Alla scoperta dell’Eremo di Lanzo con Urbexteam-OldItaly #villeabbandonate

L’eremo di Lanzo Torinese fu costruito su progetto dell’ingegnere Francesco Lanfranchi a partire dal 1661 tra Lanzo Torinese e Balangero dal conte Gaspare Graneri della Rocca di Ceres. Una volta terminato, assieme al terreno circostante di 175 ettari, fu donato all’ordine camaldolese.

Il progetto lanfranchiano prevedeva la costruzione di una grande chiesa con la facciata rivolta verso Torino, grandi porticati nel retro della stessa sui quali affacciavano gli spazi di clausura, i parlatori, la foresteria, il chiostro, l’infermeria e i giardini. Le celle erano strutturate come piccole casette indipendenti con un giardino cintato disposte in file di quattro.

Si narra che la congregazione camaldolese di Piemonte, sorta agli inizi del XVII secolo per opera di Alessandro Ceva, monaco d’origine piemontese e confessore del duca di Savoia Carlo Emanuele I, in ringraziamento per la cessazione della peste del 1599, volle edificare nel 1602 l’eremo dedicato al Salvatore a Pecetto, in una splendida posizione sulle colline di Torino. A questa che sarebbe divenuta la Casa madre dei Camaldolesi di Piemonte, nel corso del Seicento nei territori ducali al di qua delle Alpi si sarebbero affiancati i monasteri di Belmonte presso Busca nel 1614, di Santa Maria in Selvamaggiore a Cherasco nel 1618 (rifondato nel 1675) e di Lanzo Torinese nel 1661. Attivi fino alla Rivoluzione francese, furono soppressi nel 1801, tranne quello di Lanzo, dove furono gli stessi monaci ad assicurare pur tra mille difficoltà finanziarie la sopravvivenza dell’istituzione, proseguendo a proprie spese l’esperienza cenobitica e monastica e vivendo anche di elemosina. Nel 1802, in seguito alla Rivoluzione francese, l’eremo venne chiuso e riconsegnato ai camaldolesi solo nel 1815 con l’avvento della Restaurazione. Nel 1836, vista la soppressione della famiglia camaldolese, l’eremo venne dato in affidamento ai carmelitani scalzi, che gestirono l’eremo fino alla soppressione degli ordini religiosi. Passato in mano demaniale (Ente Casa ecclesiastica), nel 1918 venne convertito della Croce Rossa Italiana in sanatorio per i reduci di guerra e poi per la cura della tubercolosi femminile; negli anni ’60 del Novecento venne edificato, all’interno del parco, un edificio adibito ad ospedale. L’ospedale “Eremo di Lanzo” venne riconvertito in RSA nel 1995 e venne definitivamente chiuso nel 2013.

Da sei anni l’imponente struttura giace abbandonata a se stessa. La strada che porta all’eremo è chiusa e completamente dissestata: la vegetazione si sta riprendendo i suoi spazi. Gli accessi, nonostante i tentativi di chiusura, sono sfondati e chiunque può entrare nell’Eremo senza troppe difficoltà. Dentro non è rimasto più nulla di prezioso : i muri cadono letteralmente a pezzi, le porte non esistono più, i lucchetti sono stati scardinati, il vecchio archivio è stato distrutto con le cartelle cliniche dei vecchi ospiti sparse ovunque, vetri rotti, quadri elettrici divelti, infiltrazioni d’acqua dai tetti e, naturalmente, anche qualche pezzo mancante, come la statua della Madonna portata via dalla vecchia chiesa.

Tra il 2009 e il 2010, la Società Italiana di Conservazione tentò di promuovere una campagna per il restauro e la valorizzazione della chiesa dell’Eremo dei Camaldolesi con pieno sostegno di enti e società come Società Storica delle Valli di Lanzo, Lions Club, Ministero per i beni e attività culturali, Comune di Lanzo…; Purtroppo, sembra che il progetto sia rimasto tale.

(Articolo e foto di Urbexteam OldItaly e Blamboley)



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