proporre le proprie idee e così anche il pastificio Audisio iniziò a crescere e consolidarsi sino a diventare Società per azioni; era il 1964. Questo grazie, almeno inizialmente, a tre fattori. Il sistema bancario italiano, che si stava aggiornando profondamente indirizzando gli investimenti nel sistema produttivo del Paese, soprattutto sulla media impresa.

Il nuovo stabilimento in via Torino e le… “fette biscottate”
Lo stabilimento fu edificato con l’aiuto del “Mediocredito”, che dava fiducia agli imprenditori con idee solide ed innovative ed avevano il coraggio di proporre nuovi prodotti al passo con i tempi. Tra questi nuovi prodotti per l’Italia c’erano le fette biscottate. Una sorta di pane a fette tostato e friabile, sempre croccante e su cui si può spalmare la marmellata o la Nutella: l’ideale per la prima colazione soprattutto per i bambini che vanno a scuola e le mamme ed i papà a dieta.
Gli italiani nei primi Anni ‘60 iniziavano ad ingrassare! Le fette erano prodotte da sempre da una prestigiosa ditta parigina: la “Pellettier”, ma pressoché sconosciute in Italia. L’Audisio divenne importatore e distributore del prodotto: fu un successo nazionale.
Da distributore, a produttore, il passo è breve. Venne pertanto richiesta l’autorizzazione di produrre su licenza le fette a Fossano, richiedendo tuttavia di utilizzare il marchio Pellettier, anche se in piccolo compariva la scritta “Audisio” oltre che all’assistenza tecnica per la gestione degli impianti. Malauguratamente la prestigiosa ditta “Pellettier” di Parigi fallì, le banche francesi presero il controllo dell’azienda… non riconobbero i contratti stipulati, compresi quelli con la ditta Audisio. Che all’improvviso si trovò con l’impossibilità di importare uno dei suoi prodotti di più larga diffusione e tanto meno di produrli non avendone le competenze, a differenza della produzione della pasta che godeva di una tecnologia consolidata. Era il 1974, quando fortunatamente un tecnico di Marsiglia, che aveva lavorato per la Pellettier, fu assunto: la produzione potè iniziare continuando così il successo del prodotto. Gli impianti dell’industria poterono produrre a pieno regime impiegando circa 300 persone in turni di 24 ore, su due linee principali di prodotto, quella della pasta circa 1000 quintali al giorno (per avere un’idea, la quantità suggerita di consumo a pasto per una persona è di 100 grammi!) e quella delle fette biscottate circa 300 quintali giornalieri.

La nuova struttura direzionale
Era evidente che per sostenere una simile produzione era necessario che le maestranze impiegate fossero motivate, infatti la struttura direzionale dello stabilimento proveniva dalla storia della stessa Audisio. Il ragionier Gregorio iniziò come giovane contabile, arrivando alla fine del suo percorso lavorativo a direttore amministrativo e consigliere d’amministrazione. Il capo reparto, della linea pasta Giovanni Bergese, già calciatore del Fossano e Franco Calvano capo reparto della linea fette biscottate, avevano iniziato a lavorare in “ditta” sin da giovani crescendo con la fabbrica sino alla pensione. La fabbrica era vista non come qualcosa di diverso dalla propria vita, ma faceva parte del proprio quotidiano. Un’impresa tuttavia per essere competitiva sul mercato dei grandi numeri, cosa che l’Audisio era diventata, ha bisogno di una conduzione manageriale attenta basata, sull’analisi dei costi il più precisa possibile. Quando si tratta di proporre il proprio prodotto alle poche centrali d’acquisto, delle grandi catene di distribuzione, si deve assolutamente conoscere fin dove ci si può spingere al ribasso, tenendo conto che persino l’esposizione sugli scaffali dei supermercati ha un costo. Uno sconto su di un prodotto doveva essere comunque “coperto” da un altro prodotto. Questo non si poteva stabilire solamente con un rapporto tra investimenti ed utili, molte aziende, anche producendo ottimi prodotti, sono fallite proprio per questa ragione: non è sufficiente accontentarsi degli utili, si devono analizzare e gestire i costi. La gestione d’impresa dell’Audisio, pose proprio su questi fattori uno dei capisaldi della propria attività; infatti era molto attenta agli scostamenti budgetari del bilancio, il che voleva dire che già in anticipo era calcolato il tasso di crescita e ciò che il mercato poteva assorbire, gli scostamenti alla fine dell’anno erano minimi. Le imprese, tuttavia, per poter esistere e dare lavoro devono poter crescere. In un mercato come quello che già si stava delineando negli Anni 80, in cui la globalizzazione faceva sì che un prodotto poteva essere acquistato, dalle centrali di distribuzione un po’ ovunque, grazie alle diverse economie di scala purché a prezzi bassi. L’Audisio in questo scenario rimaneva pur sempre un’impresa famigliare, efficiente, moderna, con un personale motivato e con un ottimo bilancio, ma i tempi stavano cambiando, le multi nazionali alimentari facevano l’ingresso prepotentemente anche in Italia e con loro un modo diverso di gestire e proporre i prodotti alla grande distribuzione.

L’ingresso della Colussi
L’Audisio comprese, anzi anticipò questo aspetto e anche se a malincuore, decise di alienare la proprietà ad una grande multinazionale olandese, era il 1988. La nuova proprietà tra alti e bassi portò comunque avanti la produzione sino al 1997, quando la “Colussi” rilevò lo stabilimento. Attualmente vi si produce pasta di semola, pasta all’uovo e fette biscottate, l’azienda è ben posizionata a livello internazionale tanto che recentemente sono state introdotte nuove linee di produzione.
è passato circa mezzo secolo da quando il “pastificio Audisio” fu aperto; in questo periodo il Paese è cambiato sostanzialmente così come il concetto stesso di azienda. Rimane tuttavia la passione per un sogno realizzato: quello di aver creato quasi dal nulla una realtà che dà lavoro, sacrificio, ma anche benessere. Un progetto talmente amato che è stato ceduto dal suo ideatore perché aveva capito che era il momento di cambiare per poter crescere.


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3 giugno 2012 - Autore: Redazione - @quotidianopiem
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