I pendolari non sono tutti uguali: dai comitati l’attacco ai treni veloci

L’alta velocità non piace ai pendolari. Sembra un paradosso, ma basta fare una passeggiata all’interno di una qualsiasi grande stazione italiana per scoprire che il mondo si divide in due: chi apprezza i treni veloci e chi li vede con il fumo negli occhi. Anche i profili dei tifosi sono abbastanza riconoscibili. Stanno con le Frecce di Trenitalia i manager in giacca e cravatta, tacchi e cartella in versione femminile; parteggiano invece per i treni lumaca studenti, operai e pendolari comuni. E non tanto per scelta ma perchè a loro l’alta velocità ha complicato la vita. Se è vero, infatti, che i due tipi di treno viaggiano su binari separati è altrettanto vero che le stazioni sono in comune, quasi sempre, e quindi l’accesso ai nodi, ovvero alle città, si è complicato. Basta sommare i treni lenti, che ci sono sempre stati, ai nuovi veloci per avere un’idea dell’intasamento che potenzialmente si crea nelle stazioni man man che aumentano le linee alta velocità. Capita quotidianamente tra Torino e Milano, con un’aggravante su cui i pendolari son pronti a mettere la mano sul fuoco. “Per organizzazione aziendale – sostengono i comitati – i treni veloci passano davanti a quelli dei pendolari penalizzando ulteriormente i viaggiatori che devono quasi ogni giorno fare i conti con ritardi pressochè strutturali, rotture e disagi di ogni tipo”.

Secondo una relazione messa a punto dai pendolari e elaborata in base ai dati di ViaggiaTreno, il monitoraggio on line disponibile sul sito delle Ferrovie dello Stato, i sorpassi avverrebbero tra Santhià e Chivasso, per la tratta in direzione Torino, e tra Magenta e Novara verso Milano. Un esempio? Il 24 gennaio, ad esempio, due treni, alle 18.20 e alle 21.20, avrebbero subito lo stesso trattamento. I due convogli viaggiano fino a Santhià erano in perfetto orario e poi, a causa del sorpasso in una delle stazioni intermedie tra Santhià e Chivasso, accumulano rispettivamente 8’ e 12’ minuti di ritardo.

Una “tecnica” che servirebbe a salvaguardare dal rischio ritardo i treni veloci su cui l’azienda punta nelle sue strategie di mercato. Negano tutto le Ferrovie dello Stato che smentiscono qualsiasi disposizione in questo senso “anche perchè – sottolineano – sui regionali in ritardo paghiamo le penali e non ci converrebbe. In più, il traffico è gestito da Rfi che ha sotto controllo tutta la rete e spesso far viaggiare un treno veloce in ritardo spesso ha effetti peggiori e a catena su larga scala rispetto allo stop di qualche minuto di un treno regionale”. Insomma non è vero secondo Ferrovie ciò che sostengono i viaggiatori, si tratta al massimo di iniziative eccezionali e sempre nell’ottica “del bene comune e dell’equilibrio generale”.

Non basta ai pendolari, che mostrano esempi su esempi e parlano di tecnica diffusa: “I sorpassi capitano regolarmente e non possono essere considerati occasionali” commenta Cesare Carbonari leader degli utenti della Torino-Milano.

Oltre al ritardo indotto ci sarebbe poi il ritardo “costruito”: quando, ogni sei mesi, gli orari dei treni regionali vengono rivisti, si allungano anche i tempi di percorrenza. Solo pochi minuti, uno o due, ma importanti per le Ferrovie che in questo modo agevolano il transito dei treni di categoria superiore, velocizzandoli, a danno del servizio pubblico. E di chi un abbonamento mensile da più di 300 euro per fare 100 chilometri non può permetterselo.



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