Raffaello Bucci, l’ultras della Juventus morto suicida aveva contatti con apparati dello Stato

Secondo quanto sostiene l’ANSA Raffaello Bucci, l’ultras della Juventus morto suicida nel 2016 durante i mesi dell’inchiesta della procura di Torino sui rapporti fra la ‘ndrangheta e il tifo organizzato aveva contatti con apparati dello Stato. La circostanza è confermata da più fonti negli ambienti giudiziari anche se potrebbe non essere legata direttamente alla vicenda.
Raffaello Bucci, ex capo dei Drughi, il 7 luglio 2016 precipitò da un viadotto della Torino-Savona a Fossano. L’inchiesta della procura di Cuneo si è arricchita di due testimoni oculari che confermano l’ipotesi del suicidio. Bucci era stato assunto dalla Juventus come collaboratore del supporter liason officer e con questa carica era entrato in contatto con funzionari della Digos che si occupano dei rapporti con le tifoserie. Il giorno prima di togliersi la vita era stato interrogato come persona informata dei fatti dai pm che indagavano sulla ‘ndrangheta.

Chi era Raffaello Bucci secondo il Corriere della Sera

Aveva paura, da alcuni mesi, di venire a Torino, Raffaello Bucci. Di incontrare alcune persone della curva juventina che alcuni mesi fa lo avevano picchiato o fatto picchiare. L’ex uomo dei Drughi, prossimo a diventare dipendente della Juve – o almeno lo sperava – aveva paura, in sostanza, dei suoi ex compagni.

Potrebbe essere legato ai rapporti che lo univano agli ultras – di cui alcuni presunti ‘ndranghetisti – il motivo che ha spinto “Ciccio”, 41enne residente nel Cuneese, a uccidersi il giorno dopo che era stato sentito in procura come testimone in un’inchiesta delicatissima. Un’indagine su un’associazione a delinquere di stampo mafioso in cui i magistrati stanno cercando di fare luce. Cercando elementi, in particolare, su alcuni personaggi che avrebbero un doppio ruolo: uomini delle ‘ndrine e ultras bianconeri. La gestione illecita dei biglietti e i proventi del bagarinaggio sarebbero il collante che tiene insieme mafia e calcio.

Ma Bucci, dopo essere stato sentito come testimone, potrebbe avere nutrito anche un altro timore, oltre a quello di ritorsioni da parte di malavitosi di fede bianconera. Quello di essere «scaricato» dalla Juve. Di ritrovarsi senza un lavoro perché considerato un personaggio «scomodo» o troppo vicino a presunti affiliati. Dopo la sua audizione davanti ai pm, l’uomo era parso preoccupato. Troppo taciturno, proprio lui che era un gran chiacchierone, con chi lo conosceva bene.

Da alcuni mesi l’ex ultras aveva fatto un «salto di qualità» che gli aveva creato non pochi problemi. Da uomo dei Drughi, delegato dal leader Dino Mocciola ad avere rapporti con «esterni» alla curva in quanto «soggetto presentabile», era diventato un consulente della Juventus rispettato. Che era quello di intermediario tra la società e le curve.