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Cultura

I premiati della decima edizione del Torino Underground Cinefest

Il kazaco “Brothers” di Darkhan Tulegenov, il francese “Water Lily Split” di Grégoire Perrier e l’inglese “The Möbius Trip” di Simone Smith, i vincitori dell’edizione 2023 del TUC rispettivamente della sezione Lungometraggi, Documentari e Cortometraggi

Alessia Serlenga

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Torino – L’1 ottobre, intorno alle 20.50 è iniziata la cerimonia di premiazione della decima edizione del Torino Underground Cinefest, ideato e diretto dal regista Mauro Russo Rouge e organizzato dall’Associazione Culturale SystemOut e dall’Università Popolare ArtInMovimento APS. Dopo dieci giorni di intensa programmazione, con circa 2500 biglietti venduti attraverso la piattaforma Filmfreeway, con Satispay e mediante la formula accrediti, più di 190 omaggi e diverse visioni in sold out, si è consumata la serata di premiazione presentata dall’attore Fabrizio Odetto.

La Giuria Lungometraggi, presieduta da Andreas Wildfang, fondatore e direttore esecutivo “Sooner”, e composta anche dal regista e sceneggiatore Adriano Giotti e dal regista Cristiano Anania, tra le 17 pellicole in concorso ha decretato come Miglior Film nella propria sezione il film kazaco “Brothers” di Darkhan Tulegenov con la seguente motivazione: “Ci sono film che scavano nei sentimenti profondi dell’animo umano, che portano a seguire i personaggi che raccontano come se fossero parti pulsanti di noi. Per il racconto veritiero ed estremamente emozionante della vita dei due personaggi principali, nella furia dell’azione, della loro sensibilità, del loro dolore e della loro vitalità, unito ad uno stile registico e visivo di grande impatto, “Brothers” vince il Miglior Film”.

L’alloro come Miglior Regia va a Selcen Ergun per il film “Snow and the Bear” “per la regia rigorosa ed esteticamente impeccabile con la quale lascia dipanare le maglie della storia davanti agli occhi dello spettatore. Un racconto puntuale, in armonia con le sorti del gelido paesaggio circostante sul quale la regista indugia ripetutamente come saggia metafora del racconto. Un orso sacrificato, al pari dell’umano Samet, perché diverso e fuori luogo. La neve che si deposita sulle sorti di un delitto con un solo testimone. Tra le pieghe del giallo, il talento della regista è quello di raccontare lo spaccato di una comunità isolata, con le proprie perverse dinamiche, attraverso delle metafore che scandagliano l’animo dei personaggi”.

La Miglior Attrice è Anne Ratte-Polle (“Everybody Wants To Be Loved” della regista tedesca Katharina Woll)per aver restituito al pubblico un personaggio complesso dalle molteplici sfaccettature. A volte ironico, a volte goffo, a volte tragico. Attraverso l’eccellente mimica della sua interprete, il personaggio di Ina incarna tutte le moderne frustrazioni e le fragilità della moderna quotidianità senza mai sembrarne all’altezza. La “ribellione” finale libera definitivamente il personaggio dalla sua gabbia dorata con l’auspicio di un nuovo inizio”.

Per il Miglior Attore la Giuria assegna un ex-aequo a Alisher Ismailov e Aibar Saly attori protagonisti di “Brothers” di Darkhan Tulegenov “per la vibrante intensità e fisicità delle interpretazioni portate in scena in una storia che aveva estremo bisogno di potenti dosi di verità per rimanere impressa nei nostri cuori. Perché senza verità non c’è emozione e senza emozione non c’è cinema”.

Il premio per la Miglior Sceneggiatura va al greco “Dignity” di Dimitris Katsimiris motivando la scelta nel modo seguente: “Lo sceneggiatore e regista Dimitris Katsimiris ha alle spalle due opere teatrali e dunque non stupisce la messinscena all’interno di una stanza nel suo primo lungometraggio di finzione. Nonostante l’unica location, il film scorre veloce con dialoghi incalzanti e credibili. Katsimiris è bravo a portare la tensione emotiva ad un livello alto sin dalle prime battute proiettando lo spettatore all’interno di un’opera corale e frenetica”.

Il premio per il Miglior Montaggio viene attribuito a Dimitris Katsimiris (“Dignity” ) definendo il suo “un montaggio libero da ogni tipo di vincolo. Quello che inizialmente potrebbe essere percepito come un processo destabilizzante per lo spettatore, si rivela ben presto il punto di forza di un film che vuole giocare con la tensione su più livelli. Un elogio a Dimitris Katsimiris che si muove attraverso i codici antidecoupage edulcorandone il significato”.

La Giuria assegna il premio alla Miglior Fotografia a “Pokut’ di Andrii Kokura motivando la scelta come segue: “Questo film indipendente dimostra che l’arte della cinematografia può brillare anche al di fuori dei grandi studi cinematografici. La fotografia di questo film è un manifesto di creatività e ingegnosità. Ogni inquadratura è stata composta con cura, catturando l’essenza delle scene in modo sorprendente. La luce, le ombre ed i colori sono stati utilizzati in modo straordinario per creare un’atmosfera coinvolgente e per trasmettere emozioni profonde. Questa vittoria per la Miglior Fotografia è un riconoscimento meritato del talento e dell’impegno che il team dietro questo film indipendente ha investito nella creazione di un’opera visivamente straordinaria”.

L’alloro per Miglior Sound Design va a Elias Lenzen per il film tedesco “Junk Space Berlin” di Juri Padel “per il suo eccezionale contributo all’estetica sia del mondo reale che virtuale. Guida delicatamente il pubblico, dipingendo abilmente un quadro vivido delle dinamiche spaziali all’interno di questi due mondi distinti. Ciò che veramente lo distingue è la sua notevole collaborazione con la colonna sonora musicale. Invece di scontrarsi, il Sound Design e la musica si fondono, creando una trama che arricchisce l’esperienza dello spettatore con profondità, dimensione e un profondo senso di contesto. Questa armoniosa interazione eleva il film, immergendo il pubblico in un mondo di eccellenza narrativa. È un notevole risultato nel design del suono che merita i più alti elogi in questo festival cinematografico”.

Tra le novità dell’edizione 2023 del TUC, come annunciato, vi è il Premio di Distribuzione Sooner Award, che è stato assegnato da Andreas Wildfang (CEO di Sooner) a “Numb” di Amir Toodehroosta con la seguente motivazione:Abbastanza radicale nella sua forma (innocente), percorre una linea molto sottile ma a mio avviso la padroneggia bene. Naturalmente, lavorare con i bambini è sempre una questione delicata e avrei voluto saperne di più sulla produzione, ma presupponendo che la troupe abbia lavorato in modo responsabile, sceglierei comunque “Numb” come un film molto avanzato e piuttosto emozionante”.

Infine la Menzione Speciale Artinmovimento, assegnata da Annunziato Gentiluomo e dal suo staff di redazione, va al serbo-croato “Traces” di Dubravka Turić in quanto “la pellicola approfondisce i temi della morte e della rielaborazione del lutto, cari alla testata, in un modo assolutamente umano e carico di dignità. La protagonista, Ana, magistralmente interpretata da Marija Škaričić, rappresenta il ricercatore spirituale. L’usanza dei Mirila, i simboli e il senso dell’esistenza si intrecciano in lei con eleganza, e fanno intravedere il suo anelito di infinito, il suo desiderio di andare oltre e cogliere il reale significato dell’esistenza. Inoltre l’uso della luce nella fotografia curata da Damjan Radovanović e la colonna sonora suggestiva di Jonas Jurkunas accompagnano l’evoluzione del personaggio che nel cristallo di ghiaccio poggiato sulla sua mano vedrà il segno della presenza del padre che, in altre forme, la sta accompagnando, ricordandole che non è stata lasciata da sola”.

La Giuria Documentari, presieduta da Zelia Zbogar, produttrice e story editor, e costituita inoltre da Federica Zancato, vicedirettrice del Glocal Film Festival, e da Pierfrancesco Bigazzi, regista e direttore di “Sentiero Film Factory”, tra i 12 documentari in concorso decretano come Miglior Documentario del decimo TUC il francese “Water Lily Split” di Gregoire Perrier “per la sua costruzione poetica, tra uno sguardo che si posa favoloso sulla propria infanzia e un ritratto veritiero delle fatiche della maternità, omaggio a una donna dolcissima, ferma e insieme remota. Per la semplicità vibrante di ogni quadro, per tanta natura e per la fantasia”.

La Miglior Regia della sezione documentari va a Beatrice Perego per “Till The End” con la seguente motivazione: “Un esordio che ci ha colpito, scritto e immaginato con cura e restituito con grande spontaneità. Un linguaggio personalissimo, che guarisce senza temere l’emozione, e una messa in scena brillante, che fa tesoro dei propri mezzi”.

Il Premio al Miglior Montaggio va a René Odgaard e Andreas Boggild per “Nobody Knows Casper” di René Odgaard in quanto si tratta di “un montaggio sul baratro, tra la finzione e la realtà del suo protagonista. Una narrazione orizzontale e coraggiosa, che condensa anni di riprese e materiale di archivio con ritmo, ironia e soprattutto grande umanità. Un ritratto irresistibile”.

La Giuria assegna una Menzione Speciale a “Brucia Ancora Dentro” di Francesco Manzato, Paolo Pioltelli e Filippo Repishti “per non dimenticare, o per conoscerne la prima volta i fatti, un ringraziamento a chi ci ha raccontato la storia di Davide, sempre importante e sempre presente”.

La Giuria Cortometraggi, presieduta da Enrico De Palo, Digital Compositor, produttore e regista, e formata anche da Davis Alfano, Colorist ed Editorial Io, e da Laura De Francesco, Video editor e Visual Effects, tra i 34 film in concorso ha assegnato l’alloro come Miglior Cortometraggio all’inglese “The Möbius Trip” di Simone Smith con la seguente motivazione: “In una disturbante sintesi tra forma e contenuto, “The Möbius Trip” trasporta percettivamente lo spettatore in un abisso perturbante attraverso un attento utilizzo del linguaggio cinematografico, sfociando in una profonda superficie videoartistica”.

Ad Amerissa Basta, invece, va il Premio per la Miglior Regia per il film “Not Tomorrow” mentre a Reema Maya perNocturnal Burger” diretto dalla stessa quello per la Miglior Sceneggiatura

Per la Giuria  Aloula Watel (“Know Your Place” di Marie Chauderlot) e Joshua Brennan (“Mate” di George-Alex Nagle) sono rispettivamente la Miglior Attrice e il Miglior Attore della sezione.

Infine il premio per il Miglior Montaggio va a Simone Smith (“The Möbius Trip”) mentre quello per la Miglior Fotografia a Tian Gan per “The Last Revelry” che firma pure la regia del corto.

“Un’edizione ricca in tutti i sensi. Mi sento solo di ringraziare lo staff che si fa, di anno in anno, più numeroso e pronto, il CineTeatro Baretti e il pubblico che, quest’anno, è stato il grande protagonista. Attento, presente, interattivo. Abbiamo doppiato le presenze rispetto allo scorso anno. Dopo qualche giorno di riposo, si riprenderà con la prossima edizione”, conclude il direttore artistico Mauro Russo Rouge.

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