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Il Festival delle Colline Torinesi presenta 19 spettacoli in 32 giorni

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Il Festival delle Colline Torinesi – Torino Creazione Contemporanea si rilancia spostandosi in un periodo inedito: dal 14 ottobre al 14 novembre 2021. La storica rassegna teatrale, sempre organizzata dalla Fondazione TPE – Teatro Piemonte Europa, propone un’edizione d’eccezione con molte novità, che può contare su 19 spettacoli in 32 giorni, 51 recite, 6 spazi in 3 città, 7 prime e gli artisti provenienti da 12 nazioni.

Fra le novità: la presenza di un Paese ospite, il Belgio; la monografia d’artista, dedicata alla Socìetas, una famiglia d’arte, con spettacoli rispettivamente di Claudia Castellucci, Chiara Guidi, Romeo Castellucci; la contaminazione del teatro con l’arte contemporanea, condivisa proprio con la Fondazione Merz e in
collaborazione con la Fondazione Piemonte dal Vivo e il Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea.

Slogan programmatico diventa, dopo quello del viaggio, confini/sconfinamenti. Il Festival delle Colline Torinesi vuole dare spazio alla performance d’arte superando certi steccati rimuovendoli: guardando ad artisti che non utilizzano solo schemi
drammaturgici, che cercano spazi nuovi e nuove concettualità e ad artisti che scommettono su altre combinazioni, persino con la moda e il design, come certe sfilate suggeriscono.

La volontà di superare confini, di contaminare linguaggi, alternarli, coniugarli, caratterizza da sempre Motus che con Chroma Keys, interpretato da Silvia Calderoni, compie una incursione nel cinema, portando il corpo della performer, illusoriamente e illusionisticamente, nelle scene di film proiettati, intarsiati con una vecchia tecnica video (ora rinnovata dal digitale), il Chroma Key appunto. Una esibizione tutta in sospeso tra un mondo a venire e un avvenire senza mondo, tra Hitchcock e Godard, tra Lars Von Trier e l’apocalittico Bela Tarr. Un’operazione che, forse, richiama certe avanguardie storiche. Secondo appuntamento con Motus e spettacolo conclusivo del Festival Tutto brucia: una nuova creazione ricavata da Le Troiane di Sartre. Scritta a Roma nel 1964, Le Troiane è un adattamento del testo di Euripide, con allusioni all’imperialismo europeo e alla Guerra d’Algeria.

Con la performance Rompere il ghiaccio, Filippo Andreatta riflette sul rapporto tra uomo e paesaggio. Il pretesto è la sorte di un ghiacciaio, il Grafferner, sulla frontiera tra Italia e Austria, ma anche la storia d’amore tra Elsa e Enrico, i nonni dell’autore,
separati da un confine «mobile», da quel ghiacciaio appunto, che si contrae. Il tutto è volto a dimostrare la natura discutibile, cangiante, di ogni idea di confine.

Sunny Sundays è, invece, una performance (con uno stand-up, momenti di narrazione e un fumetto), progettata e realizzata dagli artisti libanesi Rabih Mroué e Lina Majdalanie, di ritorno al Festival dopo qualche anno. Un lavoro in bilico tra
finzione e ricognizione storica, con lo spettatore quasi impossibilitato a distinguerle.
Secondo appuntamento al Festival con gli artisti libanesi, Borgborygmus (con Lina e Rabih figura l’artista visivo, musicista e autore di fumetti Mazen Kerbaj) presenta il mondo di oggi come un gorgoglio, come il rumore continuo di un fallimento, come
un requiem per vivi.

Al Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea, il Festival sarà presente con Exhibition: evento performativo di Cuocolo/Bosetti pensato per i musei, che sotto forma di una particolare visita guidata, si interroga sulla natura della fruizione.
Dunque anche del teatro e dell’arte, con un gruppo di venticinque spettatori muniti di radio guide che attraversa gli spazi museali guidato dall’attrice-performer.

Fanno parte del segmento arte-teatro anche la creazione originale site-specific di Virgilio Sieni, La dimora del volto, dedicata alla mostra di Marisa e Mario Merz realizzata proprio negli spazi espositivi a contatto con le opere e Sonora Desert,
installazione interattiva della Compagnia Muta Imago, cioè Claudia Surace e Riccardo Fazi, che indaga, alla Lavanderia a Vapore, il rapporto spettatore-percezione a partire da un viaggio nel deserto di Sonora, al confine tra l’Arizona e
il Messico. Vibrazioni sonore, luminose e cromatiche, sono in dialogo con le musiche appositamente composte da Alvin Curran, spesso sulla falsariga di effetti ambientali rielaborati.

Il programma completo è sul sito della manifestazione.

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