Il Quirinale risponde sulla stortura della legge di cittadinanza italiana sugli adeguati mezzi economici di sostentamento

Il Quirinale ha risposto a Emanuel Cosmin Stoica, il torinese che aveva inviato una lettera segnalando le storture della legge di cittadinanza italiana. In particolare la segnalazione di Stoica riguarda la situazione dei disabili, il riconoscimento della cui cittadinanza si incastra nelle pieghe della legge. Il Presidente Mattarella ha risposto che della situazione se ne occuperà il Ministero degli Interni.

Qui di seguito il racconto di Stoica:

Verso metà febbraio scrissi una lettera al Presidente della Repubblica per esprimere i miei dubbi sulla legge di cittadinanza italiana attualmente in vigore.
Ho raccontato la mia esperienza. Sono nato in Romania e da quando ho 3 anni (ora ne ho quasi 22) ho sempre vissuto a Torino. Ho frequentato la scuola dell’obbligo, nel 2018 mi sono diplomato in “ragioneria” e ora frequento il terzo anno di Giurisprudenza. Nonostante ciò però non sono cittadino italiano. Ma vi dirò di più, ho i requisiti per poterlo diventare eppure non posso fare la richiesta. Strano, no?
La legge prevede che i cittadini dell’unione europea possano richiedere la cittadinanza dopo 4 anni di residenza. Nonostante io sia residente da molto più di 4 anni, non posso fare la richiesta perché in aggiunta è richiesto il possesso di un altro requisito, quello del reddito personale. Il reddito dev’essere di almeno 8.263,31 € annui, negli ultimi 3 anni consecutivi. Questo per comprovare di avere adeguati mezzi economici di sostentamento nonché il regolare adempimento degli obblighi fiscali e la possibilità di adempiere ai doveri di solidarietà economica e sociale. Essendo uno studente, ovviamente questo reddito non c’è, ma essendo una persona con disabilità percepisco dei sussidi economici che vengono erogati appositamente per poter avere “adeguati mezzi economici di sostentamento”.
Quindi dire di non avere il requisito economico non è come dire che i sussidi per le persone con disabilità non siano abbastanza?
Penso che come me ci siano altre persone che riscontrano lo stesso problema, ed è paradossale non aver ancora chiarezza visto che la legge risale al 5 febbraio 1992.

Ma perché ci tengo tanto a diventare cittadino italiano?
In effetti a me l’Italia ha dato tanto, sicuramente ciò che non avrebbe mai potuto offrirmi il mio paese natale. Potrebbe sembrare una frase fatta, ma spero di poter ripagare simbolicamente il debito. L’attivismo riguardante le politiche di inclusione delle persone con disabilità, la fondazione dell’associazione di educazione civica più grande d’Italia e il fatto di voler intraprendere il percorso della magistratura una volta finiti gli studi, penso siano – anche se simbolicamente – dei modi validi per ricambiare l’accoglienza che mi è stata data. Sul punto della magistratura sicuramente non è un percorso facilmente raggiungibile, ma rendetevi conto che non potrei nemmeno intraprenderlo senza cittadinanza.
Dal Quirinale la risposta è arrivata, ora la palla passerà al Viminale, che è competente per questa materia. Sicuramente non è un tema prioritario vista l’attuale situazione epidemiologica, ma sono certo che non sia un tema irrilevante per il Paese. Sento molti politici parlare di Ius Soli e così via, ma non sarebbe meglio capire prima se l’attuale legge sia corretta e non vada a discriminare alcune categorie, guarda caso proprio quelle di cui si parla solo in campagna elettorale e poi basta?



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