Scandalo sanità. Bono: “Commissariare la Regione”. La Ferrero si è dimessa da assessore

“Oggi  Caterina Ferrero mi ha rassegnato le dimissioni da assessore che ho accettato, dopo che in data  27 maggio 2011 aveva già rimesso tutte le sue deleghe che avevo assunto io”. E’ tutto quanto esce dal centrodestra regionale, a firma del presidente della Regione, Roberto Cota. Si scatenano, invece, le reazioni e i commenti da parte dell’opposizione, che chiede: commissariamento della Regione, commissione d’inchiesta e assunzione di responsabilità da parte di Cota, che quell’assessore aveva scelto (e del quale non aveva chiesto le dimissioni fino ad oggi).

MERCEDES BRESSO, EX PRESIDENTE REGIONE PIEMONTE. “Ancora una volta la politica è arrivata tardi. Sarebbe stato meglio un’immediata revoca dall’incarico appena coinvolta nella pesante inchiesta nella sanità piemontese. Il garantismo si riconosce a chiunque, ritengo però che la politica debba agire prima che il sistema giudiziario costringa a prendere provvedimenti restrittivi. In queste settimane l’assessore Ferrero, anche senza deleghe, era titolata a partecipare e influire nella quotidiana pratica amministrativa. Con l’arresto, e quindi con l’impossibilità di recarsi in assessorato, la revoca diventa un atto doveroso da compiere subito. Purtroppo in questo caso per motivi di potere legati agli incerti futuri assetti nella coalizione di Cota hanno fatto passare del tempo, lasciando così un assessore con pesanti accuse, legate all’esercizio del suo incarico, al proprio posto. Il presidente Cota ha tutta la responsabilità politica di spiegare ai cittadini questa brutta vicenda”.

DAVIDE BONO, CAPOGRUPPO MOVIMENTO 5 STELLE. “E’ ora di dare una svolta alla vita amministrativa della Regione.Il gruppo consiliare regionale del MoVimento 5 Stelle richiede, questa volta tramite un’interrogazione immediata al Presidente Cota, il commissariamento della Regione. Non si può pensare di essere governati da una Giunta che non garantisce i princìpi cardine della democrazia, come ad esempio l’onestà e la legalità, rimanendo proni alle richieste della politica clientelare o addirittura della criminalità organizzata, vista anche l’ipotesi di possibili intrecci tra lo scandalo Sanità e l’operazione Minotauro. Quando si legge che il procuratore Caselli parla di una Ferrero che ‘si muoveva per interessi politici e non per la pubblica amministrazione. E’ stata arrestata perché esisteva il rischio della ripetizione del reato’ fa davvero riflettere, anche a seguito delle dichiarazioni rilasciate, subito dopo, dal pm aggiunto Andrea Beconi, che parla di ‘mantenimento di un ruolo importante di possibile influenza sulle decisioni amministrative'”.

ANDREA BUQUICCHIO. CAPOGRUPPO IDV. “Domani in Consiglio regionale chiederò formalmente di istituire una Commissione speciale d’inchiesta per fare piena luce sui rapporti e gli interessi della ‘ndrangheta nell’Ente regionale. Nei giorni scorsi infatti è emerso che esponenti di spicco della malavita torinese fossero in grado di bloccare, anche per due mesi, certe pratiche edilizie al vaglio della Regione piemonte. Lo strumento della Commissione d’inchiesta andrebbe utilizzato anche per accertare eventuali responsabilità in materia di politiche sanitarie, soprattutto alla luce degli ultimi sviluppi che hanno portato agli arresti domiciliari l’ex assessore alla sanità. Mai come in questo momento è opportuno che la politica sia in prima fila per individuare al proprio interno figure che rispondono ad altri interessi che non siano quelli della collettività”.

ALDO RESCHIGNA, CAPOGRUPPO PD. “Gli arresti domiciliari all’ex assessore alla sanità Caterina Ferrero aggravano la sua situazione giudiziaria e chiamano in causa ancor di più il livello politico  nelle vicende sanitarie su cui sta indagando la magistratura. Emerge dunque con ancor più chiara evidenza la responsabilità politica del presidente Cota, aggravata anche dal non aver voluto accettare la richiesta che gli avevamo presentato all’indomani dell’esplosione dello scandalo: le dimissioni di Caterina Ferrero dalla Giunta, non la semplice remissione delle deleghe. Ma, domandiamo, bisognava arrivare a questo punto per un passo che correttezza politica e buon senso suggerivano di fare tempo fa?”.