Banca d’Italia, ancora 2 pesi e 2 misure secondo Francesco Bedino , Ex Presidente di Bene Banca,

Francesco Bedino , Ex Presidente di Bene Banca, ha scritto una nuova lettera aperta sui temi delle banche sostenendo che  Banca d’Italia, abbia ancora 2 pesi e 2 misure

E’ passato quasi un anno dall’azzeramento dei soci della Banca Popolare di Vicenza sancito con l’ingresso in via pressoché totalitaria del Fondo Atlante nel capitale della popolare vicentina; stiamo infatti per spegnere la prima candelina sulla torta ed a quanto pare servono altri 5 miliardi per rimettere in carreggiata le popolari venete, dopo l’iniezione di oltre 3,4 mld da parte di Atlante che ha però dato fondo alle proprie risorse e per cui si prospetta l’intervento dello Stato, ossia un “intervento precauzionale” così come disposto dal Decreto “Salva Risparmio” che ha consentito al Governo a fine 2016 di indebitarsi di ulteriori 20 mld per aiutare il sistema bancario.

Il caso della Popolare di Vicenza, con il valore unitario delle azioni disintegrato da 62,5 a 0,10 euro, ha suscitato molto clamore, tanto per aver messo sul lastrico 118.000 soci, quanto per la distratta vigilanza di Bankitalia e Consob che, nonostante 18 denunce depositate da Adusbef sul valore “gonfiato” delle azioni sin dal 2008, non avevano mosso un dito fino all’esplosione del bubbone in seguito alle risultanze della prima visita ispettiva della BCE, post vigilanza unica europea.

Insomma un bilancio “gonfiato” tollerato per anni fino all’arrivo degli uomini di Mario Draghi.

Ma un po’ più ad ovest, a Bene Vagienna in provincia di Cuneo, accadeva invece tutt’altro:   nel bilancio di fine commissariamento (peraltro della procedura più veloce della storia bancaria nazionale) al 31.05.2014 della piccola bcc di paese non sono state valutate (o realizzate) volutamente 11,7 milioni di plusvalenze lorde sul portafoglio titoli, pari a 8,324 milioni al netto della fiscalità, al solo fine di chiudere un conto economico in perdita di 7,8 mln e così poter giustificare ai soci ed al Territorio l’intervento pesantissimo di Banca d’Italia.

Altro che super valutazione, per Bene Banca un bilancio “sgonfiato” ! Ma la Banca d’Italia dov’era ?? A Bene Vagienna bilancio di fine commissariamento puntualmente approvato da Palazzo Koch.

Tale comportamento è stato peraltro al vaglio dell’Autorità Giudiziaria, giusta denuncia penale contro gli Organi della Procedura e la stessa Banca d’Italia dal sottoscritto presentata il 3 luglio 2015, per false comunicazioni sociali e per eventuali reati fiscali ravvisabili; esposto però archiviato a fine 2016 in quanto, ai fini di una sana e prudente gestione, è tollerabile valutare a costo storico i titoli e così dimenticare ben 11,7 milioni di plusvalenze addivenendo  così ad una chiusura di un bilancio in decisa perdita, fattispecie particolare ma che per la Giustizia italiana non costituisce reato.

Peccato che in forza di questo risultato “prudente” ma pesantemente negativo, a Bene Vagienna non solo non sono più stati distribuiti dividendi ma per anni la Banca non ha più dato corso al riacquisto di azioni proprie, con soci che oggi sono inutilmente in coda da più di tre anni e con taluni che per provocazione hanno dichiarato di voler allestire un banchetto in piazza nel giorno di mercato per tentare di vendere il proprio pacchetto di quote.

Ma vi è di più … Negli ultimi giorni sui media nazionali si è appreso della particolare gestione della Cassa di Sovvenzioni e Risparmio, la banca popolare interna a Banca d’Italia che lavora esclusivamente con i dipendenti di palazzo Koch e loro familiari o eredi.

Trattasi della sedicesima popolare per attivi nel panorama nazionale, una banca che offre alla propria clientela condizioni talmente particolari che i proventi sui prestiti erogati non coprono il costo della raccolta, con la gestione “denaro” che evidenza risultati negativi al punto che per chiudere l’esercizio in positivo la Banca ha dovuto dismettere parte dei titoli in portafoglio, realizzando così plusvalenze per 38 milioni.

Con il risultato positivo, i dividendi sono stati garantiti ai soci e soprattutto le compravendite di azioni si sono amplificate anche in forza di due rivalutazioni del prezzo in corso d’anno.

Tutto cosa non è successo a Bene Vagienna,  in nome di una professata “sana e prudente gestione”.

Ma delle due l’una: o a Bene Vagienna si dovevano realizzare le plusvalenze durante la gestione degli emissari di Bankitalia oppure per i principi di “sana e prudente gestione” anche all’interno di Palazzo Koch la Cassa di Sovvenzioni e Risparmio doveva chiudere in perdita !!!

Ma quali sono queste condizioni così particolari che portano la gestione denaro (la gestione caratteristica di ogni banca) in pesante rosso nella Banca interna alla Vigilanza ??

Raccolta a vista sui conti correnti remunerata all’ 1,5%, a scadenza tramite PCT (Pronti Contro Termine) al 2,2%, mentre gli impieghi, i finanziamenti agevolati destinati ai dipendenti di Palazzo Koch, sono produttivi di interesse variabile pari allo 0,50% (tasso BCE + 0,50%), oppure di interesse fisso pari all’ 1,00%.

Una vera e propria “Eldorado” per i clienti della CSR che sono, in via esclusiva, i dipendenti di Banca d’Italia !

Con queste condizioni il margine della gestione denaro è per forza di cose negativo, e non occorre essere laureati alla Bocconi od alla Luiss per capirlo.

Certo è che in periodi di tassi zero come l’attuale,  i volumi della raccolta a mezzo PCT per CSR siano di molto aumentati (+94% a 220 mln) con la diretta conseguenza che il rosso della gestione caratteristica si è ulteriormente allargato.

Non proprio una “sana e prudente gestione” verrebbe da commentare. Eppure così è …

Ma tale sbilancio fino a ieri era coperto dall’assenza di costi operativi riconducibili alla sede ed al personale, in quanto la Cassa di Sovvenzioni e Risparmio opera negli uffici e con il personale messi a disposizione GRATUITAMENTE dalla Banca d’Italia !

Ma nel 2015 i modestissimi costi operativi non sono stati sufficienti a controbilanciare gli effetti della gestione caratteristica, al punto che i vertici della CSR sono stati costretti a realizzare parte dei titoli in proprietà portando a conto economiche plusvalenze per 38 milioni di euro, garantendo così il perdurare del periodo d’oro proprio della campagna dividendi e rivalutazione quote azionarie da anni garantita ai propri soci, il tutto peraltro al riparo dalla volatilità dei mercati.

Un meccanismo molto particolare che nessuna banca può mettere in atto, perché il personale non opera gratuitamente e le sedi operative costano. Sarà per questo che da anni il sistema bancario sta dismettendo filiali ed affrontando il nodo esuberi di personale …

Ma questi problemi non esistono a Palazzo Koch, i cui dipendenti tuttora stanno percependo interessi fuori mercato e dividendi interessanti, con le loro azioni che costantemente si rivalutano senza subire alcun effetto dalla volatilità dei mercati come ogni azione bancaria quotata a Piazza Affari ha obtorto collo subito in questi ultimi anni.

Ennesimo esempio dei due pesi e due misure di Banca d’Italia …

Ed i giornali non ne parlano, ad esclusione di pochissime eccezioni …

Ma fino a quanto proseguirà questa omertà nei confronti di una Vigilanza che si è dimostrata non all’altezza della situazione ma di contro molta attenta a garantire la continuità dei benefici al proprio personale ??

 

 



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