Per i 150 anni del Canale Cavour uno straordinario viaggio fotografico nei luoghi meno conosciuti lungo il suo corso

Nell’aprile 2016 cadranno i 150 anni dall’apertura del Canale Cavour: realizzato in soli 33 mesi da una manodopera di oltre 14.000 persone, una delle  maggiori opere idriche italiane che dal Po attraversa la
Pianura Padana per sfociare 85 chilometri dopo nel Ticino,  che ha partecipato a definire la vocazione risicola di un intero territorio come quello della piana vercellese.

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Da oltre un anno il vercellese  Federico Ranghino ha lavorato alla realizzazione di un reportage fotografico. Per poter studiare il canale l’ha percorso per intero a piedi dato che per la prima volta in 150 anni il Canale Cavour è stato quasi completamente svuotato. Nel suo viaggio ha avuto modo di scoprire posti ricchi di fascino, ma completamente persi nella campagna. Luoghi che conoscono in pochissimi: nascosti nel percorso tra intricatissimi sistemi di chiuse, ponti o tunnel di centinaia di metri con i quali il canale supera altri corsi d’acqua, cascate impetuose. Quest’anno il tema dell’acqua nel Nord Italia è particolarmente sensibile e delicato: a causa delle scarsissime precipitazioni di autunno e inverno, il territorio sta affrontando una siccità che non è palese ma è concreta.

Il progetto è sostenuto dall’Associazione di Irrigazione Ovest Sesia che, con la consorella Est Sesia, è gestrice del Canale.
Racconta Federico Ranghino: “Il Canale Cavour mi ha sempre affascinato, un lungo tappeto d’acqua che si srotola placido e quasi immobile attraverso la nostra terra. Noi lo percepiamo spesso solo con la coda dell’occhio, o poco più, percorrendo in automobile uno dei tanti ponti che lo attraversano. Chi lavora nei campi, gli acquaioli e poche altre persone ne hanno una visione più ampia, ma comunque limitata ad una certa zona.E io mi sono sempre chiesto cosa ci fosse oltre. Cosa nascondesse quel percorso”.