Seguici su

Cittadini

Un trionfo dei sì. Il nord ha votato al 58%, sopra la media nazionale e contro le indicazioni di Bossi e Berlusconi. Per Cota altra debacle

Franco Borgogno

Pubblicato

il

Hanno vinto, anzi hanno trionfato i quattro sì. Ed è un voto ovviamente e chiaramente politico, come dimostrano la logica e il fatto che si affrettino a dichiarare il contrario (classica scusa non richiesta, da coda di paglia) Berlusconi a livello nazionale e il ben più modesto Roberto Cota (tanto per cambiare ha seguito i risultati da Milano, invece che lavorare per i piemontesi a Torino), presidente della Regione Piemonte che da deputato aveva collaborato attivamente a produrre e approvare i provvedimenti che oggi gli italiani hanno cancellato. Il centrodestra, che sostiene di essere pragmatico e concreto, dovrebbe capire chiaramente che si tratta di un ceffone (politico) sonorissimo a Berlusconi, al Pdl e alla Lega.

Insomma, il Governo aveva legittimamente scelto di perseguire una propria politica in campo di servizi pubblici, di energia e di protezione del premier dai molti processi che non si sono mai potuti svolgere grazie ad apposite prescrizioni e leggi su misura. Ora, come si dovrebbe chiamare se non ‘voto politico’ quando oltre il 50 per cento degli italiani – malgrado una campagna televisiva indecorosa, gli immensi sforzi per ‘nascondere’ l’esistenza dei referendum sino all’ultimo e la separazione dal voto amministrativo – cancella in un colpo quattro scelte strategiche di quel Governo? E questo è accaduto dovunque in Italia: nord, centro, sud.

Anzi, un altro dettaglio: il Nord, la zona che gli aedi di corte hanno dipinto come territorio ormai padanizzato, dopo avere già fatto chiaramente capire il proprio ‘apprezzamento’ con l’ultimo voto amministrativo, ha dato un altro segnalo significativo, visto che i leader Berlusconi-Bossi (lombardissimi) avevano chiaramente ed esplicitamente invitato a non votare.

Risultato: le regioni del nord (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna) hanno votato con un’affluenza media di poco superiore al 58%, ovvero sopra la media nazionale. Messaggio chiaro, nitido a  Lega e Pdl.

Quanto all’affermazione del presidente Cota, ‘non sono intervenuto nella campagna referendaria perché rispetto qualsiasi scelta gli elettori abbiano deciso di fare’: 1. sono intervenuti i suoi capi (a iniziare da Bossi) e comunque la sua scelta, a meno che non sia del tutto inattendibile ogni suo atto, era ovvia, visto che ha votato quei provvedimenti in Parlamento; 2. ha ribadito ancora tre giorni fa di essere favorevole al nucleare (unico in Italia tra i presidenti di Regione, visto che anche il leghista Zaia o Formigoni erano contrari, almeno nella loro regione…), quindi non è vero che non si sia espresso, almeno parzialmente; 3. il fatto che rispetti qualsiasi scelta facciano gli elettori non è una sua concessione, una dimostrazione di apertura mentale e politica, ma il minimo minimo minimo per chi fa politica ed è al vertice di un’istituzione.

Iscrivi al canale Quotidiano Piemontese su WhatsApp, segui la nostra pagina Facebook e continua a leggere Quotidiano Piemontese