Cannabis terapeutica, i 5 Stelle chiedono a Chiara Appendino di difendere i negozi di cannabis light

Dopo la mozione del maggio scorso a firma del consigliere Federico Mensio (M5S), presidente della commissione Ambiente del Comune di Torino, che impegna la città a coltivare nei suoi terreni la cannabis terapeutica, ipotizzando il sito dell’istituto Bonafus a Chieri, è arrivata martedì 9 luglio un’interpellanza del Movimento 5 Stelle alla sindaca Chiara Appendino. L’invito è di tutelare i commercianti di cannabis light, i quali stanno subendo da oltre un mese sequestri da parte delle forze dell’ordine. Queste azioni sono sembrate eccessive, sfruttando un vuoto normativo, e lesive nei confronti dei negozianti che hanno già investito molti soldi nel settore.

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Federico Mensio è intervenuto insieme al dott. Vittorio Andrea Guardamagna, responsabile dell’Istituto Europeo di Oncologia, al programma radiofonico Giorno per giorno, andato in onda stamattina alle 10:30 su Radio Rai 1, per commentare la notizia data in questi giorni della “bocciatura” della cannabis light da parte del Consiglio Superiore della Sanità (CSS). Su richiesta del ministro della Salute Giulia Grillo il CSS ha detto che la cannabis a uso medico non è un farmaco perché non è stata ancora condotta alcuna sperimentazione scientifica.

Il ministro Grillo rassicura i pazienti in un comunicato sul sito del ministero: “il parere non contiene prescrizioni negative, pertanto non sarà bloccato l’utilizzo terapeutico della cannabis e continuerà a essere assicurato ai sensi della normativa vigente. Valuterò con le direzioni tecniche e i soggetti interessati l’opportunità di recepire quanto indicato nel parere dal Css sulla necessità di avviare una sperimentazione clinica a maggior tutela dei malati. I pazienti sanno bene che mi sono impegnata personalmente per aumentare le scorte di cannabis ad uso medico, incrementando le importazioni dall’Olanda e raddoppiando la produzione di cannabis dello Stabilimento chimico-farmaceutico militare di Firenze, e proprio nei prossimi giorni insieme al ministero della Difesa e al Mipaaf finalizzeremo l’accordo per migliorare ancora il processo produttivo e garantire l’approvvigionamento ai malati”.

Il dott. Guardamagna non vede la dichiarazione del CSS come una bocciatura, bensì uno stimolo per una ricerca di tipo scientifico che possa rompere i tabù e i pregiudizi su questa pianta, spesso vista come droga per l’uso ludico che si è fatto negli anni. Non si deve neanche pensare che sia una panacea, ma bisogna constatare i veri effetti del tetraidrocannabinolo (THC) e soprattutto del Cannabidiolo (CBD), che sono stati notati dai medici nei pazienti, ma che ora devono essere validati dalla ricerca. Tra gli effetti positivi citati dal dott. Guardamagna ci sono la riduzione del dolore cronico, non solo oncologico, la riduzione di nausea e vomito, spesso associati con la radioterapia nei pazienti oncologici e effetto notato da chiunque abbia preso della cannabis di aumentare l’appetito, utile per persone HIV+ o con tumore.

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I recettori per i cannabinoidi sono presenti fisiologicamente nel nostro corpo e regolano il ritmo sonno-veglia, hanno azione antiemetica, antiossidante, ipotensiva, immunosoppressiva, antinfiammatoria, analgesica, antispastica e stimolante dell’appetito. La classe medica è ancora poco informata sull’uso e gli effetti e perciò sono poche le prescrizioni, ma secondo il dott. Guardamangna in 2/3 anni il numero di prescrizioni raddoppierà e saranno necessarie 2/3 tonnellate di cannabis per sopperire alle richieste. Federico Mensio sottolinea che a oggi la maggior parte della cannabis terapeutica è importata dall’Olanda e che non è comunque sufficiente. Per questo Torino si sta muovendo per avere l’autorizzazione alla coltivazione, anche se non è chiaro a chi chiederla, se al ministero della Salute o al ministero della Difesa. Il centro di produzione, già individuato, sarà pubblico con partner privati come per esempio l’Università.

Gli effetti a lungo termine della cannabis sono noti solo nell’uso ludico illegale, dove però si assumono dosi più alte e oltre a THC e CBD sono presenti altre sostanze contaminanti. La cannabis terapeutica, invece, è coltivata in ambiente protetto e sterile, per cui è più sicura.

Foto di Cannabis Tours