Les Négresses Vertes, la domenica esplosiva del Monfortinjazz Festival d’Alba

Non c’è voluto molto per capire che l’evento preserale di ieri, 25 luglio al Monfortinjazz Festival di Monforte d’Alba, fosse il più dirompente dell’estate piemontese 2022.
Che questo Festival abbia portato sul suo palco per molti anni il meglio del jazz e della musica contemporanea nazionale ed internazionale è cosa nota, ma quello di ieri è stato davvero un colpo da fuoriclasse per gli organizzatori e curatori di questa perla della musica e dell’intrattenimento della nostra regione.

A poco tempo dal loro ritorno sulle scene per festeggiare i trent’anni del loro capolavoro che è “Mlah”, Les Négresses Vertes, leggendaria band francese ha “occupato” in tutti i sensi l’Auditorium Horszowski.
Hanno la faccia di chi ha solcato i mari del mondo e sempre con il sorriso sulle labbra. La loro storia è quella di un qualsiasi gruppo di ventenni con pochi sogni e speranze, che trovano il momento giusto per realizzarle. Nella Francia della fine anni Ottanta nove amici, prima sulla strada e poi sui palchi, danno vita a un gruppo punk-world-etno-folk-rock. Sembra una battuta, ma il meltin’ pot di generi che riescono fondere è esplosivo, come un alchimista che trova la formula perfetta mettendo insieme ingredienti tra di loro apparentemente non combinabili.

Il filo conduttore porta alla Francia ma parte dall’Algeria e passa per la Spagna, a testimoniare la multietnicità della loro musica, tanto amata da Manu Chao, il re della Patchanka trai d’union tra Mano Negra e Négresses Vertes.
Alla voce c’è ( o meglio c’era) Noël Rota (in arte “Helno” o “Helno Rota de Lourqua”), personaggio ormai entrato nella leggenda musicale, per la sua prematura fine da vera rockstar, alla chitarra e alla voce Stèfane Mellino (detto “Cheb”,) al piano Joe Ruffier des Aimes (“Jo Roz” o anche “l’Ami Ro”), al basso Jean-Marie Paulus (o “Casio Paulus”), alla batteria Gaby (detto “Gaby le Magnifique”), Matthias Canavese alla fisarmonica, alla trombetta Michel Ochowiak ( detto semplicemente “Mich”), al trombone Abraham Sirinix (detto “Abraham Braham”,) e la meravigliosa Iza Mellino ai cori.

Di questo meraviglioso progetto che infila almeno un paio di album leggendari, il già citato “Mlah”, album d’esordio ed il fortunatissimo seguito, “Famille Nombreuse”, ne resta buona parte intatta. Sul palco del Monfortinjazz abbiamo ritrovato e in splendida forma Stefane Mellino voce, chitarre e istrionismi vari, Matthieu Paulus al trombone cantante e alle facce buffe, la scatenata Iza Mellino, alle percussioni e ai cori, Mich Ochowiak alla trombetta, al basso e cori, Gwen Badoux al trombone, François Cizzko Tousch alla fisarmonica e Matthieu Rabaté alla Batteria.
Se qualcuno ha lasciato la band o proprio questa terra, poco conta perché assolutamente integra è la loro capacità di unire e mettere insieme musiche e stili apparentemente diversi fino a creare un ensemble talmente esplosivo e divertente da far ballare sulle sedie persino il pubblico di Monfortinjazz, normalmente molto più compassato.

Due ore di spettacolo puro, acclamati dall’inizio alla fine, un’energia che ha superato il già caldissimo pomeriggio di Monforte. Una setlist mozzafiato con tutto il meglio dei loro primi due album, che apre come tradizione con “La Valse” e continua con perle come “La mère à boire” e “Voilà l’été”. Ma l’anfiteatro inizia a ribollire sulle note de “L’Homme de Marais” pezzo storicamente cantato da Stephane e pura poesia d’amore della band. “Hey Maria” e la melodica e splendida “Orane” portano in alto voci e applausi dalla sommità di Monforte. “La Danse des Negresses” e subito dopo il loro successo planetario “Zobi la mouche”, momento indimenticabile reso celebre dal compianto Helno, portano nel vivo la serata, che prosegue senza pause e un coinvolgimento del pubblico che diventa quasi fisico.
A turno si fanno tutti sotto al pubblico ed il concerto diventa quasi un happening, Stephane, Iza e compagni chiamano a gran voce il pubblico a cantare i loro celebri ritornelli, ecco che “Famille Nombreuse” il loro vero manifesto fa salire ancora di qualche grado la serata e subito dopo con “Les Yeux d’Ton Père” si canta in coro e si salta sulle sedie tutti insieme. Fa un caldo infernale ma non si può stare fermi nemmeno sulla rentrée con un tris che sembra un momento unico, “Face à la mer”, “Hastar Legar” e “Sous le Soleil de Bodega”, che chiude una giornata splendida.
Loro sono ancora in tour, cercateli se volete rivivere la magia di quel periodo e se volete vedere come per far ballare e divertire la gente non conti di certo l’età.
Grazie come sempre a questa piccola grande gemma che è Monfortinjazz, strenuamente difeso dai suoi creatori e organizzatori e che anche quest’anno prosegue con un altro evento che si preannuncia imperdibile ovvero Benjamin Clementine il 28 Luglio e a chiudere Mario Biondi il 5 Agosto.

Le foto per capire, solo in parte, cosa è successo ieri sera.

Report Nicoletta Lucheroni/Paolo Pavan Foto