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Cronaca

La Loggia dice addio all’Ikea ed esplode la rabbia

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ikea-fotogramma-258Niente Ikea a La Loggia. Dopo anni di una trattativa sempre in bilico iniziata nel 2007 tra il mobilificio svedese e la Provincia di Torino si allontanano in maniera definitiva gli 80 milioni di euro che Ikea avrebbe dovuto investire nella costruzione di un nuovo centro commerciale a La Loggia. Il paese alla periferia sud di Torino dovrà dire addio anche agli ulteriori 19 milioni che sarebbero arrivati per strade ed infratrutture e, soprattutto, ai 250 posti di lavoro promessi in caso di apertura.
Il progetto era stato già bocciato nel 2011 per preservare, a giudizio della Provincia, alcuni terreni “di eccellente produttività agricola”. Ora, dopo altri due anni di tentennamenti da parte delle istituzioni l’Ikea si è stufata di aspettare e, per mezzo del suo responsabile sviluppo per l’Italia Luca Mancosu, annuncia il ritiro di ogni offerta, non solo a La Loggia, ma anche in altre zone di Torino (si era parlato di Nichelino, Trofarello e di stabilimenti dismessi nell’area di Mirafiori) e del Piemonte.

Crediamo sia difficile che la posizione assunta dalla Provincia possa cambiare. A questo punto non ha senso continuare a investire altro tempo e altre risorse su un progetto che non esiste più. Altre aree al di fuori della cintura sud di Torino non sono mai state prese in considerazione. I criteri di localizzazione dei nostri punti vendita sono molto rigidi e solo i terreni di La Loggia soddisfacevano i requisiti richiesti. Ikea continuerà a investire in Italia, ma non in Piemonte.

Immediata la rabbia delle parti in causa, soprattutto di quelle persone che per anni hanno cullato il sogno di un rilancio della zona: “La Provincia si deve assumere la responsabilità di quello che è successo” accusa il parroco don Marini, che nei giorni scorsi aveva anche chiesto ai fedeli di pregare per una soluzione positiva delle trattative. Gli fanno eco gli stessi proprietari dei terreni agricoli: “Altro che aree di pregio, si tratta di lotti marginali. Ci sono intere giornate accanto alla tangenziale che resteranno incolte. A rimetterci non siamo noi, ma una città intera”.

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