Pericolo amianto nel casalese. Bonifiche a rischio per i tagli del Ministero dell’Ambiente

Sono riprese ieri al Palagiustizia di Torino le udienze del Processo Eternit che hanno visto l’arringa della difesa dell’imputato Jean-Louis Cartier de Marchienne. Se il fronte principale dell’incessante opera dell’Associazione Familiari Vittime Amianto resta il processo torinese, mille altre piccole trincee quotidiane vengono predisposte per arginare un fenomeno che nella cittadina alessandrina continua a registrare cinquanta nuovi ammalati ogni anno.

Bruno Pesce, presidente del Comitato Vertenza Amianto, ha spiegato, per esempio, come il Centro per la ricerca dell’amianto non si riunisca dal 2010 facendo mancare un proficuo momento di dialogo fra le istituzioni locali, le parti sociali e le associazioni che, insieme, formano il comitato strategico che coordina le attività di bonifica e le cure sperimentali delle malattie derivanti dall’esposizione alla fibra di amianto. Il fatto che, proprio in concomitanza del processo torinese, si sia abolita questa occasione di dialogo è piuttosto paradossale: “Noi torneremo a sollecitare il ripristino di queste riunioni perché non vorremmo che le decisioni sulla nostra sicurezza venissero prese altrove”.

In questo momento la preoccupazione riguarda le bonifiche messe in discussione dai tagli del Ministero dell’Ambiente alle amministrazioni locali: “Mentre per i privati lo smantellamento viene co-finanziato al 50%, per i 130 luoghi rilevati nei 48 comuni del casalese da Arpa e Asl il contributo è pubblico al 100%. Purtroppo il Ministero dell’Ambiente ha tagliato i fondi e l’iter delle bonifiche rischia di incepparsi”. Per anni i vialetti, i tetti e i sottotetti delle abitazioni e delle scuole del casalese sono stati contaminati dalla fibra killer eccedente regalata agli abitanti: “La stessa Procura ha ammesso che queste fonti di rischio non sono effetto ma causa del disastro ambientale” continua Pesce.

Il prossimo 15 ottobre il Comitato Vertenza Amianto sarà a Saint Quentin, a nord di Parigi, per marciare al fianco dell’Associazione delle vittime dell’amianto francesi che seguono con grande interesse l’evoluzione del processo torinese. Il Governo francese vuole condizionare il fondo riservato alle vittime dell’amianto condizionandolo con un intervento fiscale. Attualmente, in Francia, il fondo copre sia i dipendenti che i cittadini esposti all’amianto a differenza del fondo italiano gestito dall’Inail che risarcisce (con cifre irrisorie che vanno da 500 a poche migliaia di euro) soltanto le morti professionali. Ecco perché il processo Eternit di Torino è così importante: perché nelle migliaia di parti civili iscrittesi alla fine del 2009 ci sono sì i dipendenti dei quattro stabilimenti italiani ma anche i cittadini che hanno pianto un loro famigliare colpevole, soltanto, di avere respirato la “lana della salamandra”.