Divieto di caccia sui fondi privati: dichiarato legittimo però mancano ancora criteri e modalità di ottenimento

La norma della Regione Piemonte che consente ai proprietari o conduttori dei fondi di chiedere il divieto di caccia sugli stessi è vigente, legittima e recita:

“Il proprietario o il conduttore di un fondo che intende vietare sullo stesso l’esercizio dell’attività venatoria inoltra al Presidente della provincia e al Sindaco della Città metropolitana di Torino e, per conoscenza all’ATC o CA di competenza, una richiesta motivata che deve essere esaminata dall’amministrazione nel rispetto dei termini di
cui all’art. 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), e in assenza di risposta entro i termini ivi contenuti si intende accolta. La Giunta regionale, sentita la commissione consiliare competente, stabilisce i criteri e le modalità di esercizio del presente divieto, compresa l’apposizione, a cura del proprietario o del conduttore del fondo ove insiste il divieto di caccia, di tabelle esenti da tasse, che delimitano in maniera chiara e visibile il perimetro dell’area interessata.”

La Giunta Regionale ora ha il dovere di attivarsi per fissare i criteri e le modalità di esercizio del divieto, provvedendo ad assumere anche il parere della Terza Commissione del Consiglio regionale competente in materia. Per tante attività legate agli ambienti naturali danneggiate dalla presenza della caccia (agricoltura e orticoltura con produzioni biologiche o biodinamiche, agriturismi, fattorie didattiche, gestione di percorsi didattici, naturalistici e turistici, oasi private per attività di birdwatching, ecc.) possono aprirsi possibilità nuove per poter svolgere le proprie attività senza il pericolo causato dalla presenza di persone armate alla ricerca di prede.



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