Per Confindustria Piemonte e Unioncamere Piemonte la crisi è ancora nel pieno con qualche speranza per l’export

unioncamere-piemonteConfindustria Piemonte e Unioncamere Piemonte hanno diffuso i risultati a consuntivo e previsionali delle rispettive indagini, con l’obiettivo di monitorare l’andamento della congiuntura in Piemonte. Le indagini presentate da Unioncamere Piemonte e Confindustria Piemonte rilevano come la fase ciclica congiunturale sia ancora caratterizzata da criticità, soprattutto per quanto riguarda il mercato interno. La lieve crescita della produzione industriale registrata dall’indagine di Unioncamere Piemonte nel IV trimestre 2013 mostra, infatti, come il cammino della ripresa sia ancora lungo; evidenza che trova conferma nel quadro previsionale pessimistico per il I trimestre 2014 emerso dall’indagine condotta da Confindustria Piemonte.
Si accentua ulteriormente la divaricazione tra la dinamica del mercato interno e quella del mercato estero, che continua a trainare il sistema manifatturiero regionale.

I dati parlano di una lieve crescita per la produzione industriale piemontese.
Il IV trimestre 2013 si chiude con un dato positivo, confermando l’inversione di tendenza avviata nel periodo luglio-settembre 2013. Dopo un terzo trimestre caratterizzato da un incremento dello 0,6%, nel IV trimestre 2013 si è registrata, infatti, una variazione tendenziale grezza della produzione industriale pari a +0,9%. Il dato va però interpretato con estrema cautela, dal momento che il confronto avviene con lo stesso periodo dell’anno precedente, quando l’output prodotto aveva scontato un calo del 4,1%. L’incremento della produzione industriale si associa ai risultati positivi realizzati da tutti gli altri indicatori congiunturali, ad eccezione degli ordinativi interni che diminuiscono dell’1,2% rispetto al periodo ottobre-dicembre 2012, a conferma delle condizioni ancora critiche del mercato interno. Gli ordinativi esteri, invece, continuano a manifestare un andamento positivo, rilevando un aumento del 2,1%. Positiva anche la variazione del fatturato: le imprese manifatturiere piemontesi registrano, infatti, un incremento tendenziale medio del fatturato totale pari all’1,8%, ampiamente sostenuto dalla componente estera che mette a segno una variazione del +6,6% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.
L’aumento dei livelli produttivi non ha interessato tutti i settori di attività economica. Le industrie chimiche e delle materie plastiche realizzano la perfomance migliore, concretizzando, dopo i risultati positivi dei due trimestri precedenti, una variazione del +5,4%. Risultano superiori alla media regionale anche gli incrementi registrati dalle industrie meccaniche (+3,3%, dopo una variazione negativa nel III trimestre 2013), dalle industrie dei metalli (+2,7%) e da quelle tessili e dell’abbigliamento (+1,6%). Appare meno sostenuto, invece, l’incremento dell’output prodotto delle industrie elettriche ed elettroniche (+0,7%), mentre le industrie del legno e del mobile si caratterizzano per una situazione di sostanziale stazionarietà (+0,2%). Le industrie dei mezzi di trasporto e quelle alimentari scontano, invece, delle contrazioni dello 0,6% e dello 0,5%, risultati
che si contrappongono a quelli positivi registrati da entrambi i comparti nel trimestre precedente.
Ad eccezione del tessuto manifatturiero della provincia di Vercelli (-3,3%) e del Verbano Cusio Ossola (-1,0%), il segno positivo accomuna tutte le altre realtà territoriali, sebbene ad intensità differenti. Novara, Biella e Alessandria realizzano gli aumenti più sostenuti dei rispettivi livelli produttivi: rispettivamente +3,1%, +2,3% e +2,0%.
Il 2014 non si apre sotto auspici favorevoli per le imprese piemontesi: nessuna speranza di una imminente inversione del ciclo recessivo: peggiorano tutti gli indicatori, eccetto l’export, che però scende lievemente rispetto al 2013. È quanto emerge dalla consueta indagine previsiva trimestrale, realizzata da Confindustria Piemonte, su un campione di 1.049 imprese associate, che rispecchia la struttura industriale regionale. Dalle 314 aziende dell’ampio settore dei servizi proviene qualche indicazione meno sfavorevole, con un lieve miglioramento delle aspettative su livelli di attività e ordinativi. Più in dettaglio, nel comparto manifatturiero, in linea col trimestre precedente, le attese sulla produzione restano sfavorevoli, con un saldo tra ottimisti e pessimisti del -11%. Analogo risultato per gli ordinativi totali, con un saldo finale del -13,2%. La rilevazione porta a dieci la serie di trimestri consecutivi con saldi negativi. Rispetto agli scorsi mesi, anche le imprese più grandi danno segnali di sofferenza: infatti le previsioni di produzione delle aziende con oltre 50 dipendenti passano da un saldo dal +0,6% di fine 2013 al -10,7%.
Il tasso di utilizzo della capacità produttiva resta praticamente invariato rispetto allo scorso trimestre (68%), anche se è inferiore di quasi 8 punti percentuali rispetto ai livelli precrisi. Sostanzialmente stabili anche le previsioni di investimenti (+22%). Non si inverte il clima pessimistico intorno all’occupazione, con un saldo pari a -9,3%, di poco superiore al -9,0% della precedente rilevazione.
Tale tendenza è confermata dalle previsioni di ricorso alla CIG, che passano dal 29,7% al 32,6%, con un aumento di circa 3 punti percentuali.
A livello settoriale, quello che sta patendo maggiormente questa fase della crisi è l’insieme dei comparti non metalmeccanici, che ha sui livelli produttivi un saldo del -17,1%, contro un – 0,8% della metalmeccanica. I settori più penalizzati sono l’edilizia, la carta-cartotecnica e la gomma, mentre la chimica sembra riprendersi lievemente rispetto allo scorso trimestre. Nella metalmeccanica le previsioni sono più positive, a partire dal cauto ottimismo di automotive, macchinari e apparecchi e prodotti in metallo. Sono negative solo la metallurgia e l’industria elettrica.