In tanti si sono già ritirati, ma il Salone del Libro di Torino vuole unione e non divisione

Da quando si è saputo della presenza dell’editrice Altaforte, vicina a Casapound, alla 32^ edizione del Salone del Libro di Torino sono già in tanti quelli che hanno ritirato la propria partecipazione. Prima di tutti il collettivo di scrittori bolognesi Wu Ming e lo storico Carlo Ginzburg, poi il fumettista Zerocalcare, l’Anpi, Associazione nazionale partigiani d’Italia, il Museo di Auschwitz e il movimento politico “Non una di Meno”. Altrettanti sono quelli che invece protesteranno con iniziative come quella di cantare “Bella Ciao” in coro o quella di Eris Edizioni di affiggere dentro e fuori il Salone il logo dell’editoria antifascista. Anche la scrittrice Michela Murgia esorta a partecipare perché “non lasceremo ai fascisti lo spazio fisico e simbolico del più importante appuntamento editoriale d’Italia”.

Intanto gli organizzatori del Salone Internazionale del Libro di Torino spiegano che “questa esperienza deve unirci, non dividerci”.

“Il Salone del Libro di Torino è un luogo di scambio, di confronto, di condivisione, di festa – dichiara una nota stampa del Salone – . Coinvolge centinaia di migliaia di persone. È un esempio virtuoso per tutto il paese. E Torino è una città profondamente antifascista. La sua comunità ha spalle larghe e saggezza. Non raccoglie le provocazioni di chi vorrebbe solo visibilità. Nel centenario di Primo Levi, la comunità del Salone del Libro si raccoglierà una volta ancora per discutere di democrazia, di Europa, di convivenza, di immigrazione, di letteratura, del restare umani in un mondo difficile. Il Salone è una grande manifestazione popolare dove gente di tutte le età, i ceti, le idee, le provenienze, le nazionalità si dà appuntamento in un luogo che è diventato uno dei simboli della democrazia e della civile convivenza.”

“Le polemiche che si sono accese per la presenza di una casa editrice i cui animatori, in nome del fascismo, hanno rilasciato dichiarazioni che si commentano da sole, pongono un tema – continua la nota stampa – Lo abbiamo già detto, lo ripetiamo. Pongono questo tema al mondo dell’editoria, della cultura, della politica. È un tema che al Salone verrà affrontato in tanti incontri programmati da tempo. Il problema ovviamente non è la libertà d’espressione, ma cosa si può muovere intorno a certe idee che non sono solo agli antipodi dell’impostazione culturale del Salone di quest’anno (non è mai stato un problema: il Salone accoglie tutte le opinioni) ma la cui messa in pratica turberebbe l’ordine democratico offendendo la Costituzione. Se il Salone è diventato l’occasione per affrontare questo tema, rilanciandolo oltre che al mondo della cultura a quello della politica, allora la cultura sarà davvero servita a qualcosa.”

Conclude la nota: “Questa esperienza deve unirci, non dividerci. Deve farlo in nome di un bene superiore, e deve invitarci a tirare fuori – nei toni, nelle prese di posizione – la nostra parte migliore. Rispettiamo chi per evidenziare i problemi di cui sopra si è allontanato temporaneamente da quella che com’è ovvio è casa sua, e abbracciamo chi ha deciso, com’è più che mai ora necessario, di abitare con convinzione adesso quella stessa casa per farla durare, e darle spazio e vita.”