‘Ndrangheta, a Chivasso blitz della DIA nel bar dei Vazzana

Nelle prime ore di questa mattina gli investigatori della Dia e i carabinieri di Chivasso hanno condotto una operazione al bar Nimbus, attività commerciale situata nell’area commerciale di via Peppino Impastato di proprietà della famiglia Vazzana, originaria del Reggino e molto nota in città.

Il locale, ora posto sotto sequestro, era finito già un anno fa nei documenti d’indagine relativi all’operazione Platinum-Dia. Una inchiesta internazionale, che si è chiusa a febbraio, che ha portato all’arresto di 33 persone tra Italia, Germania, Spagna e Romania. I soggetti erano accusati, a vario titolo, di gravi delitti fra i quali associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, riciclaggio, intestazione fittizia di beni, estorsione ed altri reati, aggravati dalle modalità mafiose.

Gli investigatori della Dia avevano indagato sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta sul territorio chivassese. Tra gli indagati anche i fratelli Giuseppe e Mario Vazzana che la procura ritiene vicini alla locale di Volpiano. Qui i due avrebbero avuto una rete di contatti e amicizie, tra cui un vigile, finito nell’indagine e imputato per abuso d’ufficio per aver fatto in modo che Giuseppe Vazzana non pagasse sei multe per varie violazioni al codice della strada, omettendo di inviare l’accertamento per la procedura di riscossione.

All’epoca delle indagini, il bar  risultava nominato nelle intercettazioni telefoniche per una questione che riguardava l’acquisizione del locale e per la quale i Vazzana avevano interpellato anche il sindaco di Chivasso (estraneo ai fatti). Al primo cittadino avevano chiesto anche l’acquisizione di un campetto da calcio nel campus delle Associazioni.

Il blitz degli investigatori di questa mattina ha riguardato anche altre proprietà della famiglia Vazzana che, secondo l’accusa, sarebbero state poste “sistematicamente a disposizione di altri ‘ndranghetisti per garantire ospitalità riservata – non comunicata alla polizia -, assumendo al contempo alle dipendenze delle loro imprese boss e gregari dell’organizzazione” al fine di farli uscire dal carcere “ottenendo misure alternative alla detenzione”. Un totale di tre milioni di euro sequestrati tra quote di partecipazione di otto società, cinque compendi aziendali nel ramo della ristorazione e degli alberghi, 11 beni immobili, otto macchine e 45 rapporti finanziari.

Il processo Platinum-Dia, che vede imputati i due fratelli Vazzana, si aprirà il prossimo ottobre a Torino.



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