La grande accelerazione per salvare i dirigenti della Juventus dall’arresto

Secondo i retroscena che racconta Dagospia la Juventus stava da tempo lavorando per le dimissioni  di Andrea Agnelli e del CDA per cercare di risolvere temporaneamente la situazione giudiziaria, poi ha dovuto accellerare per evitare situazioni complesse.
Scrive Dagospia

Da tempo John Elkann aveva provato a far capire al cugino Andrea che il capolinea era arrivato con l’indagine della Procura di Torino: dimettiti, corri il rischio di essere arrestato. Un buco nell’acqua. Il nipote dell’Avvocato non poteva crederci: io sono un Agnelli… Allora Yaki ha provato a convincere la madre di Andrea, Allegra, che dimettersi era l’unica cosa da fare. Altro flop.

Poi, via Procura, tutto è precipitato. Non era infatti ieri la giornata giusta per terremotare il cda della Juve. Volevano che le dimissioni avvenissero dopo i mondiali del Qatar. Infatti la scelta di Scanavino ne è la prova: una soluzione tampone, temporanea visto che l’alter ego di Elkann è straimpegnato con la Gedi editoriale.

 

Evidentemente la situazione contabile a giudiziaria era diventata insostenibile: “Se portate in assemblea questo bilancio, dobbiamo andare in Procura”. Le dimissioni del Consiglio di Amministrazione della Juventus hanno fermato i pm rinunciano nell’appello contro il rigetto della richiesta di domiciliari peri dirigenti del club bianconero venendo meno il pericolo di reiterazione del reato di falso in bilancio con l’approvazione di un nuovo bilancio su cui gli inquirenti hanno forti dubbi. Nei tre bilanci annuali sotto accusa corrispondenti al 2018, 2019, 2020 la Procurasostiene ci siano 216 milioni di perdite non dichiarate.