Indagine paranormale al Forte di Fenestrelle di Torino

Massimiliano Maresca
Massimiliano Maresca

Un antico forte piemontese, lunghe mura che lo collegano ad altre strutture e presenze paranormali. Un miscuglio di elementi che affascinano e incuriosiscono, sia comuni visitatori, sia “indagatori dell’occulto”. E proprio loro, un gruppo di 5 persone, membri dell’associazione internazionale Epas di Como (European paranormal activity society) hanno effettuato rilievi simil scientifici all’interno del settecentesco Forte di Fenestrelle, nell’edificio basso, nei giorni scorsi. Il Forte è un complesso molto vasto rappresentato da tre fortificazioni, San Carlo, Tre Denti e Delle Valli, uniti da mura, le seconde per estensione dopo la muraglia cinese. Qui, negli anni, si sono susseguite numerose battaglie che hanno provocato altrettante numerose morti, quasi tutte violente. Alcune di queste sono avvenute nelle vecchie prigioni dell’edificio e nelle prigioni si è svolta l’indagine dell’Epas.

Immagine scattata durante l'indagine paranormale
Immagine scattata durante l’indagine paranormale

Si tratta di un’associazione che ricerca, in forma gratuita, fenomeni paranormali, indagando con apparecchiature, sia semplici come macchine fotografiche digitali reflex, sia sofisticate, tutti quegli elementi che non hanno ancora una spiegazione logica. L’Epas ha contattato l’ente che gestisce il forte, chiedendo e ottenendo, il permesso di effettuare indagini in loco. Quotidiano Piemontese ha intervistato Massimiliano Maresca, presidente nazionale dell’Epas.

Che tipo di apparecchiature utilizzate durante le vostre indagini e a quale scopo?

Dalle comuni macchine fotografiche ad apparecchi a spettro infrarosso, termo-camere, rilevatori di campielettromagnetici. Tutto serve per ricercare eventuali fenomeni paranormali, ombre che vengono impresse in immagini fotografiche, rumori, suoni di vario tipo registrati da microfoni e parabole che, escludendo ciò che possa provocarli dal punto di vista fisico o tecnologico, non trova riscontro in spiegazioni di alcun tipo e, quindi si può addurre al mondo dei fantasmi. Le apparecchiature vengono posizionate in determinate zone dell’edificio in esame, in tal caso il forte, in cui si sono manifestati strani episodi, avvistamenti. Scattiamo molte fotografie per controllare, a posteriori, cosa sia stato immortalato. Stesso discorso per le registrazioni. Il lavoro più impegnativo è proprio quello di verificare, ad indagine sul campo ultimata, se le apparecchiature abbiamo catturato qualcosa di paranormale. Trascorriamo ore e ore a monitorare il materiale.

Cosa avete riscontrato nel forte di Fenestrelle?

Abbiamo indagato nella zona delle carceri, teatro di molti decessi. Si narra che molti visitatori del forte abbiano notato un’ombra dalle fattezze umane con un cilindro sul capo. Ebbene, l’uniforme militare, tipica di metà Ottocento, quando il forte serviva da difesa agli attacchi dei nemici, prevedeva un cappello cilindrico. Abbiamo anche trascorso la notte nell’edificio lasciando che gli apparecchi facessero il loro lavoro, ma non solo. Mentre ci stavamo preparando alla notte, a dormire io stesso ho sentito distintamente un rumore di passi e il picchiettare di un bastone. Oltre noi 5 dell’associazione, il forte era vuoto, chiuso e silenzioso. Inoltre, abbiamo notato un’ombra su una delle foto scattate. Ora dobbiamo studiare bene tutto il materiale registrato per valutarlo.

fotoCosa sono, secondo lei, queste ombre, questi rumori, entità, fantasmi?

Residui di energie dei defunti. Ci sono alcune teorie secondo le quali, a seconda del tipo di morte, una persona può lasciare una sorta di impronta nel luogo in cui è morta, soprattutto se il luogo in questione è fatto di mattoni, di pietre. La memoria dell’individuo mentre muore si imprime in tali pietre e resta lì. Più è forte l’amore che un soggetto prova nei confronti di chi sta lasciando, più il suo desiderio di non abbandonarli imprime il suo flusso energetico nel luogo che gli è caro o in cui ha vissuto. Stesso discorso per chi è morto di morte violenta. L’adrenalina, i sensi acuiti dalla violenza stessa del decesso, fanno si che qualcosa di quella persona resti nell’ambiente. Per ora rileviamo tutto ciò che è insolito per riuscire, un giorno, a provare che i fantasmi esistano. Siamo anche a disposizione del Cicap (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze) per verifica delle nostre ricerche.

Qual è l’esperienza più forte che abbia vissuto durante un’indagine paranormale?

Mi trovavo ad Assisi, nella Rocca medievale minore e in questo luogo, mentre camminavamo uno dei nostri membri nazionali, un uomo di corporatura robusta, è stato spinto da qualcuno, ma alle sue spalle non c’era nessuno e la segretaria dell’associazione è stata graffiata. Ha avvertito un bruciore sulla pancia, coperta da una maglia, e quando ha visto di cosa si trattasse ha notato un graffio che riproduceva la parola “via”. Ci sono degli spiriti che si infastidiscono per la presenza di persone vive attorno a loro e possono reagire male.

Qual è lo scopo dell’Epas?

La nostra mission è doppia. Da un lato, quella di provare che certi fenomeni paranormali siano reali, esistano. Dall’altro, l’associazione vuole promuovere la cultura del territorio attraverso le sue leggende, i miti e le tradizioni legate al passato, alla storia. Incuriosendo i visitatori, raccontando loro che in un luogo, ad esempio in un castello di cui è ricca l’Italia, sia stato avvistato un fantasma o sentite delle voci, si stimola il turismo verso quella location. Non serve inventare niente, nel nostro Paese ci sono molti spunti culturali di questo tipo.