Il fiume senza luna, intervista con Franca Rizzi Martini

Avevamo già incontrato i personaggi di questa vicenda, o alcuni di loro, in Recitando Shakespeare. Ora Franca Rizzi Martini ce li ripropone ne Il fiume senza luna, Neos Edizioni. Ritroviamo il commissario Rossi ai giorni nostri e ritroviamo Geremia alla fine del ‘600 quando Torino è casa dei Savoia.

Abbiamo infatti due vicende parallele. La prima è un classico giallo, con un cadavere e un commissario che indaga. La seconda è tutt’altra cosa, ambientata nel passato e molto più su toni romantici, più consoni ad epoche lontane. Trovate qui la recensione completa del libro.

Franca Rizzi Martini, tornano i personaggi di Recitando Shakespeare. Coma mai la decisione di riproporli?

Recitando Shakespeare ha avuto un ottimo successo e mi sono divertita molto a scriverlo. I personaggi di fantasia e quelli storici mi hanno coinvolto moltissimo e mi dispiaceva lasciarli alloro destino; ho deciso di continuare la storia perché avevano ancora molto da dire sia nella parte storica, sia in quella contemporanea.

Come sono cambiati i personaggi dal primo al secondo libro?

I personaggi si sono evoluti e hanno avuto nuovi compagni di vita: il commissario ha evidenziato alcuni difetti del carattere e si è più umanizzato; accanto a lui è nato il senzatetto a cui mi sono molto affezionata; Geremia Rossi ha dovuto affrontare un grosso problema di identità, mentre suo figlio ha percorso il cammino del padre per ritrovare una vera famiglia. Vittorio Amedeo è diventato un governante più maturo, conducendo la sua vita fra guerre e amori, passioni e figli.

Una parte importante del romanzo si svolge a Moncalieri. Che funzione aveva il Castello all’epoca?

Il castello di Moncalieri vide il suo massimo splendore proprio durante il ducato di Vittorio Amedeo. Il clima estivo più salubre di Moncalieri rispetto a quello di Venaria fece sì che il duca trascorresse gran parte della sua gracile infanzia fra le sue mura; la collina intorno era ricca di cacciagione e il duca era molto abile nel cavalcare fra i boschi lungo i pendii collinari; la caccia alla Venaria era molto più facile perché su terreno pianeggiante. Il duca trascorse molto tempo a Moncalieri e si rifugiò nel suo castello dopo aver abdicato in favore del figlio Carlo Emanuele III.

Al centro della vicenda, come a legare passato e presente, c’è il Po. Cosa significava il fiume per il popolo nel ‘600?

Il fiume è sempre stato un importante mezzo di comunicazione per tutti i popoli e nel ‘600 intorno al Po si svolgeva la vita di una gran parte della popolazione. Sulle sue acque pescose scivolavano le imbarcazioni dei pescatori e i barconi che trasportavano merci e persone. Ancora oggi a Moncalieri si parla di Borgo Navile che è la zona lungo la riva del Po.

Tornando al presente, tra i temi che il commissario Rossi si trova ad affrontare c’è la violenza sulle donne. Secondo te a che punto siamo nel combattere questa piaga?

La violenza sulle donne è una vera e propria piaga che ha visto una sua recrudescenza ultimamente, durante il lock down. L’obbligo di rimanere chiusi in casa ha aumentato stress e tensioni familiari. E’ un argomento che per fortuna sta coinvolgendo l’opinione pubblica e grazie anche a questo si spera che le donne maltrattate trovino sempre più il coraggio di denunciare apertamente queste violenze. E’ mia opinione che non solo le donne debbano essere salvaguardate, ma anche gli uomini che compiono le violenze. Ci dovrebbero essere dei centri istituzionalizzati che aiutino gli uomini con importanti supporti psicologici in modo da estirpare questo problema dalla radice. L’uomo violento è quello che ha più bisogno di essere curato e guarito e solo in questo modo si può lottare contro questa tragica situazione. La prigione non serve a niente se non si accompagna a un buon sostegno psicologico.

L’abbinamento presente/passato è una formula che continua a soddisfarti in un genere come il giallo?

L’abbinamento passato/presente è nato già nel primo mio libro Il suonatore di Balalaica Pironti editore, l’ho ripreso nel secondo Il mantello della zebra, edito sempre da Pironti. Con questi altri due romanzi della Neos edizioni ho proseguito con questa modalità che sta diventando il mio stile letterario. Per me è molto più complicato scrivere due romanzi in uno, ma lo trovo stimolante e piacevole, perché mi solleva dalla monotonia di trattare un solo argomento e posso spaziare tra varie epoche, incontrando personaggi tra loro differenti per spirito, abitudini e mentalità. Io scrivo per divertirmi e spero che anche i miei lettori lo percepiscano e si divertano insieme a me.

 



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