Il lago verde, intervista con Edoardo Guerrini

E’ ambientato tra Novara e Torino l’ultimo romanzo di Edoardo Guerrini, che risponde al titolo di Il lago verde, Mezzelane Editore, con protagonista il commissario capo di polizia provinciale Ettore Esposito.

Tra risaie e cave Esposito riceve un biglietto anonimo che lo avvisa di un possibile caso di smaltimento illecito di rifiuti. L’indagine rivelerà un sistema decisamente articolato e pericoloso, coinvolgendo il nostro commissario anche nella sua vita privata. Trovate qui la recensione completa del libro.

Edoardo Guerrini ha risposto alle mie domande.

Al centro della storia abbiamo un tema molto attuale: lo smaltimento illecito di rifiuti che diventa oro per la criminalità organizzata. Come mai hai scelto questo argomento?

La storia trae molto beneficio dalla mia esperienza professionale. A Novara ho lavorato quasi dodici anni come responsabile del settore ambiente della Provincia, poi mi sono spostato a Torino dove nel frattempo la provincia è diventata Città Metropolitana di Torino, ma le competenze sono rimaste le stesse, ed io anche lì mi occupavo del servizio rifiuti. Perciò ho avuto modo di toccare con mano, oltre che leggerne sui giornali, dei fenomeni di smaltimento illecito di rifiuti che molto spesso si caratterizzano nei modi descritti nel libro: l’occultamento al fondo di scavi di cave, oppure il riempimento di capannoni industriali tramite imprese intestate a prestanome, e magari il successivo incendio che spazza via tutto.

Qual è la situazione attuale, in Piemonte, relativa al tema dello smaltimento illecito?

Purtroppo in Italia c’è una carenza cronica di impianti di gestione rifiuti, in particolare per la parte industriale, dovuta alla carenza di scelte politiche perché nessuno li vuole sul proprio territorio con la cosiddetta sindrome Nimby (not in my backyard). Nel traffico illecito di rifiuti si trovano spesso infiltrazioni mafiose anche al Nord Italia, ci sono inchieste e processi aperti nati nel milanese ma dove spesso ci si estende anche al Novarese.

Torino, Novara, qual è il tuo rapporto con i territori in cui si svolge la storia?

Novara è una città amabile, ricca di monumenti e con gente simpatica con cui mi sono trovato molto bene, solo pesavano i viaggi quotidiani perché la mia famiglia è a Torino e quindi il treno tutti i giorni era un po’ pesante.

Se non sbaglio, il commissario Esposito è alla sua seconda avventura, come è cambiato il personaggio?

Il personaggio di Ettore è sempre un uomo curioso e attivo nelle sue inchieste. Diciamo che mentre prima il mestiere di giornalista lo rendeva un po’ più isolato nella sua volontà di ricerca della verità, qui riesce ad avere una squadra e ad entrare un po’ più nello schema tipico del genere. Nel frattempo le sue vicende sentimentali hanno sempre un peso notevole, in particolare in questo libro anche per esigenze di trama, perché mi interessava approfondire il tema delle “donne di mafia” e trovare per Angela uno sbocco che le permettesse di uscire dalla famiglia e dai suoi legami.

E’ già in lavorazione una nuova avventura?

Per ora però non sto lavorando su Ettore, c’è un altro giallo in cantiere ma in un mondo un po’ diverso.



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