Un giovane e titolato cardiologo denuncia con una lettera aperta delle irregolarita dei concorsi ed avanzamenti di carriera all’Università del Piemonte Orientale

Giuseppe De Luca è un giovane e titolato cardiologo docente associato di Cardiologia all’Università del Piemonte Orientale che ha denunciato all’associazione Trasparenza e merito con una lunga lettera e con documenti e sentenze alla mano, una serie di gravi irregolarità e soprusi nella gestione dei concorsi ed avanzamenti di carriera presso il suo ateneo.

Ecco la lettera e il commento dell’associazione sulla denuncia del medico.

E’ uno scandalo il modo in cui vengono gestiti i concorsi e le progressioni di carriera nelle Università Italiane. La meritocrazia va sempre all’ultimo posto. Una gestione “mafiosa” del mondo accademico italiano e della sanità!

Spero che il mio coraggio (come quello di tutti voi) nel condurre questa battaglia all’insegna della meritocrazia e denunciare questi soprusi sia di aiuto a future generazioni di giovani brillanti ricercatori. Ritengo che rendere pubblici questi soprusi sia un’arma importante per migliorare il nostro Paese. Sono venuto a conoscenza per caso in questi giorni della vostra Associazione. Mi ha dato ancora più coraggio e mi ha fatto sentire meno solo. Grazie”.

Con queste parole si conclude la lunga lettera inviataci dal Prof. Giuseppe De Luca, docente associato di Cardiologia all’Università del Piemonte Orientale, recentemente iscritto a “Trasparenza e merito”, nella quale ci segnala, documenti e sentenze alla mano, una serie di gravi irregolarità e soprusi nella gestione dei concorsi ed avanzamenti di carriera presso il suo ateneo.

De Luca è un giovane (44 anni) cardiologo di eccellenza e di fama (nazionale e internazionale), nell’ambito clinico e scientifico, tra i 5 migliori ricercatori in assoluto del suo ateneo (classifica “Top italian scientist”), con all’attivo oltre 300 lavori scientifici su riviste internazionali, notevole esperienza didattica, primo cardiologo interventista-emodinamista italiano negli anni 2015-2017 per numero di difficili interventi al cuore. Ha ottenuto, nel 2017, l’abilitazione alla prima fascia nel settore scientifico disciplinare Med-11.

Alla fine del 2017 la sua università bandiva un concorso per professore ordinario nel suo settore. L’anomalia è rappresentata da almeno due elementi: 1) su 130 concorsi banditi dall’Università del Piemonte orientale, dall’entrata in vigore della Legge Gelmini (dato che il regolamento di ateneo non lo prevedeva), il concorso di prima fascia per il ssd Med-11 , settore concorsuale 06/D1, è stato l’unico “riservato ad esterni” (art. 18 comma 4); 2) inizialmente lo stesso concorso, come dimostrano i documenti in nostro possesso, era stato proposto dal Dipartimento di Medicina traslazionale come concorso “aperto” (modalità art. 18, comma 1), cioè per interni ed esterni, ma successivamente, per ragioni non precisate, il concorso è stato portato al Consiglio di amministrazione dell’ateneo come riservato agli esterni e come tale approvato e bandito.

La motivazione, informalmente addotta da parte del dipartimento, appunto senza peraltro una attribuzione formale, è stata che il punto organico utilizzato per tale concorso dovesse essere destinato a candidati esterni all’ateneo. In buona sostanza, l’ateneo decideva di discutere il bando in dipartimento come concorso aperto a tutti, per poi trasformarlo successivamente, una volta ottenuta l’approvazione, in concorso chiuso agli interni e riservato agli esterni, come capite in modo informale (lo confermano i giudici amministrativi). Va tenuto presente che numerosi erano i settori disciplinari per i quali un utilizzo di quel punto organico esclusivo per docenti esterni sarebbe apparso strategicamente più ragionevole rispetto al settore cardiologia.

A questo punto De Luca inviava una lettera di diffida in autotutela al Rettore e al Direttore del dipartimento, specificando responsabilità non solo di tipo amministrativo ma anche di tipo penale, senza ottenere alcun effetto. Depositava, dunque, un ricorso al Tar Piemonte, e successivamente al Consiglio di Stato che, nel maggio 2018, accoglieva il ricorso, ordinando la sospensiva del concorso e condannando l’università al risarcimento delle spese. L’Università però non sospendeva la procedura, a differenza di quanto disposto dai giudici, ma annullava il concorso per bandirne di nuovo, subito dopo, uno simile, nonostante una nuova lettera di diffida da parte di De Luca.

Anche in questo caso il ricorrente era costretto a presentare ricorso al Consiglio di Stato che con una nuova ordinanza accoglieva il ricorso cautelare rimandando tutto al merito. Si aggiunga il particolare che, il Prof. De Luca, dopo alcuni pensionamenti, in qualità di unico professore associato del settore disciplinare, secondo prassi consolidata e ai sensi dell’art. 8 comma 6 del protocollo di intesa tra Regione Piemonte e Università del Piemonte Orientale (“La nomina dei responsabili di struttura complessa a direzione universitaria è effettuata dal direttore generale d’intesa con il rettore, sentita la scuola di medicina, sulla base del curriculum scientifico e professionale del responsabile da nominare”), sarebbe dovuto essere nominato alla guida della divisione della Cardiologia Universitaria dell’Ospedale Maggiore della Carità di Novara.

Cioò non è accaduto e, irragionevolmente, in modo ulteriore, anche l’elezione del ruolo di Direttore della Scuola di specializzazione in Malattie dell’apparato cardiovascolare, per la quale il Prof. De Luca era unico candidato, in quanto unico docente del settore, come imposto dalla legge, non ha avuto ancora luogo, al punto che la Scuola è stata affidata (da 8 mesi) al Decano dell’ateneo, che risulta già Direttore di altra Scuola di specializzazione, pertanto incompatibile con l’incarico provvisorio.

Il collega De Luca, coraggiosamente, aveva scritto anche una “lettera aperta” agli altri docenti nella quale con parole forti chiedeva solidarietà e soprattutto il rispetto delle regole:

“Cari colleghi, finora qualcuno si è divertito a fare scherzi. Purtroppo, la scuola di Specialità non è uno scherzo, come non lo sono le Istituzioni. Chi lavora in una Istituzione pubblica (sovvenzionata con denaro dei contribuenti) senza avere un minimo senso dell’Istituzione stessa, forse farebbe bene a trasferirsi in una Università privata o svolgere attività libero professionale. In più occasioni alcuni di voi (colleghi ospedalieri) mi hanno chiesto la chiara motivazione della messa in scena delle numerose convocazioni per l’elezione del Direttore della Scuola di Specialità, essendo io unico candidato. Come ho ben spiegato, è stato fatto di tutto pur di ostacolare la mia elezione, in attesa dell’arrivo del PROFETA (…)”.

La nomina di De Luca (in questo specifico caso divenuta elezione), unico docente che per legge potrebbe assumere la direzione, è un criterio necessario per ottenere l’accreditamento della scuola di specialità in cardiologia, che pertanto rischia la chiusura da parte del Ministero. A danno degli specializzandi della scuola di cardiologia. Viene da chiedersi quale sia la ragione, se non per attendere l’espletamento del suddetto concorso di prima fascia e se non come possibile ritorsione per i ricorsi e le denunce fatte da De Luca.

Secondo quanto comunicato dal prof. De Luca al Miur, risulterebbe peraltro una grave anomalia, ovvero il fatto che l’ateneo abbia fatto risultare lo stesso De Luca direttore della Scuola di specializzazione, il che potrebbe significare un potenziale falso in atto pubblico.

Sottolineiamo che, secondo la documentazione in nostro possesso, le gravi irregolarità sono state, per tempo, già segnalate al Miur, da cui attendiamo che venga messa in atto prontamente la sua funzione di garanzia e di controllo, come previsto dalla legge.

La risposta che ci sentiamo di dare al nostro coraggioso e qualificato collega Prof. De Luca è che – ringraziandolo per la fiducia riposta in noi – il suo è un esempio di persona e studioso che non piega la testa di fronte a chiari soprusi subiti e che, nell’interesse della cittadinanza, degli studenti, dei pazienti, oltre che per difendere i propri legittimi diritti, denuncia per il rispetto delle regole, della trasparenza, della qualità del servizio e del merito. Una cosa possiamo dire al collega, al di là di quello che potremo ottenere rendendo nota la questione all’opinione pubblica e alla magistratura: nella battaglia di giustizia intrapresa, caro Giuseppe, non sei più da solo!