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Tutto Sotto – Sotto (la) pelle, intervista con Ernesto Chiabotto
L’intervista con il curatore della raccolta noir di Neos Edizioni
Torino – La nuova edizione di Tutto Sotto, la raccolta di racconti edita da Neos Edizioni e curata da Ernesto Chiabotto, è questa volta dedicata alla pelle, il punto di contatto tra l’essere umano ed il mndo esterno. Il titolo Sotto (la) pelle rende bene l’idea di quello che ci troviamo di fronte.
L’abbinamento tra il mondo del “sotto” della collana e la pelle apre infatti ad una serie di possibilità notevoli, quasi tutte estrememanete inquietanti, visto anche che stiamo comunque parlando di racconti noir.
E così, se un buon numero di racconti (in tutto sono 17) è ambientato nel mondo dei tatuaggi (cosa più del tatuaggio rimanda a qualcosa che è sotto la pelle?) abbiamo però anche una gran bella varietà di altri temi che si muovono (a volte in maniera letterale) sotto l’epidermide umana. Così ci sono storie di lupi mannari e di batteri, racconti che arrivano dal passato e storie da un futuro possibile o da un presente alternativo. Il filo conduttore, mai inquietante come questa volta, è sempre questo sottile strato di sostanza umana che protegge, difende, ma diventa anche ostacolo che a volte non permette al male di uscire dal corpo.
Ernesto Chiabotto, questa volta siamo finiti Sotto la pelle. Un tema estremamente affascinante. Cosa incontriamo in questa raccolta?
Buongiorno Gabriele e grazie dello spazio che ci concedi. Quest’anno in effetti abbiamo affrontato un tema che si presta a molte interpretazioni. Neanche io me n’ero reso pienamente conto all’inizio, poi però studiando per preparare il mio racconto ho capito quante sfumature si potessero toccare. Per fortuna le autrici e gli autori che hanno partecipato alla selezione hanno spaziato in vari modi. Hanno immaginato storie davvero intriganti ambientandole in tempi antichi, contemporanei e futuri. Si trovano conflitti interiori, trasformazioni della personalità, fughe disperate e astute, scoperte sconvolgenti, personaggi che compiono vendette e altri che ne vengono travolti, tesori nascosti e riferimenti in cui si fatica a distinguere tra realtà e magia o immaginazione. Una bella varietà di situazioni e sensazioni, insomma.
La pelle protegge ma impedisce anche al male di uscire, è il contatto tra l’essere umano ed il mondo esterno. Un riferimento quindi molto significativo?
La pelle è un confine sia che si parli della sua valenza fisica, la nostra, quella animale, ecc, sia se intesa come metafora (motivo dell’articolo tra parentesi) come tutti i temi che abbiamo sviluppato in questi anni di Tutto Sotto. Il male di cui ci si occupa quando si scrive di Noir è talmente articolato che quest’anno per affrontare tutte le sfumature avremmo dovuto avere molti più racconti. Noi abbiamo dato qualche spunto ma, per esempio, dovessi scrivere oggi qualche storia sullo stesso tema avrei almeno altre tre idee da sviluppare e altre autrici e autori mi hanno detto la stessa cosa. La pelle, se ci pensiamo bene, è molto di più che una semplice copertura; è identitaria, quindi sì, è un riferimento molto, molto significativo.
Un tema, peraltro, che si adatta molto bene al noir, che è la cifra dell’antologia…
Esatto. È quanto cerchiamo, almeno da quattro anni a questa parte di seguire. Lo facciamo per seguire l’onda del Numero 0, frutto di un concorso indetto a suo tempo da Neos Edizioni in collaborazione con UniTo e nel corso degli anni abbiamo moltiplicato i temi, ma sempre con l’idea debbano contenere quel pizzico di mistero che è l’anima e l’obiettivo della Collana Tutto Sotto
Tra i vari temi diversi racconti trattano (inevitabilmente) di tatuaggi. Che mondo è quello dell’inchiostro sotto la pelle?
Nei racconti dell’antologia di quest’anno, inevitabilmente come dici giustamente tu, compaiono ma per fortuna autrici e autori li hanno trattati in termini completamente diversi l’uno dagli altri per cui non ci sono ripetizioni. Ci sono storie in cui i tatuaggi sono protagonisti, oppure danno un indizio o ancora trasformano completamente un individuo. E sono molto diverse anche come atmosfera.
Per rispondere sul mondo che li riguarda, dovrei avere una conoscenza dell’argomento che non ho. Credo che sia un mondo molto articolato che ha avuto uno sviluppo impressionante in questi ultimi anni ma che affonda le radici in epoche antichissime e che ha sempre avuto un significato rituale molto profondo. Non so quanta di quella profondità sia ancora presente, ma questo è un altro discorso.
Qual è il tema che ti ha sorpreso di più? Che non ti aspettavi di leggere?
Anche qui risponderei a metà, nel senso che ho delle personali preferenze ma nel mio ruolo di curatore non sarebbe corretto svelarle. D’altra parte ognuno tra i lettrici e lettori, con racconti tanto diversi, si può fare una personale classifica. Devo dire che mi ha divertito molto il fatto che anche tra chi faceva parte della giuria (i racconti che mi sono arrivati sono stati circa il doppio dei pubblicati e dovevamo fare delle scelte) non c’era assolutamente uniformità di vedute e ognuno aveva il suo racconto preferito. Uno dei parametri di giudizio era l’originalità, quindi conferma che la sorpresa è un parametro squisitamente personale.
La raccolta ha una dedica particolare. Vuoi parlarcene?
È una dedica dolorosa, purtroppo, a Carlo De Filippis che è stato per me un maestro, oltre che un amico ed è mancato pochi giorni prima dell’uscita dell’antologia. Aveva scritto le prefazioni per le prime due edizioni e da allora abbiamo via via approfondito il rapporto personale. Parlavamo di ciò che ci appassionava entrambi, scrivere, e ci siamo scambiati pareri, impressioni, anche se più che altro lo stavo ad ascoltare per imparare, dato che ne sapeva molto più di me. Si dice sempre ”se n’è andato troppo presto”, ma quando si muore alla sua età (che è più o meno la mia) mi sembra pertinente. La dedica ci è sembrata doverosa e l’ho scritta come un flusso di pensieri. Ho cercato di evitare quando di più entrambi sopportiamo poco (ne parlo al presente perché mi fa ancora strano pensare a Carlo al passato) e cioè la retorica. Spero davvero di esserci riuscito.
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