Un ricercatore torinese: su cento modelli di mascherine cinesi FFP2, la metà non protegge

In un’intervista a Repubblica Marco Zangirolami ha raccontato la sua esperienza relativa alla misura della filtrazione delle mascherine FFP2 di importazione.

Zangirolami è un metrologo che ha lavorato per anni all’Istituto di Metrologia Gustavo Colonnetti di Torino che ha aperto la Fonderia Mestieri con un laboratorio per misurare la filtrazione dei tessuti con apparecchi richiesti dalla norma di riferimento per offrire il servizio a aziende che avevano importato molte mascherine cinesi.

Zangirolami  racconta:

Con lo staff di Fonderie abbiamo fatto incetta delle mascherine che trovavamo nelle farmacie e nei negozi, per fare le prove sui tessuti e capire quanto erano pericolose Finora ho testato un centinaio di modelli, la metà dei quali non protegge come dovrebbe. Anzitutto non filtrano come dovrebbero. Il parametro della filtrazione, ossia quante particelle passano attraverso la maschera, è il primo che andiamo a misurare.

La Ffp2 deve avere una capacità filtrante del 95 per cento, e poche raggiungevano quel livello. Poi c’è l’altro parametro cruciale: la perdita di tenuta. Poiché la sagoma delle Kn95 è progettata per i tratti somatici asiatici, sul viso degli europei perde un 40 per cento di tenuta, perché noi abbiamo il naso più pronunciato e gli zigomi più sporgenti. Ecco perché passa l’aria e si appannano gli occhiali.

Vedo troppa gente che si affida alle mascherine di stoffa, griffate, lavabili: non funzionano! Se bagno un filtro lo uccido. Non esistono filtri lavabili. Servono per non avere la multa, ma non proteggono dal Covid. Se avessimo avuto e indossato le mascherine giuste dopo la prima ondata, non avremmo avuto la seconda.



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