Piemontesi di Britannia, intervista con Andrea Raimondi

Avete mai pensato a quanti piemontesi hanno avuto un ruolo importante nella storia della Gran Bretagna? Non vi preoccupate. Ci ha pensato Andrea Raimondi e ne ha raccolti dieci nel suo volume Piemontesi di Britannia, Baima e Ronchetti Editore.

Dieci capitoli che raccontano dieci personaggi (in realtà 9 personaggi ed un libro antichissimo) più o meno sconosciuti al grande pubblico, sui quali l’autore approfondisce una dettagliata biografia concentrandosi ovviamente sui rapporti con il Regno Unito. Un viaggio che dura quasi un millennio, dal Vercelli Book a Beppe Fenoglio. Trovate qui la recensione completa e l’elenco dei dieci Piemontesi di Britannia.

Andrea Raimondi, come è nata l’idea di questo libro?

In realtà non avevo intenzione di scrivere questo libro. Tutto è nato una dozzina di anni fa mentre stavo conducendo un’altra ricerca (sul multilinguismo di alcuni scrittori piemontesi). Mi imbattei casualmente in storie e personaggi che poco c’entravano con la ricerca di allora, ma tutte avevano un filo conduttore comune: piemontesi che avevano rapporti con l’Inghilterra e viceversa. Il numero di queste storie crebbe col tempo e solo più tardi pensai di selezionarle e metterle insieme per una pubblicazione come quella che hai avuto tra le mani.

Come hai scelto i dieci personaggi (che sono in realtà 9 + 1)?

Vari fattori mi hanno guidato nella scelta: ho privilegiato, ove possibile, personaggi e storie che, immaginavo, fossero meno conosciuti al pubblico. Poi, i personaggi e le storie che più mi sono piaciute; infine, quelle per le quali sono riuscito a raccogliere una sufficiente mole di informazioni.

Si tratta di nomi quasi tutti sconosciuti al grande pubblico. Dove hai trovato il materiale che li riguarda?

Il materiale è stato reperito in diverse biblioteche del Piemonte. Per citarne alcune: la Civica di Novara, quella di Vercelli, la biblioteca di Domodossola. Inoltre, articoli di giornale, riviste specializzate che già possedevo o ho acquistato in seguito, e poi molti spunti trovati in rete. Per la storia sulle persecuzioni valdesi, invece, sono stati utilissimi i responsabili della Società degli Studi Valdesi. Infine, per i due personaggi provenienti dalla Val Vigezzo (Borgnis e Salati) fondamentale è stata la guida di un signore che purtroppo è mancato lo scorso aprile: Benito Mazzi. Il lavoro più estenuante è stato proprio quello di mettere ordine nell’ingente mole di materiale accumulato.

Hai escluso qualcuno che avresti voluto inserire in questo lavoro?

Mi sarebbe piaciuto includere anche un personaggio femminile in questa rassegna, ma per mia mancanza, credo, non sono riuscito a trovarne nessuno!

Quale, tra i dieci personaggi scelti, ti ha incuriosito maggiormente?

Ognuno, a suo modo, ha attirato la mia curiosità, ma devo dire che quello che forse più inaspettatamente mi ha avvinto è stato David Rizzio (o, per alcuni, Davide Riccio). Nella sua parabola terrena c’è tutto: mistero, ambiguità, ambizione, avventura, passione, intrighi, sangue, morte e infine molte leggende sulla sua vita extra-terrena.

Ci accenni una delle storie per incuriosire chi sta leggendo questa intervista?

Potrei accennare alla storia di un violinista di grande talento: Felice Giardini. Un violinista, dicono gli esperti, dal grande gusto musicale ma dal carattere pessimo alla pari del suo fiuto per gli affari. In pochissimo tempo ottenne successo e fama strabilianti nella Londra del Settecento, ma, come si dice: più in alto sali e più rovinosa sarà la tua caduta.

Chi pensi possa essere il lettore ideale per il tuo libro?

Immagino qualche cultore della variegata storia piemontese o qualche anglista. O più semplicemente qualche curioso in cerca di un approccio diverso, decisamente non accademico, quasi dilettantistico, alla storia.



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