50/50, la malattia con i toni della commedia funziona a metà

Raccontare la malattia sul grande schermo, specialmente quando la “vittima” è un giovane è sempre impresa delicata, se, in più, ci si vuole costruire una commedia allora il rischio è quello di camminare in un vero e proprio terreno minato. A raccogliere la sfida con 50/50 è stato Jonathan Levine, 35enne newyorchese che si era già imposto all’attenzione dei circuiti di cinema indipendente con Fa la cosa sbagliata (2008). La storia è quella di Adam, un ventisettenne giornalista radiofonico, sprovvisto di patente ma fornito di fidanzata e amico inseparabile. A una visita medica di controllo gli viene diagnosticata una rarissima forma di cancro. Le reazioni alla notizia sono le più differenti: l’amico Kyle usa il tumore dell’amico per far colpo sulle ragazze, la madre si lascia travolgere dalla paura, la fidanzata lo tradisce con un artista. Soltanto Katherine, la psicologa alle prime armi incaricata di fornirgli supporto psicologico, saprà affrontare insieme a lui il doloroso percorso della malattia.

Joseph Gordon-Levitt ci aveva abituato talmente bene con 500 giorni insieme (una delle migliori commedie degli ultimi anni) da creare una notevole aspettativa per questo 50/50 che è inserito nel concorso Torino 29 e che sarà poi distribuito nelle sale italiane dalla Eagle Pictures. Il cuore della commedia è nel rapporto fra Adam e Kyle (Seth Rogen), l’amico “Lucignolo” che vuole approfittare della situazione dell’amico per far colpo sulle ragazze e che non riesce a rapportarsi in maniera matura alla malattia. Nella migliore tradizione della commedia indipendente americana i personaggi di contorno sono il vero punto di forza del film. Angelica Huston è magistrale nel ruolo della madre, così come quel mostro sacro di Philip Baker Hall lo è in quello del compagno di “chemio” di Adam. Bryce Dallas Howard e Anna Kendrick, rispettivamente fidanzata e psicologa di Adam, sono figure gregarie, subordinate alle due fasi del film. Già perché 50/50 si potrebbe davvero dividere a metà fra commedia e dramma ed è forse questo il suo limite. Da una parte la commedia rimane (giustamente) limitata dal politicamente corretto, dall’altra il dramma perde ritmo proprio per l’interferenza delle gag. Non mancano buone musiche “da Sundance” e scene gustose (Adam che distrugge il quadro dell’ex fidanzata pittrice), la confezione è buona e viene voglia di scartarla ma una volta aperta la scatola l’impressione è di avere fra le mani solamente un doppione.

In programma venerdì 2 dicembre alle 11:30 al Reposi 1 e alle 19:30 al Reposi 3; sabato 3 dicembre alle 09:45 al Reposi 3.