La morte di Luigi Tenco: si riparla dell’ipotesi dell’omicidio

A 54 anni dal Sanremo 1967 quando Luigi Tenco fu trovato morto nella sua camera d’albergo, ucciso da un colpo di pistola alla tempia si parla di nuovo del caso del cantautore piemontese che ha fatto parte della grande scuola genovese di musicisti.

Dopo che varie indagini sono state chiuse parlando di suicidi il criminologo Pasquale Ragone ha di nuovo sostenuto la tesi dell’omicidio. Luigi Tenco fu ucciso. Nel 2013 Pasquale Ragone e Nicola Guarneri scoprirono che il bossolo recuperato dalla polizia nell’indagine è quello di una Beretta un’arma diversa da quella posseduta da Tenco. Fu aperto un supplemento d’indagine, poi archiviato.

Pasquale Ragone ora sta lavorando con degli esperti per far riaprire l’inchiesta sulla morte di Luigi Tenco:

Siamo certi che la pistola che sparò a Tenco non era la stessa posseduta dal cantautore: è il nostro fondamento principale della richiesta di riapertura del caso. Ci provammo inutilmente presso la Procura di Sanremo prima e presso quella di Imperia poi; ma non ci fermiamo e andiamo avanti perché siamo convinti che Tenco fu assassinato. Autorevoli periti balistici che hanno esaminato la documentazione sulla morte del cantautore e il bossolo, sono arrivati alla conclusione che impronta ed espulsione presenti come segni sul bossolo ritrovato, non sono di una pistola Walther PPK che era quella di Tenco, ma di una Beretta modello 70 che peraltro era in calibro 765, quindi compatibile con il foro d’entrata misurato soltanto nel 2006 cioè 39 anni dopo i fatti.

Senza dimenticare altri fatti strani come lo spostamento del corpo di Tenco in un’altra stanza per poi riportarlo nella sua, la 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo. Alterando di conseguenza la scena del crimine. Inoltre, i segni sul bossolo e sulla tempia di Tenco evidenziano l’uso di un silenziatore. Non è un caso quindi che nessuno quella notte sentì lo sparo, in primis Lucio Dalla che dormiva nella stanza accanto. Aggiungo che Tenco rivelò al suo produttore Paolo Dossena di essersi comprato una pistola perché si sentiva minacciato e qualcuno aveva già cercato di ucciderlo. Noi continuiamo a indagare e siamo pronti a fare altri nomi coinvolti nel delitto dopo quelli fatti nei due libri scritti sulla vicenda.

Per ora posso solo dire che la pista che stiamo seguendo è una pista anche legata alla vita privata di Luigi Tenco e che quella sera nella stanza del cantautore erano presenti più persone tra cui una di nazionalità straniera. Tenco quella sera dopo l’eliminazione era pronto a fare una denuncia importante riportandola per iscritto. Quindi non soltanto quell’unico biglietto considerato come una lettera di addio del cantautore per rafforzare l’ipotesi suicidio.

Riteniamo che fu proprio questa persona di nazionalità straniera a consegnare quel biglietto alle autorità, visto che inizialmente non fu trovato nella stanza di Tenco. Un biglietto scritto si da Tenco ma sotto dettatura. E comunque il movente dell’omicidio di Luigi Tenco: ha a che fare con le promesse che gli erano state fatte sulla vittoria, una promessa di vittoria che poi si è trasformata in eliminazione; un’eliminazione di cui Tenco fu informato prima, per questo quel giorno fu descritto di pessimo umore e si sballò assumendo alcol e barbiturici. Abbiamo anche delle registrazioni che confermano tutti questi elementi.

Sempre sulla morte di Tenco nel recente festival di Sanremo in un monologo di Barbara Palombelli c’è stato un riferimento ai fatti accaduti durante l’edizione del Festival di Sanremo del 1967:

Noi ragazzi negli anni ’60 cercavamo le emozioni. Pensate che Luigi Tenco, giocando con una pistola, proprio qui ha trovato la morte. Chiesi a Gino Paoli, molti anni dopo, cosa accadde veramente qui a Sanremo quell’anno. E mi disse: ‘Noi non avevamo le droghe, ci dovevamo caricare di emozioni e allora camminavamo sui cornicioni, guidavamo a fari spenti e io ho una pallottola nel cuore. Anch’io giocavo con le pistole come Luigi’. Ringrazio Gino e un grandissimo abbraccio a Luigi.

La famiglia di Luigi Tenco ha duramente replicato a Barbara Palombelli:

Signora Barbara Palombelli, diversi telespettatori ci hanno segnalato il Suo monologo di venerdì 5 marzo u.s., andato in onda su Rai1all’interno del Festival di Sanremo, attraverso cui ha diffuso notizie improbabili sulla vita di Luigi Tenco.
Quindi, portati a vedere un’altra volta un programma che non ci entusiasma proprio perché rappresenta una manifestazione i cui rumors giornalistici pilotati del1967 non si fecero scrupoli a relegare l’umanità di Luigi Tenco nell’ingiusta etichetta del ragazzo depresso, condizionando persino le sue numerose opere musicali per diversi decenni, con profonda amarezza abbiamo constatato quanto ancora perduri un certo tipo di superficialità giornalistica.
Le Sue parole, passando per il racconto diseducativo di una Sua bravata adolescenziale, sono risultate come una forzatura per arrivare a parlare in modo inopportuno di Luigi Tenco: “pensate che Luigi Tenco proprio qui (al Festival) giocando con una pistola ha trovato la morte”.
A ciò si aggiunga il fatto che questa ed altre Sue gravi affermazioni sarebbero frutto di un’intervista con Gino Paoli che, come è noto a tutti e diversamente da Luigi Tenco, ha certamente cercato la morte per suicidio ma senza riuscirci (fortunatamente).
Questo chiacchiericcio, pregno di ignoranza sull’argomento da una parte e di incoerenza dall’altra parte, non rende merito alla categoria dei giornalisti a cui apparterrebbe e nemmeno al servizio televisivo pubblico che ha deciso di farLa esibire su Rai1, ma soprattutto non può essere considerato un criterio onesto alla base di affermazioni lesive come quelle che ha fatto nel Suo show del 5 marzo davanti a milioni di telespettatori dove, oltre a diffondere notizie false, ha banalizzato un fatto grave come quello che accadde a Luigi Tenco.
Voglia, dunque, accettare il nostro totale fastidio e rifiuto al Suo “grandissimo abbraccio a Luigi” che ci è sembrato strumentale e irrispettoso dei valori umani ed artistici del nostro amato Luigi.



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