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Economia

La nuova Fiat secondo Michele Serra: ”Novità, l’autoradio estraibile! E i primi nuovi modelli dai tempi di Cesare Pavese e Omar Sivori”

Redazione Quotidiano Piemontese

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1202395716245_michele_serraLe ultime dichiarazioni programmatiche di Sergio Marchionne, a.d. del gruppo FCA, erano già state oggetto delle burle di Maurizio Crozza, nelle scorse settimane. Ora tocca a Michele Serra, nella sua rubrica “Satira preventiva” sulle pagine de L’Espresso, irridere le più recenti mosse annunciate per Fiat e gli altri marchi della casa automobilistica (fu) torinese. Oltre a puntare sul rilancio di Alfa Romeo, Marchionne si era spinto fino a pronosticare un calo per le concorrenti tedesche, e un sorpasso ai loro danni da parte di Fiat; ecco alcuni estratti di come il noto giornalista e umorista ha rivisto le sue parole:

L’Alfa Romeo farà concorrenza a Bmw e Mercedes: lo ha annunciato Sergio Marchionne a Trento davanti al presidente del Consiglio, lasciando capire che nella nuova Italia di Matteo Renzi nessuna sfida è impossibile. Prima di lui il chiosco “da Aldo al panino giusto” di Bergeggi aveva annunciato che farà concorrenza a McDonald e Aldo Biscardi ha anticipato che organizzerà alle Tremiti, con suo cognato, i prossimi Mondiali di Calcio.
La notizia che siano in arrivo nuovi modelli del gruppo Fiat ha fatto il giro del mondo in pochi secondi: è dai tempi della Nuova Cinquecento, che fu collaudata da Cesare Pavese e Omar Sivori, che a Torino non si progettano più automobili.
Quanto all’Alfa Romeo nessuno pensava che fosse ancora aperta: l’ultimo documento ufficiale riguardante l’attività del glorioso marchio è una raccomandata a Tazio Nuvolari per la convocazione alla Targa Florio. Per quali ragioni e con quali armi, dunque, Marchionne rilancia pubblicamente la sfida alle automobili tedesche? Le ipotesi sul campo sono tre. La prima è che avesse bevuto.
La seconda che Fca abbia deciso, con l’assunzione di altri dieci operai, di rinforzare il reparto “restyling”, l’unico rimasto aperto, nel quale personale altamente specializzato, munito di cacciavite di ultima generazione, svita dalle macchine il marchio Jeep e avvita, a seconda delle indicazioni dell’ufficio marketing, il marchio Fiat o Alfa Romeo.
La terza è che uno dei giovani Agnelli, sfogliando vecchi album di fotografie, abbia scoperto che un tempo le aziende di famiglia producevano automobili, ne sia rimasto molto colpito e abbia chiesto a Marchionne se non sia possibile riprendere, prima o poi, quella affascinante attività industriale.
Sarà l’italianità – lo ha detto Marchionne – l’arma vincente delle nuove Alfa. Si stanno dotando i sedili di nuovi raffinati tessuti, il cassettino del cruscotto sarà rifornito dei prodotti di Eataly (dalla marmellata di pere anfibie della Val Bussa all’origami di foglie di granturco monferrino alla carpa sotto spirito del lago di Como), il volante in radica sarà scolpito ad personam dagli intagliatori della Val Gardena, il clacson, nella tradizione Alfa, sarà bitonale per spaventare i passanti.
Scelta molto vintage, l’autoradio estraibile da portare sottobraccio in ufficio, malgrado i ladri del settore siano tutti morti o in pensione: sarà un omaggio agli anni ruggenti della casa del Portello. Su richiesta, anche il cane che dondola la testa e il portachiavi di scubidù.
Unico problema ancora da risolvere: su quali automobili montare tutti questi formidabili accessori? La Giulietta, ormai prodotta in almeno venti serie differenti, ha segnato in profondità il costume italiano, ma ormai ha fatto il suo tempo: la prima Giulietta è quella che rischia di investire Anna Magnani in “Roma città aperta”, l’ultimo modello viene ripescato nel Tevere in una scena tagliata della “Grande Bellezza”.
«Dovremo pensare a una nuova Alfa – taglia corto Marchionne – ma in un’economia globalizzata i tempi e i modi non possiamo deciderli da soli». Non si sa cosa significhi esattamente, ma secondo gli esperti è comunque un segno di vitalità per l’industria italiana.

 

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