Admanvis, intervista con Sabrina Gonzatto

Admanvis è un’interessante autobigrafia postuma di Giovanni Graglia, curata da Sabrina Gonzatto per Buendia Book. Si tratta però di un’autobiografia del tutto particolare perchè si ferma al primo periodo della vita dell’artista, quando ancora la sua pasione per il teatro non si era sviluppata appieno.

Eppure cinema e teatro sono estremamente presenti in questo lavoro, come pure – ancor più – è presente il Piemonte degli anni tra il 1930 e il 1950. Un viaggio da cui è dolce lasciarsi travolgere. Trovate qui la recensione completa.

Sabrina Gonzatto, da dove è saltato fuori questo interessante dattiloscritto e perchè la decisione di pubblicarlo?

Era nel cassetto dei ricordi più cari, un dattiloscritto letto alcuni anni fa su suggerimento di Giulio Graglia (figlio di Giovanni e mio marito). Nonostante le mie insistenze Giulio era restio a pubblicarlo. Lo scorso novembre ho chiesto a Francesca Mogavero di darmi un suo giudizio. Il responso più che positivo e la sua disponibilità mi hanno aiutato a convincere Giulio che era arrivato il momento di farlo uscire dal cassetto.

In questa ‘autobiografia postuma’ scopriamo i primi anni di vita di Giovanni Graglia, eppure la presenza di cinema e teatro è già forte…

In famiglia c’erano degli artisti, musiicisti soprattutto, nonostante il loro lavoro principale fosse un altro, l’aspetto culturale era determinante. Giovanni ha avuto la possibilità di respirare cultura fin dalla più tenera età. La curiosità e l’intelligenza hanno fatto il resto.

E’ corretto dire che non è la biografia di un artista ma la biografia di un ragazzo che diventerà artista?

Giovanni nella vita professionale ha avuto grandissime soddisfazioni (era andato in pensione come direttore risorse umane della Sip, oggi Telecom, per l’area nord ovest). E’ stato assessore alla cultura di Giaveno, ha fondato una associazione culturale a Selvaggio, frazione di Giaveno, dove possedevano una casa delle vacanze. L’amore per il cinema, per il teatro, in realtà lo ha trasmesso al figlio Giulio che poi è diventato un regista di fama. Ma Giovanni non è mai stato un artista di mestiere, solo di passione.

Quello che scopriamo sono soprattutto emozioni e rapporti di Giovanni con la sua famiglia e con il territorio. Il Piemonte è molto presente in ogni pagina…

Saluggia, Torino, Selvaggio, per restare in Piemonte. Il titolo del libro infatti è ADMANVIS, traduzione in piemontese del celeberrimo AMARCORD, capolavora felliniano di cui Giovanni era grande appassionato. MI RICORDO. Un tuffo nella memoria della vita della provincia vercellese; la Messa, la Panissa, la natura; della vita giavenese dove andava in vacanza dopo essersi sposato; ma anche la frenesia e la severità della Torino dei Santi.

Molto presente è anche la scuola Salesiana e la figura di Don Bosco. Nasce da qui la passione per il teatro?

Giovanni ha studiato a Valdocco dove risiedeva anche come studente interno. Lasciare Saluggia, i genitori, la sorella, non è stato facile ma il richiamo della città dove Don Bosco, e non solo lui, ha fatto tanto bene, è stato determinante. Diciamo che il mondo del teatro e della magia tanto amati dal mondo salesiano, hanno arricchito una passione già esistente

Sono anni difficilissimi per il nostro Paese, eppure nei ricordi di chi scrive la Storia con la ‘S’ maiuscola sembra secondaria. E’ stato in fondo così per chi ha vissuto lontano dal potere ed ha subito le scelte degli altri?

Domanda interessante che mi piacerebbe fosse lui ad intepretare. Ci provo. Anni molto difficili, certamente, prima la guerra, la seconda guerra mondiale, poi la ricostruzione. Giovanni era sostenuto da una famiglia che lo ha sempre incoraggiato ma era anche caratterialmente una persona positiva, che non si abbatteva ma che vedeva il bicchiere sempre pieno. Politicamente parlando, e mi riferisco alla sua esperienza al comune di Giaveno, era un democristiano con una forte attrazione per il sociale, lo dimostra la sua opera di volontario per accompagnare gli ammalati a Lourdes. Da cosa mi è stato raccontato, credo che non abbia subito (non era il tipo) ma abbia cercato di trasmettere ai figli e ai tanti giovani che ha aiutato, soprattutto dal punto di vista lavorativo, la forza per credere in ciò che si ama, nonostante tutto.

Chi è per te Giovanni Graglia?

Giovanni è mancato un paio d’anni prima che conoscessi Giulio. Ma sono rimasta colpita dall’amore che è riuscito a trasmettere ai giovani e chiaramente alla famiglia. Un’eredità bellissima quella lasciata ai posteri: libri, giornali, quadri, un pianoforte, spartiti ma soprattutto tanto, tantissimo amore. Sarebbe stato mio suocero e come dice mio marito: “Gli saresti piaciuta molto”. Una frase che mi inorgoglisce e che mi ha spinto a buttare il cuore oltre l’ostacolo, superando la ritrosia di Giulio. Sono felice che Giovanni abbia un suo testo pubblicato. Lo merita. Anche a me sarebbe piaciuto conoscerlo, spero con questo libro di essre riuscita a restituirgli un po’ dell’amore che ha contraddistinto la sua vita.