Lo sciopero della fame dei lavoratori Csea e il mea culpa del Comune: “Bisogna fare di più”

Sono quattro mesi ormai che i lavoratori dela Csea – società di consulenze e di corsi di formazione professionale partecipata dalla Città di Torino – non ricevono lo stipendio: l’ultima busta paga è arrivata a maggio. Ora che i 300 dipendenti hanno scelta la strada estrema dello sciopero della fame (da sabato pomeriggio), è iniziato – puntuale – il valzer degli incontri istituzionali. Lunedì mattina è stata la volta del presidente del Consiglio comunale, ex assessore ai Servizi civici, Cooperazione e Relazioni internazionali della giunta Chiamparino, Giovanni Maria Ferraris (Moderati).

A suo giudizio il Comune negli ultimi anni “non è stato attivo in prima linea” nel gestire la crisi della Csea, società nata a Torino nel 1979. La situazione è un po’ paradossale, anche perchè all’interno del cda sono tre i membri nominati dalla Città. Nonostante ciò, “la situazione – a detta dello stesso Ferraris – è sempre e solo peggiorata”. Martedì, durante il Consiglio comunale, si discuterà l’interpellanza del consigliere di Sel Michele Curto, proprio a proposito della situazione dei lavoratori Csea. “Forse – conclude Ferraris sarà l’ultima occasione perché si arrivi a una soluzione definitiva”. Lo sciopero della fame, nel frattempo, proseguirà ad oltranza fino a quando i lavoratori non otterranno risposte precise, interventi diretti sulla situazione degli stipendi e sulla regolarità contributiva.



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