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Una tragedia in Piemonte il disastro della diga di Molare che uccise 111 persone – video

Ci furono 11 morti a Molare e Ovada

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OVADA – Nei giorni del disastro diga di Suviana è tornata alla memoria dei meno giovani del sud del Piemonte una tragedia dei tempi del Fascismo accaduta sull’appennino piemontese: il disastro di Molare.

Ancora oggi tra le colline nell’alta valle dell’Orba, sull’Appennino Ligure quasi al confine tra Liguria e Piemonte, si può vedere la diga di Molare, che era parte di un vecchio impianto idroelettrico risalente agli anni ‘2o. Ai tempi la diga era parte di un sistema idraulico, composto da 2 dighe, una lunga condotta in galleria e una centrale da 24.000 CV.

Il progetto

Il progetto venne presentato nel settembre del 1906, e prevedeva lo sfruttamento a scopo idroelettrico del torrente Orba con una derivazione di 1000 litri al minuto da parte della Società delle Forze Idrauliche della Liguria, vincendo l’opposizione dei comuni di Molare e Ovada. L’obiettivo era di soddisfare la richiesta di elettricità della ferrovia Genova-Ovada-Acqui Terme Dopo un periodo di stallo dovuto alla prima guerra mondiale, nel 1921 ebbe inizio la costruzione delle opere.

Il progetto prevedeva una seconda diga presso sella Zerbino, lunga 110 metri e alta 14. Attraverso una galleria di 3 km e una condotta forzata, l’acqua avrebbe alimentato la centrale di Molare, posizionata più a valle lungo il corso del torrente Orba in località Cerreto, sfruttando un salto di 110 metri.

Il crollo

La mattina del 13 agosto 1935 l’alta valle dell’Orba venne inondata da un gigantesco temporale pari al 30% della media annuale delle precipitazioni che fecero innalzare il lago di Ortiglieto in modo preoccupante. Alle 10 del mattino entrambe le dighe iniziarono a tracimare. La massa liquida iniziò ad erodere le rocce fragili su cui poggiava lo sbarramento, fino a provocarne il collasso di schianto poco prima delle 13.30.
Il crollo causò la fuoriuscita di 25 milioni di metri cubi d’acqua, che incanalandosi nel torrente, dopo aver distrutto la centrale, raggiunsero Molare e Ovada. L’onda devastò borgate, distruggendo 80 case e uccidendo 111 persone, oltre a danneggiare gravemente strade, ponti e la ferrovia.

Dopo il disastro la vecchia diga fu abbandonata, mentre nel 1940 venne ricostruita la centrale, realizzando anche un nuovo sbarramento più basso, al fine di poter riattivare l’impianto idroelettrico, seppur con potenza dimezzata. Sul finire degli anni ’70 si iniziò a pensare al ripristino totale del grande lago di Ortiglieto, ricostruendo un diga alta 55 m al posto di quella crollata presso Sella Zerbino. Il progetto si arenò a causa degli ingenti investimenti necessari.

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