Animali da palco e dove trovarli, una nuova rassegna di teatro indipendente a Torino

Nasce una nuova rassegna teatrale in città. La firma Onda Larsen, compagnia nata nel 2008 a Torino che, oltre a produrre spettacoli e a gestire quella che, per numeri, si può definire una vera e propria scuola di teatro (coinvolge 150 allievi nei vari corsi), a novembre organizza la sua prima stagione. Che nasce con una sua peculiarità: sul palco del Qubì di via Parma 75 sale, ogni seconda domenica del mese, dal 10 novembre al 10 maggio, un’eccellenza teatrale di una regione italiana. Ovvero si dà spazio a compagnie e attori scovati in giro per l’Italia, i cui progetti di valore, per numeri o perché produzioni indipendenti, non potrebbero finire all’interno delle grandi stagioni. In tempi di sovranismo territoriale e regionalismo, una ricerca attenta per dare spazio ai più bei progetti innovativi e giovani d’Italia.

La direzione artistica è dello stesso collettivo di Onda Larsen che ha mescolato le regioni (due compagnie piemontesi, tre lombarde, una da Lazio, una dalla Toscana, una dall’Emilia Romagna) ma anche i generi, dalla commedia al dramma.

In programma un’anteprima nazionale e un’anteprima regionale e un obiettivo: avvicinare al teatro nuove fasce di pubblico. Da qui il titolo, decisamente graffiante e volutamente provocatorio, “Animali da palco e dove trovarli” e la formula che strizza l’occhio agli spettatori, cercando di creare nuovi pubblici. Gli spettacoli sono la domenica alle 20,30. Prima, alle 19,30, c’è un aperitivo che celebra la regione dalla quale proviene la compagnia. E’ curato e preparato dall’Associazione Culturale Qubì. Non è obbligatorio, chi vuole può venire solo per la serata, ma prova a offrire una soluzione completa a chi vuole arrivare, fare aperitivo e poi guardare lo spettacolo.

Il cartellone: uno spettacolo al mese da novembre a maggio

Domenica 10 novembre. Anteprima regionale. Piano in bilico in “Notti bianche”.
In una città senza nome, in epoca che ricorda la nostra, in un mese imprecisato di un anno indefinito. Un uomo e una donna, forse più adulti, ma non meno sperduti e disperatamente sognanti dei personaggi di Dostoevskij, s’incontrano durante un bizzarro fenomeno atmosferico che interessa tutto il globo terrestre, un eccezionale evento noto come Le Notti Bianche: per cinque notti il sole non calerà mai del tutto, illuminando il cielo anche di notte. Un lucore costante. Questo fenomeno comporterà il malfunzionamento di tutti gli apparecchi elettronici, una sorta di bolla atemporale in cui i nostri protagonisti si trovano immersi.

Uno spettacolo che indaga le dinamiche relazionali dal punto di vista di due personaggi più adulti, lasciando pressoché inalterata la storia originale, ma operando una trasposizione in un linguaggio agile e un dialogo attivo, lasciando sprazzi di narrazione a far capolino qua e là, come un’eco dostoevskijana.

Un elemento fondamentale è l’uso della scenografia: la città delle Notti Bianche sarà evocata scenicamente dalle trasparenze di pannelli ricoperti in tulle sottile, su cui saranno proiettate immagini ad acquerello, a disegnare i contorni indefiniti di una città illuminata da una luce eterea, a evocare i labili confini che esistono tra il sogno e la realtà, tra il ricordo e la fantasia e tra le speranze e le delusioni d’amore.

Elaborazione drammaturgica: Livia Castiglioni e Dario Merlini.

Regia: Paolo Garghentino e Silvia Giulia Mendola.

Con: Paolo Garghentino e Silvia Giulia Mendola.

Primo spettatore e Aiuto regia: Livia Castiglioni.

Musiche e Sound Design: Gipo Gurrado.

Produzione: PianoinBilico e GecobEventi.

Domenica 8 dicembre. Anteprima nazionale. Aretè in “Il cadavere”.

In un salotto, una coppia e un corpo avvolto in un telo. Non si sa chi sia, né cosa abbia spinto i due ad ucciderlo. Il dialogo tra marito e moglie, ai limiti tra l’assurdo e il quotidiano,viene interrotto dal campanello… Tra humor e macabro, un viaggio nelle profondità della mente umana, dove bene e male sono ugualmente presenti.

Autore: Simone Valentino.

Regia:Simone Valentino.

Aiuto regia: Fiorella Carpino.

Interpreti: Fiorella Carpino, Chiara Pautasso, Simone Valentino, Andrea Zuliani.

Musiche e idea scenografica: Claudia Martore.

Domenica 12 gennaio. Angelo Colosimo in “Bestie rare”.

Semi-dramma in lingua calabra, scritto e interpretato da Angelo Colosimo per la regia Roberto Turchetta.

Un paesello della Calabria, un tribunale popolare che giudica e condanna senza remore un imputato poco più che bambino. Un substrato culturale cinico da cui emergono una spietata vendetta e storie di pedofilia consumate da un prete. Bestie rare racconta una cultura secolare che esplode tra luoghi comuni, gergalità, modi prosaici e poetici.

Autore e interprete: Angelo Colosimo.

Regia: Roberto Turchetta.

Luci: Nicola Caccetta.

Musiche: Marianna Murgia.

Produzione: Wobinda Produzioni.

Domenica 9 febbraio. I demoni in “Il topo del sottosuolo”
Svidrigajlov, incallito giocatore che scommette su se stesso per tutta la vita, giocando ai limiti del consentito una partita senza esclusione di colpi col destino, si innamora di Dunja, la candida sorella di Raskolnikov e incrocia il destino del protagonista anche perché origlia una scomoda confessione che

egli fa a Sonja. Da questi intrecci Dostoevskij si discosta per farci conoscere Svidrigajlov dall’interno, penetrando in soggettiva nella sua mente contorta e piena di contraddizioni e raccontandoci il passato di un uomo che si definisce “malato”, come il protagonista delle Memorie dal sottosuolo.

E anche lui, infatti, è un personaggio del sottosuolo, anzi, un topo, come quelli che vede in un delirio di allucinazioni nell’ultima notte della sua vita, quella che precede il suicidio, estremo e definitivo atto di coraggio e di sfida alla morte.

Svidrigajlov è un personaggio straordinario, cui Dostoevskij dedica molte pagine nella seconda parte di Delitto e castigo. Essendo il suo un romanzo uscito a puntate, l’autore si è potuto permettere digressioni dalla linea narrativa principale, approfondendo personaggi, fatti e situazioni che

incontrano solo sporadicamente la trama principale.

Lo spettacolo è ambientato in una locanda di San Pietroburgo, dove il pubblico potrà prendere posto ai tavolini accanto al protagonista, che interagisce con loro, tra un bicchiere di vino e il caratteristico odore delle candele accese. Un’esperienza intima e travolgente, che coinvolge il pubblico prendendolo a testimone di una storia di ozio e depravazione.
Adattamento di Alberto Oliva e Mino Manni.

Con Mino Manni.

Regia di Alberto Oliva.

Domenica 8 marzo. Paola Giglio, Marcella Favilla in “Finalmente sola”.

P. è sempre stata fidanzata, dall’età di 5 anni. Nella sua vita è saltata da una storia all’altra senza soluzione di continuità, schiava dell’amore e degli uomini, ai quali proprio, non sa dire di no. Ora però qualcosa è cambiato. Ora è rimasta sola, finalmente, faccia a faccia con sé stessa, senza nessuno cui rivolgersi, da cui farsi consolare. Del resto non ne poteva più dell’eterna spirale amorosa nella quale era incastrata da sempre, fatta di dinamiche ripetute all’infinito con uomini tutti banalmente diversi: cambiavano i bisogni, ma lo schema era sempre lo stesso. M., R., S., G., A., D., U., … poi è arrivato F. Che ha sparigliato le carte e l’ha portata di peso dove si trova adesso. Ora che è sola, finalmente, P. ripercorre con ironia e sarcasmo il suo passato sentimentale, dà libero sfogo a tutto il suo sentire, parla, canta, ride. Solo di F. non riesce a ridere. Su F. c’è poco da scherzare. Ha fatto sì che lei affrontasse il suo problema con gli uomini e l’ha mandata qui, dove può riflettere sul suo comportamento. In effetti questo è un non luogo riposante, dove P. non si sente giudicata, come spesso la faceva sentire F., che, diciamolo, ogni tanto era un po’ troppo severo. Critico. Un vero rompicoglioni. No, no, lui la amava più di ogni altro, era il migliore di tutti e lei lo doveva ringraziare per averla salvata, e pulisci meglio lì che c’è una macchia. E vaffanculo, fallo te, ha detto un giorno P. E così è arrivata dove si trova ora. Dove ha fatto un passo avanti nella consapevolezza di sé: non c’è bisogno di avere un uomo accanto per sentirsi completa. C’è voluta una relazione violenta per farglielo capire. E no, non ha avuto un’infanzia difficile, nessun problema in famiglia. Capita, anche alle migliori di rimanere invischiate in rapporti malati e potenzialmente pericolosi. E’ possibile uscirne indenni, senza segni di mani strette sul collo o costole fratturate? E’ ciò che si chiede P., che la sua esperienza l’ha avuta e certo sa, al contrario di noi, come è andata a finire. Ce lo racconterà, certo. Ci dirà tutto, dall’inizio.

Domenica 5 aprile. Onda Larsen in “Il sogno di Bottom”.

Spin off di uno dei più divertenti personaggi di Shakespeare. Siamo nel 1595, nel bosco di “Sogno di una notte di mezza estate”, Bottom e Quince provano lo spettacolo per il Duca. Finita la prova, Bottom si addormenta e si risveglia quattro secoli dopo davanti a un giovane regista che sta cercando di allestire uno sgangherato progetto teatrale nella speranza di ottenere qualche finanziamento pubblico. Bottom si lascerà coinvolgere con non poche difficoltà e involontariamente metterà a nudo le contraddizioni del nostro presente grazie alla sua semplicità.

I dialoghi serrati e divertenti, i personaggi ben caratterizzati e gli argomenti estremamente attuali sul mondo teatrale ma anche sul mondo del lavoro in generale, sono i punti di forza di questo spettacolo. Il testo invita a una riflessione sui meccanismi burocratici che regnano sovrani nel mondo del lavoro e ridicolizza quegli aspetti che oggi sono considerati “vantaggiosi” ma che in realtà badano più alla forma che al contenuto. Quincio, il regista della storia che vive ai giorni nostri, per riuscire ad accontentare le richieste di un bando ed ottenere così dei finanziamenti, è costretto a destrutturare tutte le sue idee sull’arte e a presentare un progetto che “artistico” ormai non è più.

L’ironia e la satira dominano questo testo e ci spingono a riflettere su alcune contraddizioni del nostro presente che forse sono stati assimilate senza che ce ne siamo veramente accorti. “Ci si accontenta in mancanza d’altro e purtroppo ci si abitua” viene detto all’interno della storia. E’ veramente così o si può cambiare qualcosa?

Produzione Onda Larsen

Scritto e diretto da Lia Tomatis.

Con Riccardo De Leo e Gianluca Guastella.

Elementi scenici e costumi Barbara Tomada.

Domenica 10 maggio Stefano Santomauro in “Fake Club”.

Meteorite si schianterà sulla terra fra dieci giorni. Troppi metalli nei vaccini: bambino arrugginisce dopo il bagnetto. Sono queste, e molte altre, le notizie che ogni giorno ci arrivano dai social, dalle radio passando per la stampa e la tv. Le così dette Fake News. Il falso diventa spunto di riflessione per questo nuovo divertentissimo spettacolo di Stefano Santomauro che, dopo il grande successo di “Like” recensito da La Stampa come uno spettacolo: “Assolutamente da non perdere!”, affronta, nel sua tipica cifra comica, il tema attualissimo del vero e falso. Lo spettacolo ci trascina dalle prime fake raccontate ai bambini passando dalla Seconda Guerra Mondiale, Trump, Van Gogh e molto altro. Grazie al connubio fortunato con l’autore Francesco Niccolini, “Fake Club” racconta uno spaccato attuale della nostra societa’, senza censura. Senza vergogna. Senza mentire.

Scritto da Stefano Santomauro e Francesco Niccolini.

Produzione Pilar Ternera/Ntc, con il contributo de Festival di Narrazione Montagne Racconta.

Regia Stefano Santomauro.