I fiori oscuri del lago, intervista con Graziella Costanzo

Torna la “Miss Marple di Bogo Vanchiglia” con una nuova avventura che la porta però lontano da Torino, ai confini del Piemonte, sul lago Maggiore, sul lago d’Orta, nell’Ossola. I fiori oscuri del lago, Neos Edizioni, è il nuovo romanzo di Graziella Costanzo e i nosti territori sono assolutamente protagonisti.

Sara Audisio e il suo bassotto si trovano ad indagare sulla morte di una donna annegata nel lago d’Orta, la quale ha due sorelle ed una madre che non l’hanno mai amata, un uomo che non è mai diventato  suo marito ed una vita noiosa e triste, alla quale però sembra alternare momenti di esagerata mondanità. Sul mio blog la recensione completa del libro.

Graziella Costanzo ha risposto alle mie domande.

La tua Sara Audisio, che avevamo conosciuto alla nascita, è ormai diventata un’eroina seriale. Cosa si trova ad affrontare questa volta?

Sara Audisio viene coinvolta in un fatto di cronaca che, inizialmente, ha fatto pensare o a un incidente, data l’abitudine di Gigliola Mellerio di passeggiare in riva al lago d’Orta e di fermarsi a distribuire briciole di pane alle anatre. Ma presto si capirà che la morte della donna è stata provocata dalla mano di qualcuno.

Da cosa è nata l’idea per questa avventura?

L’idea è nata dal fatto che la cognata di Sara, la psicologa Ornella Battistini, aveva conosciuto alcuni mesi prima Gigliola, riportandone l’impressione di creatura tormentata. In questo romanzo ho dato un ampio spazio proprio a Ornella, personaggio di grande sensibilità a cui Sara è molto legata. Sara, infatti, all’inizio, sembra occuparsi poco dello svolgimento delle indagini, ma ben presto la sua notoria curiosità la porta a mettersi a indagare in parallelo con la polizia.

Come è cambiato il personaggio di Sara libro dopo libro?

Sara Audisio in questo romanzo si riconferma desiderosa di scoprire chi ha causato la morte di una donna infelice, collaborando nella seconda parte del libro con chi indaga, come era già avvenuto nei romanzi precedenti.

Sullo sfondo questa volta c’è il territorio dell’Ossola e dei laghi, bellissimo e affascinante. Qual è il tuo rapporto con questa zona del Piemonte?

Ho scelto di ambientare il romanzo nel Verbano-Cusio-ossola perché è una delle più belle zone del Piemonte. Adoro il lago d’Orta che ha qualcosa di magico, ma mi ha molto colpito anche la valle Vigezzo che conoscevo poco e che ho trovato affascinante con la sua storia legata all’invenzione dell’acqua di colonia e all’antico mestiere degli spazzacamini.

Ancora una volta i tuoi romanzi sono pieni di personaggi femminili. Questa volta non mancano le figure negative. Come mai questa scelta?

Alcuni personaggi femminili sono negativi, ma purtroppo li si scopre anche nella realtà. La famiglia della sfortunata Gigliola si può definire un vero covo di vipere.

Tra tutte queste donne c’è però anche un uomo, che è decisamente una figura positiva. Ci parli del commissario Barbagallo?

Per contrasto il commissario Barbagallo si rivela di umanità straordinaria, come il commissario Vinciguerra del mio primo romanzo “Delitto nel Canavese”. Entrambi prendono a cuore la tragica vicenda di una donna fragile su cui si è accanito proprio chi avrebbe dovuto comprenderla e amarla. Non posso dire di più perché il mio romanzo è…un giallo.

Troveremo presto Sara Audisio nuovamente all’opera?

Si, seguirà l’anno prossimo un altro romanzo che vedrà sempre protagonista la mia Sara che ritroverà, inaspettatamente, qualcuno del suo passato