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Tresso: a gennaio assunzioni e aperture straordinarie per risolvere i problemi dell’anagrafe di Torino

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L’Assessore Francesco Tresso ha inviato un report in cui fa il punto politico e tecnico di questi primi mesi di lavoro a Torino. Tra i temi più caldi in carico al suo assessorato c’è la situazione dell’anagrafe di Torino, sulla quale Tresso scrive:

Come è noto è una delle piaghe attuali di Torino, 6 mesi di attesa per una carta di identità e 4 per un cambio di residenza: inaccettabile per un servizio fondamentale di una città che vuole essere europea. Le ragioni sono molteplici, sedimentate in anni in cui nessuno ha voluto prendere in mano la situazione. Ho subito avviato il monitoraggio della produzione delle diverse sedi (quella centrale più 9 decentrate), che ho visitato personalmente per rendermi conto delle singole realtà e parlare con gli operatori. L’età media dei dipendenti è alta, 61 anni, abbiamo oggi circa 200 addetti ovvero il 33% in meno del 2019, e di questi 1 su 3 ha gravi motivi personali per cui dispone delle facilitazioni di legge (L.104) per assentarsi più volte al mese. Tutto questo in un periodo in cui il carico di lavoro, causa Covid, è aumentato. Ho assoldato una giovane ingegnere gestionale per analizzare i dati e simulare diverse soluzioni, così che a gennaio farò partire un piano d’attacco basato su più azioni: nuovo piano assunzioni, diversa specializzazione degli sportelli, task force per aperture straordinarie nel we, revisione del sistema informatico per la produzione dei documenti, convenzione con i CAF cittadini per emettere certificati sgravando le anagrafi. Tutto questo richiede tempo, nel corso del 2022 recupereremo il pregresso (30mila CI accumulate in attesa), per portarci gradatamente a regime entro fine anno. Ho esposto il piano al Sindaco e ai sindacati, che sono pedina importante per la concertazione di strategie.

Tresso fa anche il punto sulla particolare emergenza di protezione civile che si è trovato ad affrontare:

Professionalmente mi sono sempre interessato di protezione civile. Ho incontrato le diverse associazioni di volontariato, visitando le loro sedi e partecipando ad incontri di formazione. Lo scorso mese ho incontrato Fabrizio Curcio – Capo del Dipartimento nazionale di Protezione civile – così come l’assessore regionale Marco Gabusi: con loro si è parlato di un piano importante di formazione e cultura della prevenzione da attuare per l’area del torinese.
Questo primo periodo mi ha visto coinvolto in due vicende gravi, l’incendio che si è sviluppato a Beinasco domenica 12 novembre e il crollo della gru in via Genova sabato 18 dicembre. Nel primo caso, l’incendio di una ditta che riciclava materie plastiche, con gli uffici della protezione civile comunale abbiamo mantenuto un livello elevato di allerta, verificando costantemente lo stato delle rivelazioni condotte da ARPA e l’analisi delle condizioni meteoclimatiche, in particolare dei venti, interfacciandoci con l’ASL cittadina per valutare l’eventualità della chiusura di alcuni servizi come le scuole (per fortuna, evenienza che non è stata necessaria). Il secondo caso, ben più tragico, ho assistito alle operazioni di soccorso eseguite dai VV FF col supporto della nostra polizia municipale, disponendo la verifica statica degli edifici e dei porticati interessati dal crollo, dichiarando parzialmente inagibili alcuni alloggi.
Ho poi incontrato i genitori di Filippo Falotico, il ragazzo ventenne che ha perso la vita. E’ uno strazio trovare le parole di fronte a un padre che singhiozza il nome del proprio figlio, che ha l’età dei tuoi. Un figlio di cui va orgoglioso, perché ha iniziato a lavorare con lui e tutti lo conoscono come un bravo ragazzo, solare. E’ che proprio le parole non ci sono, rimane fermo l’impegno invece di alzare l’asticella della sicurezza nei cantieri di lavoro, e su questo la città può avere un ruolo importante nel promuovere cultura ed esigere controlli più attenti.

Poi Manutenzione delle strade:

E’ il secondo bubbone che mi toglie il sonno in questo periodo: la situazione manutentiva della rete viaria cittadina è pessima, da molti anni non si registrava una situazione di degrado così diffusa (io, almeno, non ne ho memoria). Anche qui ho raccolto dati per valutare la situazione, le cause sono diverse ma il motivo sostanziale è la progressiva diminuzione di spesa: meno 89% nell’arco di 20 anni.
Da un’analisi di benchmark tra le principali 12 città italiane siamo quelli che spendiamo meno: il 40% della spesa media a consuntivo per km di strada rispetto a Milano, effettuando meno della metà di interventi per km. Genova (che ha uno sviluppo diverso) spende addirittura 32 volte più di noi.
Si tratta ora di mettere in pista un robusto piano manutentivo, i fondi europei che arrivano per il PNRR consentiranno di alleggerire il carico della città su altri investimenti, lasciando maggiore spazio per ricorrere a mutui per la manutenzione. Anche in questo caso sto lavorando con gli uffici ad una diversa organizzazione operativa, mirata a recuperare il monitoraggio dello stato di degrado per programmare gli interventi.

E ancora verde pubblico e parchi:

E’ una delle grandi risorse di Torino, basti pensare che il 37% della superficie del Comune è costituita da verde (48 kmq su 132) e abbiamo circa 380mila alberi sul nostro suolo. In pratica è come se ognuno avesse un giardino di una cinquantina di mq e quasi con un albero ogni 2 persone.
Torino ha sempre avuto una grande tradizione di giardinieri (che risalgono ad una scuola regia), purtroppo anche in questo caso con risorse che si sono notevolmente ridotte: nel 1970 contavamo 400 giardinieri per una superficie verde di 4 milioni di mq, oggi sono solo più 45 per una superficie che è 4 volte tanto.
Fortunatamente arriveranno risorse per nuovi interventi proprio dal PNRR, solo sull’area del Valentino sono già stati stanziati una dozzina di milioni di euro. La settimana scorsa ho presentato una delibera per regolamentare la possibilità di donazioni da parte di privati, per incentivare la possibilità che privati cittadini regalino un albero alla collettività, oltre a stimolare e imprese del territorio ad inserire nei loro programmi di
Responsabilità sociale azioni di sostenibilità e di decarbonizzazione. L’idea è quella di utilizzare piante scelte nei vivai italiani, accompagnate dal nuovo “Passaporto delle piante” (tanto pe rimanere sul pezzo con le anagrafi…), che garantisce il controllo e la salute delle piante. Questo sia per promuovere la filiera florovivaistica italiana, sia per ostacolare la diffusione di malattie e organismi nocivi.

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