Fiom: ‘Nessuna novità positiva dall’incontro in Regione per Comital e Lamalù’

“Nessuna novità positiva dall’incontro in Regione per Comital e Lamalù”. Fiom Cgil commenta così il confronto di oggi in via Magenta a Torino, presso l’Assessorato regionale al lavoro. Nella nota, che pubblichiamo di seguito, il sindacato scrive:

Nessuna novità positiva dall’incontro in Regione per Comital e Lamalù: le indiscrezioni sono state tutte confermate, la visita dei curatori al Ministero non ha prodotto nessun risultato. Ovviamente gli unici a pagare per le promesse politiche non andate a buon fine sarebbero i lavoratori. C’è un problema di costi di cui nessun vuole farsi carico. Il ruolo della Regione deve essere più forte e chiaro: che in questo momento si suggerisca la strada di licenziare subito tutti i lavoratori perché possano accedere alla Naspi è del tutto fuori luogo. Una resa a cui non possiamo accodarci, anche perché comincia a farsi strada il dubbio che qualsiasi ipotesi di acquisizione preveda un’azienda senza più lavoratori. Per questo chiediamo una convocazione urgente da parte del Governo, e a questo scopo venerdì 12 ottobre alle ore 10,30 invitiamo parlamentari e consiglieri regionali davanti ai cancelli della Comital a Volpiano.

Qui sotto invece la nota diffusa dal Comune di Volpiano:

Richiesto un incontro politico al ministero per Comital e Lamalu
Sulla questione della cassa integrazione non applicabile alle procedure concorsuali

Alla riunione di questa mattina in Regione Piemonte su Comital e Lamalu è stato confermato, a seguito all’approfondimento di ieri a Roma con i tecnici del ministero del Lavoro, che le disposizioni sulla cassa integrazione contenute nel «Decreto Genova» non possono applicarsi alle procedure concorsuali. Le organizzazioni sindacali e l’assessora al Lavoro della Regione Piemonte, Gianna Pentenero, hanno espresso l’intenzione di chiedere un incontro urgente al ministero del Lavoro per effettuare valutazioni di carattere politico.

Durante la riunione il sindaco di Volpiano Emanuele De Zuanne ha sottolineato che «oltre alla questione del reddito dei dipendenti, non più procrastinabile, sta emergendo un rilevante problema di carattere ambientale, qualora gli impianti venissero spenti e non fossero più seguiti dagli addetti alla manutenzione».



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