Ultime voci dai fondali profondi, intervista con Pier Francesco Liguori

E’ un curioso giallo che attraversa il tempo e lo spazio Ultime voci dai fondali profondi, di Francesco Bucci e Pier Francesco Liguori, Les Flaneurs Edizioni. L’avventura comincia con un naufragio a Castro, in Puglia, nel 1880, prosegue con gli studi di un giovane medico nella Torino del 1974 e ci porta a Londra, in Sud America, in Egitto, in un lungo e affascinante viaggio alla scoperta di una maledizione che ha attraverato addirittura i millenni.

Trovate qui la recensione completa. Ho intervistato Pier Francesco Liguori, uno dei due autori.

Come è nata questa storia che ci porta lontano nello spazio e nel tempo?

La storia prende spunto da un fatto realmente accaduto: il naufragio del piroscafo inglese Travancore, meglio noto genericamente come la “Valigia delle Indie” o, come la definivano gli inglesi, The India Mail. Si trattava del servizio postale – ma che trasportava anche passeggeri e merci- sulla rotta che univa l’India a Venezia (a Brindisi un treno speciale imbarcava la posta e i passeggeri e attraversava l’Europa, passando da Torino e Susa, fino a Calais e l’Inghilterra). Il naufragio che ebbe particolare risonanza sulla stampa dell’epoca-sia italiana che inglese, si verificò davanti al porto di Castro, nel Salento. Non vi furono effettivamente vittime e il medico condotto del paese fornì assistenza. In questo fatto di cronaca abbiamo innestato il mistero: cosa ha fatto naufragare il piroscafo in condizioni atmosferiche tutt’altro che sfavorevoli? Qual è l’origine della strana malattia di Miss Palmermoore (personaggio di fantasia) ospite-degente in casa del medico?

Sono almeno due le vicende principali che raccontate ed in fondo, mistero a parte, sono storie di persone e di luoghi…

Il naufragio è strumentale alla localizzazione iniziale dei fatti: si verifica davanti al promontorio di Castro, citato da Virgilio nell’Eneide come primo approdo di Enea in terra italica. Enea scorge sul promontorio un santuario che egli sa essere dedicato alla dea Atena (il Castrum Minervae) che gli archeologi hanno puntualmente ritrovato negli ultimi anni. Si trattava di uno dei santuari principali del Mediterraneo, toccato dalle rotte dell’antichità.
Nel secolo scorso alcuni studiosi elaborarono la teoria della “geografia sacra” ovvero una serie di allineamenti dedicati alla stessa divinità, che seguivano particolari costellazioni e che avevano origine – per alcuni – a Delfi. Di questi allineamenti facevano parte, per esempio, i santuari dedicati a Zeus. Tra questi anche Siwa, in Egitto. Questo perché gli antichi identificavano Ammone con Zeus. Lo stesso avvenne per altre divinità, come Atena, che Erodoto e altri identificarono con la dea Neith di Sais, nel delta occidentale del Nilo. Attualmente vengono considerati allineamenti sacri quelli che uniscono i santuari dedicati a S. Michele: Monte S. Michele in Puglia, la Sacra di S. Michele, Mount St. Michel…
Nel romanzo alcuni personaggi sono realmente esistiti e contemporanei all’incirca alla parte iniziale del romanzo, altri totalmente di fantasia. Tra i personaggi realmente esistiti ci sono il prof. Lanzone, che possiamo considerare il primo direttore dell’Egizio, Sir William Matthew Flinders Petrie, uno dei più grandi egittologi del XIX secolo e Filippo Bottazzi famoso fisiologo salentino – nato a pochi chilometri dal luogo del naufragio – che insegnò a Napoli e a Cambridge.
Tra i personaggi di fantasia Michele, figlio di emigrati pugliesi che incontrerà il suo destino nella terra d’origine dei suoi genitori, spinto dal fato, che gli metterà praticamente in mano alcune lettere del carteggio Petrie-Lanzone. Poi c’è Eduardo Bromer che, spinto dal desiderio di riabilitare il nonno archeologo dalle macchie di un tragico passato, ripercorre le tappe dell’ultima missione del vecchio, che porteranno anche lui a Castro. Ultime ma non in ordine di importanza, Susy e Terry le due inseparabili amiche che involontariamente daranno una svolta all’intera storia.

Il rapporto tra Torino e l’antico Egitto è strettissimo. Qui avete inserito anche forti legami con il Salento…

Come già accennato, sono proprio Atena, la dea del promontorio, e la sua geografia sacra, il fil rouge che nel romanzo unisce l’Egitto e il santuario di Castro, attraverso il furto sacrilego di un antico mercante di Lesbo.

Curioso incontrare personaggi come Conan Doyle. Perchè avete deciso queste ‘partecipazioni speciali’?

Nella primavera del 1880 si tenne a Londra l’udienza presso la Corte di Westminster per appurare le responsabilità del naufragio del piroscafo Travancore. All’udienza, pubblica, ho immaginato un giovane Arthur Conan Doyle alla vigilia della laurea in medicina, a caccia di notizie curiose o misteriose. Va ricordato che Conan Doyle nel ’79 aveva pubblicato un racconto del fantastico: “Il mistero di Sasassa Valley” e successivamente, “Il capitano della Stella Polare”, storia di un misterioso naufragio tra i ghiacci.
Successivamente faccio incontrare a Cambridge Conan Doyle e Filippo Bottazzi (chissà che non si siano realmente incontrati) nello studio del fisiologo professor Foster, anch’egli realmente esistito. Bottazzi insegnò a Cambridge per un semestre, poi ritornò in Italia. Tutti sanno che Conan Doyle fu un noto sostenitore dello spiritismo. Pochi sanno invece che Filippo Bottazzi, sulle orme di Cesare Lombroso, condusse nel 1908 a Napoli esperimenti sulla fisiologia dei medium, pubblicati poi nel 1909.

Scrivere a quattro mani non è mai facile. Come avete lavorato?

Sì, scrivere a quattro mani è veramente complicato, tant’è che per necessità – io vivo a Torino e Bucci nel Salento – non abbiamo potuto realmente lavorare a quattro mani, tantomeno in presenza: ognuno di noi ha sviluppato una parte del racconto. Ci siamo confrontati – eravamo in piena pandemia – anche più volte al giorno tramite telefono e e-mail. Una brava editor Heléna Paoli dell’Editore Les Flâneurs, ci ha aiutato a ricucire il tutto.



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